Autore: Diego Sarno

GAP: cronache di un disastro annunciato

GAP: cronache di un disastro annunciato

Sono serviti un blitz notturno a giugno 2020, una Proposta di Legge naufragata e infine un Disegno di Legge della Giunta, ma ci sono riusciti: Cirio e la sua maggioranza sono riusciti a smantellare una legge che era diventata un riferimento a livello nazionale, la LR 9/2016 sul Gioco d’azzardo patologico.

L’opposizione è stata ardua, ma eravamo sostenuti da un’incrollabile certezza: stavamo difendendo uno strumento di controllo e gestione di un fenomeno che uccide. Senza giri di parole, la ludopatia è una patologia subdola, che distrugge principalmente le famiglie più fragili.

E ora che succede?

La prima modifica sostanziale è al “distanziometro”, ossia lo strumento con cui la Legge previgente assicurava uno spazio franco intorno ai luoghi maggiormente sensibili. Ora sale gioco, sale scommesse e spazi per il gioco nei tabacchini potranno essere aperte a 400 metri da questi luoghi nei comuni con più di 5000 abitanti, a 300 metri per gli altri. I luoghi sensibili, in più, sono stati drasticamente ridotti, salvaguardando solamente le scuole superiori, le università, i bancomat e pochi altri. Sono stati cancellati ad esempio impianti sportivi, chiese e scuole medie, elementari e nidi.

Tutti i tabacchini che avevano dismesso le apparecchiature dopo l’entrata in vigore della Legge 9/2016, e i bar che distano dai luoghi sensibili da 401 metri a 500 metri, potranno reinstallarle, ma soprattutto le vecchie licenze potranno essere di nuovo vendute senza che queste risultino come nuove aperture.

Le fasce orarie di chiusura sono limitate alla fascia 22-10, togliendo copertura legale alle ordinanze sindacali che moltissimi comuni avevano approvato.

Questa maggioranza ha dato il peggio di sé in questa materia, confermando un semplice principio, quello del “profitto prima di tutto”. Ogni schema istituzionale è stato forzato, ogni riflessione ignorata, oltre ogni logica e anche oltre il comune buon senso. Contro questa legge si sono schierati, indistintamente, professionisti di ogni settore. Tra gli altri ricordiamo i medici, gli psicologi, le associazioni culturali, le fondazioni antiusura, i SERD, i sindacati, i Sindaci di tutti i colori politici, Libera, Don Ciotti, Avviso Pubblico e anche i sindacati di polizia. Eppure tutti loro, sono stati ignorati. Cirio non si è mai fatto vedere, così come l’assessore alla Sanità Icardi e l’assessora al lavoro Chiorino. Nessuno di questi ha mai preso la parola per raccontare il loro pensiero, mai!
Capisco l’imbarazzo di portare avanti una legge oggettivamente improponibile, esclusivamente per dar seguito al diktat di Salvini, però un rappresentante delle istituzioni deve assumersi le responsabilità delle proprie azioni, soprattutto quando queste incidono così fortemente sulla salute delle persone.

Le scorrettezze però non sono finite qui. In questi mesi abbiamo dovuto assistere all’umiliazione delle audizioni nelle commissioni consiliari, con la maggioranza che sistematicamente abbandonava l’aula per non ascoltare i dati che puntualmente smentivano ogni miglioria paventata dalla maggioranza.

I dati, poi, sono stati utilizzati parzialmente e scorrettamente. Quelli che affermavano la bontà della legge del 2016 e criticavano l’attuale proposta, come ad esempio i dati di IRES (ente strumentale della Regione Piemonte) sono stati ignorati. Mentre il cavallo di battaglia della maggioranza è stata la tutela dei posti di lavoro, battaglia concettualmente a noi carissima. Peccato che, però, gli unici dati utilizzati dalla maggioranza sono stati quelli di uno studio Eurispes che, guarda il caso, era finanziato da Gamenet, la più grande Spa del gioco in Italia.

