Autore: Diego Sarno

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

La crisi economica successiva alla pandemia di economica si sta abbattendo, impietosamente, sul nostro paese e possiamo solo ipotizzare cosa provocherà nei mesi a venire: ad oggi, infatti, abbiamo potuto riscontrare gli effetti diretti di questa pandemia come perdita di posti di lavoro, blocco della produzione, crisi dell’export e del turismo. Ancor più preoccupante, a nostro avviso, sarà la “Fase tre” della crisi economica, che lascerà strascichi nel profondo del tessuto economico e sociale del nostro paese. Non possiamo infatti pensare che la legittima preoccupazione, diffidenza e paura diffusa da questi mesi drammatici lascino intonso alcun settore.

Occhio però, perché a volte cercando di chiudere un buco in una diga si rischia di incrinarla e sommergere tutto.

Questo è il rischio che si accompagna al “Decreto Semplificazioni” che, partendo da un assunto nobile e assolutamente condivisibile rischia di produrre degli effetti potenzialmente pericolosi e di difficile controllo. Chi, avendo avuto anche solo delle brevi relazioni con le pubbliche amministrazioni, non ha avuto la sensazione di un’eccessiva burocratizzazione del sistema, risultante in una paralisi di difficile comprensione? Partiamo da questo dato: la “macchina” pubblica italiana è oltremodo zavorrata e necessita di una revisione sistemica.

Come affrontare questo problema, specialmente ora che il nostro Partito ha responsabilità di governo?

Urge una sottolineatura, in questa fase di definizione. Sottolineatura che, insieme ad altri, hanno portato alla luce molte associazioni come Avviso Pubblico, di cui sono coordinatore regionale  (https://www.avvisopubblico.it/home/appello-su-decreto-semplificazioni-esprimiamo-forte-preoccupazione-per-alcune-proposte-contenute-nelle-bozze-del-decreto-rischio-concreto-di-fare-un-regalo-a-mafie-e-corruzione), Libera (http://www.liberainformazione.org/2020/07/04/semplificazione-e-contrasto-alle-mafie-occasione-sprecata/ ) ma anche la Corte dei Conti.

L’appello non deve cadere nel vuoto e deve essere recepito in questa fase, prima che un dietrofront possa diventare controproducente. L’innalzamento della soglia per l’affidamento diretto di opere pubbliche a 150 mila euro, ma soprattutto della cosiddetta “trattativa privata” richiedente solo una consultazione di 5 operatori privati fino alla soglia dei 5 milioni di euro è un errore, senza giri di parole.

Perché sappiamo bene che la maggior parte dei Sindaci, Presidenti di regioni e istituzioni pubbliche tutte nella stra-maggioranza dei casi siano integerrimi e non rispondenti alle lusinghe del malaffare, ma sappiamo altrettanto bene che le mafie sguazzano nella deregulation.

Qui un inciso credo sia dovuto: abbiamo visto le conseguenze della deregulation in ambito dei diritti dei lavoratori, che ci è costata (come partito) la fiducia di migliaia di lavoratori. Non commettiamo lo stesso errore.

Lo snellimento delle procedure e il “Liberi tutti” sono concetti molto distanti, soprattutto per un corpo politico che voglia responsabilmente contemperare i due interessi in gioco: velocità e legalità. Un provvedimento che avvantaggi uno di questi due aspetti a discapito dell’altro è comunque un provvedimento da evitare.

I primi casi giudiziari legati alle procedure di semplificazione causate dal COVID li conosciamo, purtroppo, tutti. Il momento più acuto della crisi sanitaria sembra essere passato, ora è il momento di ricalibrare le procedure ed evitare intollerabili ingerenze delle associazioni a delinquere e della  “comune” corruzione.

Lo stesso obiettivo si può raggiungere, ad esempio, aggiornando costantemente le risorse umane della pubblica amministrazione, favorendo il turnover (successivo ad un periodo di necessario accompagnamento) del personale prossimo al pensionamento con personale giovane e formato, fino ad arrivare ad una revisione complessiva del percorso di formazione universitario di coloro che vogliono lavorare nelle pubbliche amministrazioni.

Una scuola di amministrazione che formi tecnici, politici e dirigenti alla responsabilità di gestire la cosa pubblica in modo corretto ed efficiente sul modello della “neochiusa” École nationale d’administration francese, con un oculato rinnovamento delle procedure di ammissione e formazione degli studenti. Temi fondamentali se pensiamo che un’arretrata visione elitaria di questa scuola ha fomentato il malcontento sociale culminato nella richiesta dei Gilet Gialli a Macron di chiudere l’ENA, cosa poi effettivamente avvenuta.

L’appello quindi va alle forze di Governo, al Partito Democratico in primis: attenzione, attenzione, attenzione. L’obiettivo e nobile ma scegliamo il giusto sentiero da percorrere.

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

Le notizie di infiltrazioni mafiose nelle curve delle tifoserie di tutta Italia, ormai, è un dato di fatto.

Crea scalpore il “caso Juventus”: la Società torinese, infatti, ha denunciato la problematica ed è ad oggi impegnata nell’assistere la procura nel far chiarezza in questa vicenda spigolosa, oscura, di complessa risoluzione.

Questa è una battaglia di civiltà che nessuno può dismettere alla sola procura: il calcio e le curve, sono un patrimonio del nostro paese. Un patrimonio composito, formato da fan storici, bambini, famiglie, nonni, donne e uomini in carriera, diversamente abili, torinesi, non torinesi, italiani, non italiani. Tutti accomunati da una passione travolgente, che unisce le diversità creando meravigliose comunità. Per questo ognuno di noi deve fare la propria parte non lasciando sola la procura: di sicuro la Giustizia farà il suo corso e accerterà le responsabilità penali e civili, ma questo non può bastare.