Ci hanno detto che si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro, contando tra questi tutti i lavoratori di esercizi commerciali con attività prevalente diversa, come bar e tabacchini. Hanno detto che il gioco illegale era aumentato, tesi smentita dalla stessa guardia di finanza. Falsità e ipocrisie, utili solo a nascondere il vero obiettivo di questa modifica legislativa: rispondere alla richiesta, legittima seppur sconsigliabile, delle società del gioco, delle lobby.

Abbiamo passato interminabili ore, nell’aula del Consiglio regionale e al di fuori, a batterci con tutte le nostre forze contro questa Legge. Siamo riusciti a farci sentire, tanto da far traballare la tenuta dell’intera maggioranza e a scongiurare il ritorno indiscriminato nei bar. Il Piemonte rimane l’unica Regione in Italia a non avere le slot in ogni bar.
Alcuni Consiglieri di maggioranza si sono opposti, ma Cirio e la Lega hanno tirato dritto con la forza dei numeri. Valorizzando l’essenza della democrazia, non possiamo far altro per ora, la maggioranza in quanto tale ha i numeri per approvare qualsiasi progetto di legge, ma non ci si illuda, non è finita qui.

Non è finita perché questa nuova Legge riporterà in molti angoli delle strade le macchinette, offrendo in luoghi di socialità usuale l’offerta del gioco. Per cui torneremo a vedere sempre più uomini e donne, bruciarsi lo stipendio e la vita davanti alle brillanti luci delle slot. E tutto ciò avrà un preciso responsabile: questa maggioranza regionale, la destra!

Noi non arretriamo e non dimentichiamo: continueremo a mettervi di fronte alle vostre responsabilità. Continueremo a dar battaglia al fianco di tutti coloro che si sono opposti. Su questa Legge pioveranno ricorsi, giudizi di legittimità costituzionale, opposizione civile e sociale: #NONfiniscequi.
Non avremo riposo finché non riusciremo a costruire un’alternativa, che non sia proibizionistica ma che al contempo tuteli la salute dei piemontesi.

Oggi è un brutto giorno per il Piemonte, ma tornerà il sereno, dobbiamo resistere!

12-13 GIUGNO TORINO: PRIMARIE PER IL SINDACO DEL CENTROSINISTRA

12-13 GIUGNO TORINO: PRIMARIE PER IL SINDACO DEL CENTROSINISTRA

La storia è composta di cicli che nascono, crescono, si modificano, tornano indietro, vanno avanti. E i cicli, per definizione, sono periodi che si concludono. Questo succede a tutto ciò che ci circonda: la natura, la vita o gli avvenimenti storici. La politica non fa differenza, anzi, è strettamente correlata con gli anni del mandato che si ottiene dai cittadini. Quali scenari si possono presentare, una volta che un mandato politico arriva agli ultimi passi?

E’ necessario fare una prima distinzione, relativa al comprendere se la fine del mandato corrisponde anche alla fine di un ciclo politico. Per capirci, fin quando Francesco Totti ha potuto giocare, non si è mai discusso di chi fosse il capitano della Roma.

Così se alla fine di un mandato, tutta la comunità politica decide di rinnovare la fiducia al proprio leader, sarebbe masochista pensare di interrompere un percorso che, proprio perché ha convinto tutti, dimostra di avere ancora molto da offrire, come ad esempio succede oggi a Nichelino con il Sindaco Giampiero Tolardo o è accaduto a Moncalieri con Paolo Montagna.

Invece quando una linea univoca non esiste, quali alternative ci sono? Riprendendo modelli statuali, tra passato e presente, si possono contrapporre due possibilità: l’oligarchia e la democrazia. Sembrerà banale, ma è la vera essenza dei cicli politici nascenti, che hanno occasione sin dagli albori di impostare la propria storia su basi differenti. Anche simbolicamente, le alternative sono o consolidare il gruppo dirigente ed essere da esso sostenuto, oppure aprirsi al giudizio della collettività. Questa seconda strada è più complessa, faticosa e imprevedibile, ma è anche quella più efficace. Ed è più efficace proprio perché più sono larghe e solide le radici, più è resistente l’albero. Se invece la base su cui si costruisce il ciclo politico è ristretta, seppur profonda, sarà sempre in balia dei venti più vigorosi.