Ci vuole l’intervento delle Società sportive, dei singoli tifosi, delle associazioni culturali, sociali e della politica.

Questa necessità è stata resa plasticamente dalle incursioni di frange di estrema destra che si sono date appuntamento lo scorso sabato a Roma: nessuno può più far finta di non sapere. Oltre alle infiltrazioni mafiose oggi assistiamo all’infiltrazione anche di frange fasciste e neo-fasciste all’interno di moltissime curve italiane: non solamente in quelle ormai, amaramente, abituate alla presenza di questi elementi, bensì anche in quelle curve di tradizione più democratica o addirittura dichiaratamente di Sinistra.

Fascismo e mafie, come spesso ripeto, sono due facce della stessa medaglia ed è compito di ogni libero cittadino di un paese democratico cercare di mettere un argine a queste derive autoritarie e antilegalitarie.

Per questo motivo ci sorge spontanea una domanda: perché le altre Società Sportive italiane non denunciano il malaffare presente nelle proprie tifoserie? E’ evidente che non possano più dissimulare, ormai è chiaro a tutti che molte di queste subiscono le dinamiche che ha subito la Juventus. Quindi un appello va direttamente ai Presidenti di queste società: denunciate. Denunciate e poi sostenete programmi di formazione e informazione alla “tifoseria consapevole”, perché le curve degli stadi ritornino ad essere luoghi di passione e divertimento, escludendo fascisti, mafiosi e il loro sibilante modus operandi.

Nei prossimi mesi alcune associazioni culturali, interloquendo con gli organi istituzionali, affronteranno questo tema cercando di fare le propria parte.

Questo è un invito rivolto a voi, poiché rimaniate aggiornati sugli sviluppi di questa campagna e, se potete, farne parte. Scrivetemi per partecipare!

Vi allego alcuni articoli usciti nei giorni scorsi per un ulteriore approfondimento.

Report

Repubblica

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/06/10/news/torino_andrea_agnelli_parte_civile_nel_processo_contro_gli_ultra_-258857022/

Nuova Società

https://nuovasocieta.it/processo-ultras-juventus-andrea-agnelli-parte-civile/

Corriere della Sera

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_10/inchiesta-last-banner-agnelli-contro-ultra-6345eacc-aaf4-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml

Un anno di opposizione, confronto, lotta.

Un anno di opposizione, confronto, lotta.

Un anno fa, in questi giorni, vi chiedevo di “Scrivere il Futuro, Insieme”.

Concludevo il “tour de force” tra tutti i comuni della nostra area sud: ricordo con molto affetto gli sguardi di ognuno di voi oltre che i banchetti, le serate, le iniziative che abbiamo costruito insieme.

La sera delle elezioni si è compiuto il giusto riconoscimento al vostro lavoro, alla vostra fiducia, seppur nel dramma di aver perso il governo della Regione passato nelle mani di Ciro e della Lega. Da quel giorno, però, ognuno dei 4000 voti che mi avete concesso sarebbero stati il pungolo per continuare ad rinnovare la vostra fiducia. Ogni passo che in questo primo anno di legislatura regionale ho fatto l’avete fatto anche voi con me, fuor di retorica.

Per questi motivi abbiamo usato sempre il Noi nella campagna elettorale, nonostante qualche ben pensate ci prendeva in giro…

Non è semplice, vi assicuro, riuscire a portare la nostra voce all’orecchio sordo e confuso di questa maggioranza, che in un solo anno di governo ha inanellato una serie di scelte sbagliate da far rabbrividire: per stemperare il clima, dico che se invece di pensare alle soluzioni avessero scelto “ad occhi chiusi”, difficilmente la statistica li avrebbe portati a fare così tanti errori.

Scientemente il governo Cirio sta minando alle fondamenta il capitale umano ed economico della nostra Regione, già provata da anni di difficoltà economiche.

Quando si esprimono pareri, però, bisogna portare delle motivazioni a supporto. Qui vi elenco alcune tra le “prodezze” di questa maggioranza:

 

la gestione superficiale delle crisi aziendali (Mahle, Olisistem, Cosmonova, Embraco);

la proposta di legge “allontanamenti zero” sugli affidi minori;

lo striscione per “verità per Bibbiano” sul palazzo della Regione;

la paralisi del Consiglio per la richiesta di modifica della legge elettorale, voluta da Salvini, dichiarata poi incostituzionale;

l’insistenza per l’autonomia regionale rafforzata, con nessun effetto concreto.

 

Senza qui citare la drammatica gestione dell’emergenza Covid, che riprenderò più avanti.

 

Nel frattempo, come Consigliere d’opposizione, ho cercato di monitorare lo sbandamento di questa amministrazione e di essere propositivo, sperando che gli interessi dei piemontesi venissero prima di quelli di Matteo Salvini, per intenderci.

Questi i numeri che descrivono la mia attività di quest’anno:

  • 5 proposte di legge;
  • 1 delibera di consiglio;
  • 12 mozioni;
  • 60 odg;
  • 10 interrogazioni e interpellanze.

 

Sono numeri che astrattamente possono non voler dir molto, per questo il mio impegno quotidiano è stato cercare di coinvolgervi nella vita amministrativa della Regione, con le rassegne stampa, le dirette social, le newsletter, gli incontri (fisici e virtuali). Spero di essere riuscito a mantenere la promessa di “presenza” che vi ho fatto in campagna elettorale: nessuno è perfetto ovviamente, ma abbiamo altri 4 anni per migliorare.

 

Ricordo con particolare piacere il mio impegno diretto per:

– l’ospedale unico zona sud;

– la trasparenza amministrativa;

– la valorizzazione di Stupinigi;

– l’edilizia scolastica;

– l’associazionismo, il terzo settore e lo sport.

 

In questo tanto è stato fatto ma tanto resta da fare, sperando che la nostra insistenza e la bontà dei propositi che voi mi avete e mi continuate a suggerire possano convincere anche questa Giunta di centrodestra a migliorare il nostro Piemonte.

 

Sarò molto breve, ma non posso esimermi dal commentare la gestione dell’emergenza Covid-19 di questa Giunta. Per i giudizi più dettagliati vi rimando ai miei canali Social, dove potrete trovare un’analisi dettagliata e quotidiana delle misure adottate.

In sintesi: nessuno poteva essere pronto per gestire una pandemia. Nell’emergenza, però, sono emerse le doti amministrative di alcuni Presidenti di Regione, mentre altri hanno dimostrato, purtroppo per tutti noi, la loro completa incompetenza.

 

La gestione della fase emergenziale è stata semplicemente sbagliata: pochi tamponi, USCA (unità speciali di continuità assistenziale) tardive e sotto numero, gravi errori nella gestione delle RSA. Ormai queste cose sono di pubblico dominio, avvallate dai dati che ci collocano al secondo posto in Italia per numero di contagi rispetto ad una risposta amministrativa di gran lunga inferiore ad Emilia Romagna o Veneto, per fare degli esempi intellettualmente onesti.

 

Capolavoro tragicomico è stata la gestione della fase 2, sostanziata dal decreto “Riparti Piemonte” approvato in questi giorni: una misura senza capo, con una corpo confuso e una coda di assurdità. Così che il provvedimento non individua una sequenza logica di atti volti ad ottenere un risultato, ma solo quella che sembra un’estrazione del gioco del Lotto per quanto riguarda i fortunati beneficiari del sostegno regionale.

Vi rimando ai miei post di dettaglio, ma la scelta dei codici Ateco legittimati ad ottenere il contributo è stato il teatro dell’assurdo: Cirio pare non aver capito che dall’inclusione o meno di certi codici dipendono la sopravvivenza di migliaia di attività, professionisti, commercianti. Il “balletto” che hanno fatto, giorno per giorno, tra emendamenti proposti e bocciati, è già diventato mitologico e farà scuola per i futuri “amministratori creativi”. Tornando seri, la gestione del post emergenza è stata ancora più caotica e disomogenea, comportamento intollerabile da un’amministrazione da cui dipendono le sorti di un numero spropositato di vite.

 

What’s next? Direbbero gli inglesi, cioè, quali saranno i prossimi passi?

– Prima di tutto riprenderemo a breve con i lunedì di ricevimento, per cittadini ed associazioni, che si svolgerà a Nichelino ma anche in ogni comune che ne farà richiesta;

– Riprenderemo la battaglia per portare a casa l’ospedale unico in zona sud nell’area già decisa dalla Regione: zona Vadò (Moncalieri/Trofarello)

– Stiamo predisponendo due Proposte di Legge: una legge sul fenomeno dell’hate speech online (l’odio sul web) e l’altra riguardante forme di agevolazioni mutui per giovani e giovani coppie;

– E infine continuare la discussione per ottenere la metropolitana verso sud su asse Torino/Nichelino, integrata con la modifica e la soppressione dei passaggi a livello sull’asse Torino-Pinerolo.

 

Non sarà facile, non sarà veloce, non sarà come vorremmo.

Perché il Governo della Regione abbiamo scelto, nostro malgrado, di darlo a Cirio e alla sua maggioranza a trazione leghista. Il voto popolare è sempre stato e sempre sarà sovrano, ma il nostro compito dev’essere chiaro da subito a tutti: tra 4 anni questo scempio deve finire.

Loro ce la stanno mettendo tutta per dimostrare la loro inadeguatezza, ma noi dobbiamo dimostrarci pronti: perché la strada verso il Piemonte progressista, solidale, comunitario è lastricata dal sudore di ognuno di noi che giorno dopo giorno, nel nostro ruolo, ci spendiamo.

Avanti, compagni e amici: la notte è lunga, ma l’alba sarà splendente!

Stiamo scrivendo il Futuro, saremo Presenti per il Futuro… per viverlo Insieme!

“Riparti Piemonte”- Cirio sei bravo ma non ti applichi

“Riparti Piemonte”- Cirio sei bravo ma non ti applichi

E’ per questo che il “Riparti Piemonte” ci lascia perplessi: la sensazione che abbiamo avuto dopo averlo approfondito è di aver visto dei grandi fuochi d’artificio. Luci, suoni, scoppi, ma alla fine il risultato è il minimo sindacale, per altro con enormi mancanze nella lista dei beneficiari.

Non sono questioni di parte o sensazioni, ci sono i numeri che, purtroppo per i piemontesi, parlano chiaro: partiamo dalla cifra complessiva. Presentato come un piano da 808 milioni di euro, va scomposto tra i finanziamenti europei, i fondi regionali già impegnati gli scorsi anni e ciò che questo decreto impegna come “nuove risorse”, per affrontare l’emergenza. Sapete quante sono queste risorse “nuove” sul totale di 808 milioni? 98, un decimo di quanto ostentato in una conferenza stampa di cui vi parlerò tra poco.