È per questo che le primarie, quando non vi è la fiducia rinnovata al proprio leader, sono uno strumento straordinario di “allargamento di radici”, di cui non dobbiamo aver paura e mandano un messaggio forte al di fuori del perimetro del Partito: siamo in ascolto, venite a dirci come possiamo migliorare.

In questo scenario prima le primarie del centrosinistra di Torino del 12 e 13 giugno e poi la campagna elettorale contro la destra, oltre ad interessare i cittadini di Torino hanno un valore per tutta l’area metropolitana.

Per questa ragione ho deciso di impegnarmi direttamente e di farlo a sostegno del candidato Stefano Lo Russo.

Perché?

Stefano Lo Russo è un amministratore competente, e dopo i cinque anni a governo 5 stelle, abbiamo bisogno prioritariamente di competenza;

Stefano Lo Russo ha una visione della città del futuro e della sua area metropolitana, oggi elemento essenziale che è mancato. I progetti di rivitalizzazione di Torino Esposizioni, dell’ex Moi tra cultura e innovazione e l’idea di eliminare l’IMU ai proprietari di case che decidono di affittare a studenti universitari fuori sede, danno la cifra dell’idea di una Torino accogliente e innovata.

Stefano Lo Russo è appassionato perché dimostra tutto il suo orgoglio nell’occuparsi di politica e amministrazione. Chi oggi assume questo ruolo deve esserne orgoglioso e mostrarlo ai cittadini, perché fare il Sindaco della tua città è il più bel ruolo a cui uno può ambire.

Stefano ha declinato la sua proposta per Torino in: Ascolta, Progetta, Cambia con al centro il Lavoro!

 

Per questo se sei residente a Torino il 12 e 13 giugno vai a votare e vota Stefano LO RUSSO

Trova il tuo seggio qui: www.stefanolorusso.it

Se sei un residente della provincia convinci un tuo amico di Torino di andare a votare e di votare:

STEFANO LO RUSSO SINDACO

Next generation Piemonte: il grande bluff di Ciro

Next generation Piemonte: il grande bluff di Ciro

L’Unione Europea ha finalmente fatto l’Unione Europea, mettendo a disposizione degli stati membri un quantitativo mai visto di risorse. All’Italia, uno degli stati maggiormente beneficiati, arriveranno 210 miliardi.

Il Governo ha richiesto alle Regioni di stilare una lista delle priorità, coinvolgendo i territori, nelle sei aree individuate: digitalizzazione, rivoluzione verde, infrastrutture, istruzione, assistenza sanitaria.

Cirio ha chiesto ai comuni di presentare tutti i progetti che ritenessero utili per i propri territori. E i comuni si sono fatti trovare pronti: i funzionari di tutti i comuni della regione hanno svolto un lavoro immenso in pochissimo tempo.

Risultato: 3000 progetti, per un totale di 34 miliardi di euro.

Cirio e la sua giunta a quel punto che cosa hanno fatto?

Niente, anzi ha svolto semplicemente il ruolo di notaio:

Nessuna scelta strategica, nessuna sintesi, nessuna azione politica!

Cirio ha riproposto nelle pagine iniziali della relazione le sei aree indicate dal Governo, per poi allegare 160 pagine di tabelle di progetti, inserendo tutti quelli pervenuti. Viene quasi da pensare ad un amore sbocciato tra Cirio e la “democrazia diretta” tanto cara ai 5stelle. Per fare un esempio comparativo, possiamo portare l’esempio di un’altra regione a guida centrodestra, la Liguria. Questo per esemplificare come non sia una posizione di parte, ma una questione di scelte politiche. La Liguria ha affidato ad Anci la fase di selezione delle proposte degli enti, per poi svolgere un lavoro di sintesi che ha prodotto un documento snello e utilizzabile da inviare a Roma.

Piemonte 183 pagine, 3000 progetti e 34 miliardi di richieste.

Liguria 27 pagine, progetti selezionati e richiesti proporzionate ai fondi.

Oltre a questo, il bluff del Piemonte è talmente marchiano che è impossibile confidare nella buona fede di Cirio: come possiamo pensare che 34 miliardi vengano destinati al Piemonte? Si sa che per il Piemonte la disponibilità sarà al massimo di circa 10 miliardi (per restare larghi)

A Cirio era stata richiesta una lista delle priorità, la sua risposta al Governo è stata un progettificio che, seppur composto da opere fondamentali per ogni comune, manca dell’elemento fondamentale quando si parla di investimenti massivi come questo: la strategia.

Alcuni esempi: rifacimenti strade nel comune di 500 abitanti, sistema di climatizzazione di un centro polivalente in un comune di 1000 abitanti e piccoli interventi manutentivi in centinaia di piccoli comuni: ripeto, utili per il singolo comune ma non certo progetti strategici!

Per darvi un altro elemento: sui 34 miliardi solo lo 0,74% riguarda lo sviluppo della sanità, politica esclusiva della Regione!

 

Facciamo una scommessa? Io dico che, tra qualche mese, Cirio verrà a raccontarci che il Governo crudele non finanzierà i 3000 progetti del Piemonte. Non per colpa sua eh, che nella sua magnanimità ha presentato tutti i progetti, solo che il Governo non vuole finanziare i comuni del Piemonte.

E no caro Cirio, noi a questa narrazione non ci stiamo. Avete presentato un papiro al Governo senza una direttrice, con una semplice somma di progetti. Senza valutarne sistematicità, organicità, risultati di comunità.

Ha preso in giro i cittadini, che vedranno così sfumare un’occasione storica e ha preso in giro gli amministratori e i funzionari dei comuni. Ha illuso gli amministratori e costretto i funzionari ad un carico di lavoro urgente straordinario. E la cosa più grave è che sa già che la maggior parte di questi progetti saranno cassati.

Questo bluff è degno dei migliori esponenti della politica televisiva, te lo riconosciamo, ma si schianterà sulla realtà.

 

Alberto Cirio e la destra piemontese non hanno fatto il proprio lavoro sul Next Generation Piemonte e non sarà colpa del Governo quando arriverà l’inevitabile bocciatura:

Altra occasione persa!

Liberalizzazione dei vaccini anti-covid: profitti vs salute pubblica

Liberalizzazione dei vaccini anti-covid: profitti vs salute pubblica

La nostra comunità, intesa come comunità umana, ha un’eccezionale capacità: quella di adattarsi per sopravvivere. E’ questo il meccanismo che ha consentito all’umanità di metabolizzare i cambiamenti prima fisici, poi comportamentali e infine di struttura sociale che si sono susseguiti nel corso della storia.

Senza volermi dilungare in un excursus antropologico, faccio questa premessa per considerare quello che è diventata ad oggi una consuetudine che, seppur irrazionale, ormai è connaturata in noi al punto da non credere che sia reversibile: la logica del mercato che si autoregola. Già Smith con la sua metafora della mano invisibile la teorizzava, ma è diventata realtà nel liberismo sfrenato che purtroppo la maggioranza degli Stati non sono stati in grado di limitare.

Arrivano momenti, però, in cui è compito imprescindibile delle istituzioni porre un freno, mettersi di traverso, perché c’è un interesse superiore da garantire. Quello che stiamo vivendo è uno di quei momenti. La pandemia di Covid 19 ha dilaniato il mondo intero, provocando un numero di morti mai visto in epoca post bellica, ha messo in crisi i sistemi sanitari e ha ridotto sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. Era un tunnel che sembrava non aver via d’uscita, però la scienza mondiale ha acceso un lumino e ci ha fatto vedere che c’è una via d’uscita: il vaccino.