La cifra può sembrare comunque importante, ma per fornire un elemento di comparazione, allego il link del mio scorso articolo in cui racconto come con una Proposta di Legge del Partito Democratico, attraverso una semplice riduzione di capitale di Finpiemonte, abbiamo proposto alla maggioranza di recuperare 100 milioni di risorse “fresche”.

https://diegosarno.it/2020/04/30/riparti-piemonte-ma-fallo-bene/

Un altro, impietoso, dato rileva dai finanziamenti a fondo perduto alle aziende, provvedimento “cavallo di battaglia” di questa Giunta Regionale.

A parte la retorica del “finanziamenti a tutti, basta rispondere alla mail”, retorica che cullando la necessità delle aziende di sburocratizzazione nasconde in realtà una necessaria analisi dell’ente pubblico sulle domande e sull’offerta. In sintesi: veloci sì, ma i finanziamenti devono raggiungere le aziende che ne hanno i requisiti e non disperdersi “a pioggia”.

Oltre questa banalizzazione di un problema complesso, urge sottolineare che degli 88 milioni promessi, nella legge ne troviamo solo 55 e per altro con delle esclusioni che non sembrano comprensibili: sono esclusi infatti alberghi, ambulanti non alimentari, cartolerie, librerie, negozi di abbigliamento, erboristerie e agenzie di viaggio, per fare qualche esempio. Ma non doveva bastare rispondere ad una mail? Gli alberghi non necessitano di supporto? Tutte domande, ad ora, inascoltate da Cirio e dalla sua Giunta.

Un altro elemento che dobbiamo, nostro malgrado, sottolineare è l’inaccettabile ritardo nella cassa integrazione in deroga: a fronte delle circa 40 mila domande la Regione Piemonte ha processato solo 2000 domande circa.

Com’è possibile questo? L’assessore Chiorino dichiara di aver decuplicato il personale addetto a questa incombenza, ma noi rimaniamo perplessi: quali sono le delibere approvate dalla Giunta per ridestinare il personale da funzioni che oggi sono meno urgenti a questa? Le parole oggi non bastano più, vogliamo vedere gli atti. E’ di oggi la notizia che Intesa Sanpaolo verrà in “soccorso” delle mancanze della Regione anticipando i soldi della cassa (allego link della nota stampa), notizia che non può che farci piacere, ma non sono i privati che dovrebbero supplire il pubblico.

https://www.lastampa.it/torino/2020/05/06/news/piemonte-arrivano-i-soldi-per-la-cassa-in-deroga-da-lunedi-evase-le-prime-pratiche-1.38810143

Certo è che se la Giunta regionale è impegnata nella spettacolarizzazione delle sue promesse, non rimane molto tempo per le esigenze dei piemontesi. Quello che si rischia è l’effetto “Truman Burbank”: come nel celebre film di Peter Weir, il cittadino Truman può anche essere inizialmente ingannato dallo spettacolo mediatico costruito ad arte, ma poi la barriera prima o poi crolla e Truman si accorgerà che oltre la finzione la realtà è cedevole e insufficiente.

Per spiegare a cosa mi riferisco, basti pensare al Consigliere Carosso che invece di seguire i lavori del Consiglio Regionale tiene una conferenza stampa per raccontare il fumoso “Riparti Piemonte”.

 

Il nostro ruolo di opposizione resterà propositivo e mai ostruzionistico, perché anche se le azioni di questa maggioranza ce lo rendono incredibilmente complesso, nei momenti di crisi dobbiamo lavorare per l’unico interesse dei nostri concittadini. Solo ieri abbiamo approvato il carattere d’urgenza, ad esempio, della delibera “Riparti Piemonte” che dimezza i tempi di approvazione da 60 a 30 giorni.

Cirio faccia tesoro della nostra collaborazione: non solo non stiamo intralciando i lavori, ma siamo propositivi e le nostre azioni potrebbero rendere meno grave il giudizio complessivo che i cittadini avranno di questa fase di emergenza. La nostra responsabilità aiuterà i piemontesi, Cirio farà altrettanto?

 

“Riparti Piemonte”, ma fallo bene!

“Riparti Piemonte”, ma fallo bene!

In questi giorni la Giunta regionale del Piemonte sta discutendo il piano d’interventi chiamato “Riparti Piemonte”: un piano che cuba all’incirca 800 milioni di euro.
Oggi 30 aprile questa proposta doveva essere discussa e approvata nella riunione della Giunta Regionale, ma è stato rinviato. Come mai?

Attenzione però, queste risorse non sono direttamente ed immediatamente utilizzabili per rimettere in circolo la liquidità necessaria a sostenere le nostre imprese, le nostre associazioni, le nostre partite iva. Perché questo? Perché la maggior parte di queste risorse derivano da un piano di riprogrammazione di fondi europei: per questo motivo andranno rinegoziati con le istituzioni europee, processo che assorbirà del tempo e quindi neutralizzerà l’elemento d’urgenza che è connaturato nelle azioni che la Regione dovrà mettere in campo oggi.

Per questo il gruppo consiliare regionale del Partito Democratico ha depositato, oggi, una Proposta di Legge da affiancare al “Riparti Piemonte”, per fornire strategie utili alla Giunta regionale: in questa fase drammatica, abbiamo messo da parte lo scontro politico e vogliamo essere propositivi nell’interesse dei nostri concittadini.

 

La nostra proposta di legge mette a disposizione altri 100 milioni di euro.

 

Dove pensiamo di reperire le risorse? Da un ulteriore riduzione di capitale di Finpiemonte S.P.A., processo già iniziato negli scorsi mesi ed oggi sempre più necessario.

 

Come potremmo utilizzare questi 100 milioni aggiuntivi?

Andremo a sostenere tre macro ambiti:

-Le Piccole e medie imprese e turismo: 78.000.000 di euro

-Il sostegno alla lotta alla povertà e al disagio sociale 18.000.000 di euro

-Gli attori del comparto culturale e sportivo 4.000.000 di euro

 

  1. Per il comparto delle piccole e medie imprese sono previsti, tra gli altri: contributi per gli adeguamenti necessari al fine del rispetto delle disposizioni normative a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, contributi per l’implementazione dello smartworking e piano straordinario sul turismo
  2. Per il sostegno alla povertà è previsto un incremento delle risorse di cui alla Missione 12 (Diritti Sociali, Politiche Sociali e Diritti) Programma 12.07 (Programmazione e governo della rete dei servizi socio-sanitari e sociali) per euro 14.500.000,00 prelevandole dalla Missione 15 (Politiche per il lavoro e la formazione), l’incremento di 500 mila euro al Fondo regionale per il contrasto ai fenomeni di usura.
  3. Per gli attori del comparto culturale e sportivo sono previsti: per le associazioni e società sportive non professionistiche viene istituito un fondo con un importo pari ad euro 2.000.000,00; un fondo, con un importo complessivo pari ad euro 2.000.000, 00, al fine di intervenire a favore delle associazioni iscritte, a livello nazionale e regionale, nei registri del volontariato e nei registri delle associazioni di promozione sociale: questo fondo è finalizzato all’erogazione di contributi a fondo perduto a copertura parziale delle spese di funzionamento e di gestione durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19, nonché quale supporto straordinario all’attività prestata.

 

Per questo chiediamo a Cirio che:

  • Si discuta subito e in tempi rapidi il “Riparti Piemonte
  • La nostra Proposta di Legge, che contiene risorse recuperabili senza un taglio ai servizi e prevede al contempo sostegno a comparti essenziali della nostra Comunità, possa essere approvata dalla maggioranza senza preconcetti “di parte”.
COVID-19 / PIEMONTE IL CASO ANOMALO: Perché?

COVID-19 / PIEMONTE IL CASO ANOMALO: Perché?

Dall’inizio della pandemia il gruppo del Partito Democratico, insieme a tutte le altre opposizioni, ha cercato di costruire un rapporto di collaborazione con la maggioranza regionale, costruttivo e non pregiudiziale, abbandonando anche tutti gli strumenti ostruzionistici a disposizione delle opposizioni.

Non abbiamo mai polemizzato durante il primo mese dell’emergenza covid-19 sulle mancanze e sui ritardi. Abbiamo permesso l’approvazione del bilancio regionale 2020, eliminando e ritirando tutti gli emendamenti ostruzionistici e lasciando solo quelli di merito connessi al coronavirus, che sono tra l’altro stati tutti puntualmente bocciati. Tra queste figuravano delle proposte sugli aspetti economici per la tutela delle famiglie in difficoltà e delle attività commerciali e imprenditoriali: tutte inascoltate.

Quest’atteggiamento non cambierà e continuerà ad essere la nostra stella polare come opposizioni, nonostante quello che oramai è evidente a tutti: ci sono state delle mancanze e dei ritardi nella gestione dell’emergenza.

 

I dati Regione per Regione

 

 

Lo affermano pubblicamente medici, infermieri, operatori sanitari e strutture sanitarie, comprese le RSA.

Chi siede nei banchi delle opposizioni, a mio parere, dovrebbe avere il compito di riportare nelle sedi istituzionali queste posizioni di forte critica e concretizzarle. Il Pd lombardo in consiglio regionale ad esempio ha chiesto formalmente una commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza.

Esiti dei tamponi nelle RSA al 14 aprile in Piemonte

 

Questione tamponi in Piemonte. Non è possibile che solo oggi, a distanza di circa 50 giorni, i tamponi siano in aumento. Ecco i dati sui tamponi al 16 aprile:

  • Lombardia 230000 tamponi – 33.090 positivi
  • Emilia Romagna 112000 tamponi – 13.600 positivi
  • Veneto 224500 – positivi 10.800,

e arriviamo al Piemonte: 80.000 tamponi e 13.783 positivi.

Non credo ci sia bisogno di spiegazioni del perché, come Piemonte, siamo un caso nazionale anomalo.

 

 

I Tamponi nelle RSA in tutta la Regione

 

Questione RSA in Piemonte. Non è possibile che alcune RSA del Piemonte ad oggi non abbiano ancora ricevuto i tamponi.

Al 14 aprile su 42.000 persone nelle RSA tra ospiti e operatori sanitari solo 14.000 tamponi effettuati e fino al 7 aprile erano solo 4.000.

Il tema del problema specifico delle RSA era a conoscenza dall’inizio dell’emergenza visto che gli anziani erano e sono i più colpiti dal Covid-19.