Parliamo di uno strumento che è in grado, nei fatti, di salvare vite. Può sembrar banale semplificare il concetto in questi termini, ma è bene sottolineare la portata benefica come introduzione a ciò che segue nel nostro pezzo. Ciò ci conduce ad una domanda: si può mettere in vendita uno strumento salva-vita? O meglio: non è compito di un’istituzione pubblica quello di rendere disponibile, nei tempi più rapidi, a costi più contenuti, il vaccino?

Credo che nessuno possa difendere il diritto di aziende a speculare economicamente su un medicinale durante una pandemia globale.

Per cui la soluzione è una sola: liberalizzare i brevetti dei vaccini.

Per questo il 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute, i promotori della campagna NESSUN PROFITTO SULLA PANDEMIA hanno invitato i cittadini a firmare la petizione per liberare i brevetti dei vaccini da BigPharma. Noi, come Fondazione Benvenuti in Italia abbiamo aderito alla campagna ed è per questo che vi chiedo di firmare la petizione qui allegata per prendere posizione.

https://benvenutiinitalia.it/no-profit-on-pandemic-firma/?fbclid=IwAR3SJET4a9btZtt-GY7LCeJJm23_seMX8PJ9sY7Rnvr5Qd4rWr2K7F1JIBg

Nello specifico, chiediamo alla Commissione europea di proporre una normativa intesa a:

– garantire che i diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non ostacolino l’accessibilità o la disponibilità di qualsiasi futuro vaccino o trattamento contro il COVID-19;
– garantire che la legislazione dell’UE in materia di esclusività dei dati e di mercato non limiti l’efficacia immediata delle licenze obbligatorie rilasciate dagli Stati membri;
– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la condivisione di conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, di proprietà intellettuale e/o di dati relativi alla COVID-19 in un pool tecnologico o di brevetti;
– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la trasparenza dei finanziamenti pubblici e dei costi di produzione e clausole di trasparenza e di accessibilità insieme a licenze non esclusive.

Dobbiamo essere un’onda mondiale, compatta e risoluta, affinché si sappia che noi non metteremo mai davanti il profitto rispetto alla salute e che pretendiamo che le istituzioni pubbliche, a tutti i livelli, adempiano i loro doveri perorando questa causa.

L’Italia alla prova della Gig economy: nuovi lavori, nuove necessità

L’Italia alla prova della Gig economy: nuovi lavori, nuove necessità

Nell’oceano del malessere provocato da una pandemia che continua a mietere vittime, provocando strascichi e rallentamenti necessari ma complessi da affrontare per una grande fetta del mondo produttivo del nostro paese, ogni tanto un lume di speranza si accende.

E’ questo il caso del “modello Italia”, indicato dal Financial times come esempio per le misure messe in campo per cercare di normare il mondo complesso e in continua evoluzione delle nuove professioni della Gig Economy: parliamo di rider, fattorini, autisti che lavorano per le piattaforme digitali che stanno monopolizzando i consumi e i servizi.

Il progresso non può e non dev’essere demonizzato a priori, una seria analisi della questione non può che rilevare che la crescita esponenziale del fatturato di queste aziende sia la naturale conseguenza di un cambiamento nelle abitudini di spesa di ognuno di noi. In questo periodo di restrizioni la crescita è stata esponenziale e si può supporre che alcune abitudini saranno conservate anche una volta rientrati nella “normalità”, basti pensare al food delivery, la consegna a domicilio del cibo. Abitudine, tra l’altro, già in costante crescita negli anni precedenti alla pandemia.

Se non bisogna demonizzare questo mondo, è sicuramente necessario conoscerlo e normarlo. Perché negli ultimi anni, ad un incremento esponenziale degli introiti non sono seguiti conseguenti aumenti nella qualità lavorativa degli impiegati dell’indotto. Le maggiori problematiche sono correlate al fatto che i lavoratori, per evidenti questioni di risparmio economico, vengano considerati autonomi e non dipendenti seppur ne integrino tutti i presupposti. Questo significa nessuna tutela, nessun trattamento pensionistico, nessun avanzamento di carriera. Queste professioni vengono tutt’ora considerate, dalla maggior parte dei datori di lavoro e da una parte dell’opinione pubblica, come lavoretti saltuari utili ad “arrotondare” uno stipendio. Eppure la realtà è molto più complessa di così, essendo sempre più corposa la moltitudine per cui queste professioni rappresentano l’unica fonte di reddito, con orari di lavoro anche oltre il limite di un impegno a tempo pieno “tradizionale”.

In Europa e al di fuori qualcosa si sta muovendo: in Spagna ad aprile il Governo ha annunciato, dopo una sentenza del tribunale nazionale, di voler emanare un decreto per conferire lo status di dipendente ai lavoratori delle consegne. In Gran Bretagna una simile pronuncia della Suprema Corte ha portato Uber a considerare lavoratori dipendenti 70mila autisti, a cui verrà riconosciuto il diritto al salario minimo e il trattamento pensionistico.

L’Italia è presa a modello per l’impegno su più fronti che si sta cercando di mettere in campo: pensiamo, prima di tutto, alla Legge sul Caporalato che ha nei fatti sottratto una parte di economia del paese a questo dramma sociale, al protocollo anti-caporalato promosso dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando con sindacati e Assodelivery, le nuove assunzioni con contratti maggiormente tutelanti di Just Eat, l’incontro calendarizzato a breve con Amazon per i lavoratori dell’indotto.

Non è una necessità monolitica quella di avere un contratto stabile, ne siamo consapevoli, soprattutto in un mondo del lavoro che travolge e si stravolge da un momento all’altro. Siamo ben consci che ci sono tante persone che ad un contratto più tutelante ma meno redditizio preferiscono un contratto più flessibile.

E’ proprio questa però la battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti, convintamente, come Partito Democratico: chiamare le cose con il proprio nome e offrire una scelta. Questo significa che se un’azienda vuole avere un dipendente deve offrirgli la possibilità di essere inquadrato contrattualmente in questo modo, non possiamo più tollerare de-mansionamenti fittizi utili solo ad aumentare il margine di profitto delle piattaforme. A quel punto, il lavoratore avrà la possibilità di scegliere quale tipologia preferirà, ma partendo dal presupposto che un lavoro di qualità, che realizzi veramente ogni dipendente, è un limite che non possiamo più permettere venga superato.

Vaccini: a che punto è la Regione Piemonte?

Vaccini: a che punto è la Regione Piemonte?

Nella lunga notte della pandemia, da gennaio abbiamo iniziato a intravedere un lumicino di speranza: i vaccini. I dati in arrivo da Israele, dove la vaccinazione “a tappeto” ha già raggiunto soglie rilevanti, sono confortanti: crolla il numero dei contagi, gli ospedali respirano, le vittime sono poche unità (solo 9 il 25 marzo), le attività stanno riaprendo i battenti e le persone si stanno riappropriando a piccole dosi della loro vita. Non sfuggono, chiaramente, le differenze con l’Italia: numero di abitanti ridotto, dosi sufficienti per la quasi totalità della popolazione, gestione efficiente. Questa prospettiva però ci deve far correre, più che possiamo, perché abbiamo tutti fame di vita, lavoro, socialità. Ogni ritardo sono vite perse che si accumulano.

In Piemonte come stiamo andando? Ieri ci è stato finalmente consegnato in Commissione Sanità un primo report sulla campagna vaccinale.

Cercheremo di tracciare un quadro più oggettivo possibile, eliminando ogni faziosità che in questa materia ed in questo momento non aiuterebbero nessuno. Parliamo di dati e di suggestioni per migliorare il servizio, seguendo l’esempio di altre regioni che si sono dimostrate virtuose.

Va premesso che la Regione Piemonte non sta gestendo la campagna vaccinale peggio della media delle Regioni italiane: 3 giorni fa sono state inoculate 10.118 dosi, 2 giorni fa 11.182, ieri 17.207. Dall’inizio della campagna si è proceduto alla somministrazione di 705.678 dosi (delle quali 245.510 come seconda).