 

Deceduti nella RSA in Piemonte

 

 

C’è stata sottovalutazione del problema e la catena di comando dell’unità di crisi, che parte dal Presidente Cirio e dall’assessore Icardi, non ha funzionato in termini di tempismo e di scelte

Per questo motivo credevo utile proporre al mio gruppo consigliare e al mio partito di attivare due azioni in contemporanea:

  • La prima era di continuare a concentrarsi sui contenuti e dare piena disponibilità al confronto e alla collaborazione con la maggioranza, seppur molte volte ci abbia sbattuto la porta in faccia e abbia smesso, negli ultimi giorni, di convocare commissioni (luogo del confronto in regione), sostituendole con le conferenze stampa.
  • La seconda, proprio per evidenziare e trasferire le istanze degli operatori sanitari nei luoghi istituzionali, era quella di richiedere il commissariamento, non dell’intero comparto sanitario, ma della gestione dell’emergenza cioè dell’unità di crisi a partire dalla responsibilità politica di Icardi (assessore sanità) e Cirio (Presidente della Regione Piemonte) e l’istituzione di una commissione d’inchiesta da calibrare nelle prossime settimane proprio per capire dove si era sbagliato. Credo che questo sia il modo migliore per stare al fianco di quelle categorie che hanno sollevato critiche molto forti anche pubblicamente.

Il gruppo consigliare, i parlamentari piemontesi e la segreteria regionale hanno optato per un’altra strada, più tenue.  La scelta è stata quella di continuare a chiedere conto alla giunta regionale del proprio operato, ma senza formalizzare richieste più nette. Lavorando quindi di più sulla prima da me elencata, scartando la seconda.

Chi milita in un partito sa che, dopo aver proposto delle tesi anche contrastanti con quella maggioritaria, si debba far sintesi e proseguire insieme e compatti.  Per questo continueremo a monitorare la Giunta, sperando che questa strada produca gli effetti sperati, prima di tutto per i cittadini piemontesi.

Come cittadino e come Consigliere regionale sento però il dovere di evidenziare la mia posizione, nel pieno rispetto dei ruoli e dei compiti: uniti verso l’obiettivo, ma sempre sinceri, plurali e democratici!

 

Qui due articoli di due giornali web della zona sud di Torino:

 

 

Esentare i sanitari dal pagamento del pedaggio tangenziale: perché bocciarla?

Esentare i sanitari dal pagamento del pedaggio tangenziale: perché bocciarla?

Ieri abbiamo depositato e inserito nei lavori del Consiglio Regionale un ordine del giorno per chiedere ad Ativa di esentare almeno i sanitari dal pagamento del pedaggio della Tangenziale di Torino.

La sollecitazione ci è arrivata da diversi circoli del Partito Democratico della zona Ovest, ma anche dalla zona Sud, che ringraziamo per l’attenzione dimostrata, e rilanciata dalla segreteria metropolitana.

La nostra richiesta è chiara: come può una società, privata ma con partecipazione pubblica, non agevolare quelle categorie di lavoratori del comparto sanitario che oggi stanno tenendo il nostro paese fuori dal baratro, con estrema fatica. Certo, è più semplice dire che sono semplicemente i nostri eroi “e che se lo facciano bastare”, ma noi non ci stiamo.
Dobbiamo dimostrare coi fatti, non con le parole, che agevoliamo il lavoro di chi sta rischiando la propria salute affinché noi possiamo semplicemente restare a casa.
L’esenzione dal pagamento del pedaggio può essere un primo segnale di attenzione, che la Regione deve far suo, sollecitando Ativa.
Per adesso però l’assessore al Bilancio Tronzano, per conto della giunta, ha dato voto di ASTENSIONE su questa proposta che nei fatti vuol dire BOCCIARLA. 
Perché?
 
Attendiamo nuovamente il prossimo consiglio regionale perché anche ieri (martedì 31 marzo) gli Ordini del Giorno sull’emergenza Coronavirus non sono stati neanche discussi. Fate voi…
Il Bilancio regionale del Piemonte al tempo del Coronavirus

Il Bilancio regionale del Piemonte al tempo del Coronavirus

La prima e unica parola chiara che si deve scrivere è: INADEGUATO!

Adesso provo a descrivervi oggettivamente perché.

Una premessa doverosa: come opposizione non abbiamo effettuato ostruzionismo perché con grande responsabilità abbiamo deciso di permettere al Governo di Cirio e della Lega di approvare il bilancio in fretta proprio per dare risposte all’emergenza Covid-19.

Il 24 marzo 2020, in una sola seduta effettuata in remoto, il bilancio regionale è stato approvato.

Questo bilancio è inadeguato soprattutto per una ragione:

E’ stato pensato prima dell’emergenza Covid-19 e ed è stato approvato senza considerare adeguatamente l’emergenza stessa.

Alcuni esempi esclusivamente legati all’emergenza:

  • Avevano previsto un’esenzione del bollo auto per chi avesse sostituito la propria auto con un’auto euro 6. Noi abbiamo proposto un emendamento per usare quelle risorse per dare sostegno diretto al piccolo commercio e alle piccole imprese (circa 10 milioni di euro), spostando l’esenzione dal bollo auto al prossimo anno —> PROPOSTA BOCCIATA
  • Esenzione e rimodulazione IRAP per imprese e per stabilizzazione lavoratori —> PROPOSTA BOCCIATA
  • Piano turistico “Made in Piemont” per sostenere il ritorno dei turisti nella nostra regione (circa 15.000.000 di euro) —> PROPOSTA BOCCIATA
  • Finanziamento di borse di studio aggiuntive per medici specializzandi da poter inserire immediatamente negli ospedali (circa 1.200.000 euro) —> PROPOSTA BOCCIATA
  • Costituzione di un fondo di garanzia per le imprese culturali (circa 3.500.00 di euro) —> PROPOSTA BOCCIATA

 