Ricordiamo però che la popolazione del Piemonte conta 4,3 milioni di persone, per cui il numero di vaccini per raggiungere la quota necessaria all’immunità di gregge è ancora distantissime, serve cambiar passo.

Abbiamo tre ordini di problemi: le dosi, il personale, l’organizzazione logistica.

La mancanza di dosi non è da imputarsi all’amministrazione regionale, come neppure a quella statale, non essendo ancora le case farmaceutiche in grado di provvedere alla richiesta degli Stati. Diciamo però che questo problema ogni giorno è più vicino ad essere risolto, poiché le dosi dei vaccini già a disposizione rispettano in gran parte il cronoprogramma e andranno ed aumentare. La grande svolta si avrà poi quando le dosi di JohnsonandJohnson arriveranno: come sappiamo, questo vaccino è monodose e si conserva a temperature meno rigide. Semplificando, potrà essere inoculato dai medici di famiglia, dalle farmacie, in ogni luogo messo a disposizione.

Da qui al tema più complesso: il personale. Ad oggi, anche se avessimo a disposizione le dosi sufficienti ad una vaccinazione massiva, non avremmo il personale sanitario sufficiente: questo perché all’appello della Regione ai medici di base ha risposto solo il 40% rendendosi disponibile (hanno aderito sinora oltre 800 medici di medicina generale per vaccinare nei centri allestiti dalle Asl e circa 450 medici hanno dato disponibilità a vaccinare nel proprio studio, forse già dalla prossima settimana, gli over 75), i numeri sui medici in pensione che accetteranno l’invito non possiamo ancora quantificarlo (anche se molti sembrano essere restii perché la remunerazione interromperebbe il trattamento pensionistico ex articolo 3 bis della legge di conversione del decreto legge 2/2021), il bando destinato agli specializzandi è stato appena pubblicato e non sappiamo quante adesioni ci saranno.

Il Piemonte ha garantito di poter arrivare in brevissimo tempo a 20.000 inoculazioni al giorno, ma come pensa di arrivare alle 36.000 richieste dal Governo quando sarà disponibile J&J?

A volte seguire il buon esempio di altre regioni potrebbe essere un primo passo: il Lazio sta per iniziare a vaccinare fino alle 24 ad esempio, il che sembra una soluzione ragionevole. Essendo in guerra potremmo spingerci anche oltre, quando le dosi lo consentiranno, ed arrivare ad una somministrazione h24, con prenotazioni successive durante tutto il corso della giornata: per recuperare la nostra vita, saremmo tutti disponibili a puntare anche una sveglia alle 3 di notte per ricevere la nostra dose.

Altra criticità è quella relativa ai “furbetti del vaccino”: è intollerabile che si superino le file, soprattutto in questa fase in cui un vaccino in meno può significare una morte in più. E’ altresì inaccettabile, però, che anche solo una dose venga sprecata: per questo è urgente che la Regione si doti di un sistema di lista di attesa pubblica e trasparente per una “reperibilità” di volontari a ricevere le dosi avanzate dopo la regolare programmazione. Così che non vengano premiati i disonesti, ma che comunque non si sprechi una goccia della nostra unica speranza.

La fine della vaccinazione degli over80, promessa entro il 15 aprile, avverrà il “15 aprile e un po’”, secondo quando riporta il Presidente Cirio. Qualche giorno di ritardo non è la fine del mondo, anche considerato l’assurdo allarmismo degli scorsi giorni sul vaccino Astrazeneca. Però è un cambio di passo quello che si richiede a questa amministrazione regionale: a breve le dosi ci saranno, se non saremo pronti a somministrarle tutte, tutto il giorno, tutti i giorni, non avremmo svolto il compito principale che le istituzioni hanno in questo momento drammatico.