  • L’unica proposta accettata è stata il riposizionamento di 5.000.000 di euro tagliati (dall’Assessore al welfare Caucino) ai non autosufficienti (Extra Lea) per il territorio metropolitano di Torino. Però, pur di non riconoscerci alcun merito, non hanno approvato il nostro emendamento ma ne hanno scritto uno loro (Forza Italia) —> INCREDIBILI

 

Hanno annunciato che queste manovre le ritroveremo nel Piano Competitività da circa 600 milioni di euro che però ha due problemi:

  • i tempi per l’utilizzo di quei fondi sono molto lunghi, anche perché gran parte derivano da una riprogrammazione dei fondi europei. Operazione che dev’essere autorizzata dalle stesse Istituzioni europee;
  • alcuni consiglieri di maggioranza hanno richiesto un tavolo di concertazione all’assessore al bilancio, Andrea Tronzano, per discutere della destinazione di quei 600 milioni di euro: procedura che appesantirà il processo, rallentandolo.

Capite che non si può rispondere all’emergenza con tempi così lunghi e con fasi così complesse.

Le nostre proposte erano scevre da posizionamenti politici strumentali e soprattutto sarebbero state cifre immediatamente utilizzabili!

Lo dico con estrema sincerità: in questa fase di emergenza mi sarei aspettato dalla maggioranza un atteggiamento di maggiore apertura e collaborazione, invece che la chiusura praticamente totale verso le nostre proposte. Invece il programma si è rivelato essere molto lontano degli interessi dei piemontesi, limitandosi ad un piano sistematico di attacco al Governo sulla gestione dell’emergenza, in particolare da parte di alcuni consiglieri leghisti e del Presidente Cirio.

Alla prossima puntata… continueremo a tenere a questa Giunta il fiato sul collo per limitare i danni per il nostro Piemonte!

110 anni di Confindustria: riflessioni sul futuro!

110 anni di Confindustria: riflessioni sul futuro!

Oggi ho partecipato all’evento per i 110 anni di Confindustria (1910-2020) riunitasi nel luogo in cui è nata: alle OGR di Torino.

Se ho sentito, anche qui, che tra gli obiettivi per il Paese ci debbano essere la battaglia sull’emergenza climatica, la ridistribuzione delle risorse e l’innovazione tecnologica attraverso una riforma strutturale, vuol dire che abbiamo visioni comuni tra impresa e politica.

Credo che sia la Regione Piemonte che il Governo centrale debbano strutturare una sinergia con questo pezzo fondamentale del paese per costruire politiche pubbliche di sviluppo, capaci di abbassare la pressione fiscale e parallelamente finanziare progetti innovativi. Chiedendo però, nel contempo, al mondo delle imprese di tutelare i loro lavoratori e le loro famiglie eliminando la delocalizzazione come “scelta imprenditoriale” e quindi non aprendo conflittualità con i sindacati.

Un Romano Prodi, intervenuto nella mattinata, come sempre lucido e utile alla riflessione del paese commenta: “uno dei problemi è l’instabilità della classe dirigente che cambia continuamente in ogni settore, dalla politica ai sindacati alla leadership delle imprese. Avere oggi un sindacato unico e/o unito può essere una possibile soluzione sul comparto delle tutele lavorative.”
Sul tema della stabilità aggiunge: “Anche per questo ho portato avanti l’idea che avevo dell’Ulivo per stabilizzare la politica: i riformisti da una parte e i conservatori dall’altra.”
Oggi queste idee potrebbero essere la base dalle quali ripartire per ricostruire politiche progressiste e europeiste in sinergia con sindacati e imprese. Per questo come afferma Innocenzo Cippolletta, economista di fama internazionale, Romano Prodi sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica!

Condivido in pieno e spero che questo possa capitare nel prossimo futuro.

Una pecca di questa mattinata: nella narrazione di questi 110 anni è mancata totalmente l’analisi del fenomeno mafioso, elemento che distrae risorse, mortifica l’economia legale e sul quale Confindustria dovrebbe porre l’attenzione. Peccato.

In chiusura di evento il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, sottolinea che: “chi urla e chi si scaglia contro nemici non costruisce, non rende merito al nostro paese e non mantiene come elemento centrale la comprensione e l’ interpretazione della complessità.
Boccia ha anche citato in un passaggio il Presidente Mattarella, passaggio che mi sento di condividere pienamente: “Sogno e speranza non si devono lasciare al tempo dell’infanzia”. Non lo faremo, è un impegno comune che voglio assumermi.

In conclusione, dopo questa mattinata di confronto e approfondimento, credo ancora più fermamente che chiudersi in una cultura nazionalista e sovranista sia una scelta fallimentare.

Solo alzando lo sguardo, come faceva Platini quando disegnava traiettorie superbe sul campo di gioco, verso un futuro di unità e di europeismo potremo intraprendere l’unica strada percorribile per uno sviluppo economico necessariamente collegato ad una maggiore equità e giustizia sociale.
Anche per questo l’unica soluzione sarà quella di trasformare l’Unione Europea in una Repubblica d’Europa superando gli Stati Nazione.

Seguitemi e tenete le orecchie dritte e gli occhi ben aperti il 15 febbraio, saremo in diretta da Scandicci… #staytuned

Elezioni regionali 2020

Elezioni regionali 2020

L’alba della riscossa

Questa mattina, mi son svegliato…

E ho trovato un popolo che ha deciso di riscattarsi dal pensiero unico del sovranismo.

Uscendo di casa, oggi, l’aria sembrava più leggera: le elezioni in Emilia Romagna non solo riconsegnano alla regione il miglior governatore per quel territorio, ma mandano un messaggio chiaro a tutta l’Italia.

Il messaggio è che la Bestia si può battere, che siamo ancora tanti a credere in un mondo diverso, che non è vero che suonare ai citofoni con metodi da Gestapo porti sempre i frutti sperati. L’Emilia ci dimostra che l’Italia ha riscoperto la volontà partigiana, nel senso di prendere parte contro i professionisti dell’odio.

In Calabria i risultati sono sicuramente meno esaltanti, ma possiamo salvare il fatto che il PD risulti primo partito della regione (pur tenendo conto dello spacchettamento dei voti di Forza Italia tra le varie liste civiche) e che la Lega non sfondi: Matteo, quando dici che 60 milioni di italiani sono con te prendi un abbaglio, gli italiani ti relegheranno a breve nel buco che il tuo immenso ego creerà crollando.

Ma diamo uno sguardo ai numeri, che spesso possono trarre in inganno ma dai quali bisogna sempre partire per comprendere un momento storico:

  • Affluenza più che raddoppiata rispetto alle Regionali 2014 in Emilia: da 31% a 67,7%;
  • Sempre in Emilia il PD si attesta al 34,7% sfiorando i 750000 voti di lista, ai quali si possono aggiungere almeno in parte i voti delle liste civiche a sostegno del Presidente;
  • A Bologna il PD sfiora il 40% e a Bibbiano supera il 40%;
  • A parità di affluenza il 15,7% del Pd in Calabria può essere la base per ripartire, ricostruendo il Partito Democratico dalle fondamenta;

Quando l’affluenza cresce è sempre un’ottima notizia: sia che l’elettorato si rivolga a noi sia ai nostri contendenti. Il dato di ieri però ci fa particolarmente piacere perché “l’effetto sardine” ha risvegliato la passione e la speranza di centinaia di migliaia di persone, che si sono recati nuovamente alle urne.

Non cadiamo però in errore: non basta la paura di Salvini, non basta il meno peggio, non basta tirare a campare. In Emilia Romagna abbiamo vinto perché abbiamo saputo presentare un candidato autorevole e una squadra convincente. Bonaccini è la dimostrazione che il nostro popolo non è sparito, ma ci osserva con attenzione. Quando non ci sostiene vuol dire che abbiamo sbagliato noi qualcosa, indipendentemente dal fatto che il livello sia nazionale, regionale o anche locale.

Concedetemi un passaggio su Bibbiano: simbolicamente è la vittoria di una parte, quella democratica, progressista e legalitaria. Perché noi ben ci ricordiamo, qui in Piemonte nello specifico, cosa abbia significato in termini propagandistici il caso Bibbiano. Siamo partiti con gli striscioni appesi al palazzo della regione per arrivare al drammatico disegno di legge Caucino “allontanamenti zero”. Sì, avete capito bene, la proposta che mira ad eliminare gli affidamenti proposta da quell’assessora che in consiglio regionale aveva dichiarato che il Partito Democratico era direttamente collegato ai fatti (ci sono le riprese video del Consiglio Regionale a testimoniarlo).

Le risposte che i cittadini hanno dato sono due: la prima è che chi specula sulle disgrazie di famiglie per esclusivi fini elettorali è da isolare, la seconda è che il metodo da Santa Inquisizione svolto da Salvini, Caucino, Forza Nuova e Casapound non sfonderà mai nella terra dei ribelli, padri fondatori della nostra bella Italia.

Ieri non abbiamo vinto la guerra ma abbiamo iniziato una battaglia che deve indirizzarci sulla strada della costruzione di un Partito che sia la rappresentazione della nostra gente: buona amministrazione, unità, rinnovamento della classe dirigente, visione multiculturale del mondo, progresso volto alla diminuzione delle disuguaglianze sociali, patto generazionale sulla tutela dell’ambiente e investimenti sull’innovazione.

L’analisi sarebbe incompleta se non si sottolineasse il crollo del Movimento 5 Stelle: per alcuni è la fine di un sogno, per altri la cartina di tornasole dello scontro frontale avuto con le responsabilità di governo, per altri ancora la conseguenza di un’ambiguità di fondo sui valori fondanti.

Il dato certo è solo uno: è finita l’epoca del tripolarismo.

Ora il Partito Democratico dovrà fare molta attenzione ed evitare svolte proporzionali che avrebbero il solo risultato di approdare a governi raffazzonati e litigiosi. Non dobbiamo scappare da Salvini, dobbiamo sfidarlo sulla visione del mondo e sulle sfide contingenti. L’abbiamo battuto ieri, possiamo batterlo ancora.

Il Mattarellum può essere una buona proposta dalla quale partire?

 

Ora è il momento di costruire: che il Segretario Zingaretti, a cui la storia riconoscerà il merito di aver riportato un PD considerato morto nel 2018 ad essere di nuovo un’alternativa credibile alle destre, prosegua con l’azione annunciata in campagna elettorale: si ristrutturi il partito dalle sue fondamenta, aprendo alla società civile, alle Sardine, ai Fridays or Future ma radicalmente.

Il nuovo Partito Democratico abbia il coraggio di mettere nelle prime file nuovi dirigenti sostenuti dall’esperienza degli storici dirigenti, poiché solo così avremo un campo largo pronto a sfidare le destre populiste e non “un vecchio palazzo a cui ridipingiamo la facciata”.

Ce la faremo, Compagni, io ci sono!