Noi restiamo alla finestra, cerchiamo di stimolare questa amministrazione regionale senza preconcetti: perché ogni persona che vacciniamo salva la sua vita e quella di chi gli sta intorno. E tutti gli sforzi necessari a far sì che la macchina pubblica sia pronta ad essere efficiente devono essere messi in campo oggi, non domani.

8 marzo: con lo sguardo al futuro, consapevoli che c’è ancora molta strada da percorrere.

8 marzo: con lo sguardo al futuro, consapevoli che c’è ancora molta strada da percorrere.

In questa giornata particolarmente importante, ho scelto di pubblicare un pensiero di Noemi Favale, Presidente della Consulta delle donne di Nichelino e Presidente pro-tempore della Consulta Pari Opportunità del Consiglio regionale del Piemonte.

8 marzo: oggi celebriamo le conquiste fatte fin ora in tema di diritti delle Donne e guardiamo al futuro, consapevoli che c’è ancora molta strada da percorrere.

Ancora oggi infatti, ovunque nel mondo, senza distinzione di etnia o ceto sociale, molte donne sono discriminate, ingabbiate all’interno di ruoli che per consuetudine sociale abbiamo affidato loro, private della possibilità di decidere del proprio corpo o di gestire come desiderano vita familiare e professionale.
Ecco perché l’8 marzo non é una festa. Oggi non vogliamo ricevere auguri.
Il linguaggio é importante: é il modo in cui descriviamo la realtà che ci circonda. Sappiamo che la lingua muta insieme ai tempi che cambiano, si adatta alle novità, si forgia su concetti nuovi, su ruoli e figure in crescita. Allora chiamateci con il nostro nome quando riusciamo ad arrivare dove prima c’erano solo uomini. Continuiamo ad essere maestre, infermiere, cameriere e segretarie, ma siamo anche avvocate, direttrici, ministre. É stato duro e faticoso e lo é ancora, ogni donna sa quanto bisogna lottare (con se stesse soprattutto!) e con retaggi culturali che volenti o nolenti ci appartengono e sono scavati in noi fin dall’infanzia. Ecco perché credo che il più grande lavoro di contrasto a stereotipi e pregiudizi debba essere svolto dalla tenera età, a scuola, dove bambini e bambine possano confrontarsi su dignità, libertà e rispetto e portare dentro di sé per tutta la vita, come consapevolezza ormai acquisita, questi tre semplici concetti in grado di rivoluzionare il mondo.
Vogliamo contrastare la violenza, scardinare i presupposti di prevaricazione su cui essa si fonda, perché i femminicidi sono solo il punto di arrivo di meccanismi fini e complessi di cui non sempre siamo consapevoli.
Non abbiamo bisogno di protezione degli uomini in questo senso. Abbiamo bisogno di camminare fianco a fianco, con pari impegno e responsabilità, verso battaglie e conquiste che richiedono sicuramente rinunce per molti uomini, richiedono la forza e la determinazione di correggere meccanismi sbagliati che appartengono anche a loro. Sono però rinunce necessarie, per la conquista di diritti civili e sociali che devono essere ugualmente distribuiti. Dobbiamo lottare insieme per una genitorialità condivisa, per garantire la piena realizzazione di ogni individuo, per non relegare solo le donne alla cura di bambini e anziani, per poter dire DAVVERO che abbiamo realizzato finalmente il sogno delle Pari Opportunità per tutti.

Niente auguri oggi, solo una riflessione condivisa.

Noemi Favale

 

 

 

Ospedale unico ASL TO5: c’è la nuova perizia idrogeologica. Partiamo?

Ospedale unico ASL TO5: c’è la nuova perizia idrogeologica. Partiamo?

Le vicende che si stanno alternando intorno alla realizzazione del nuovo ospedale unico dell’ASL TO5 sono ormai note a tutti: la Regione Piemonte, durante la scorsa legislatura, ha individuato la zona Vadò (Moncalieri – Trofarello) come l’area più idonea tra quelle individuate dall’assemblea dei Sindaci dell’Asl TO5.

Poi sono sorte, in alcuni, perplessità riguardo la sicurezza idrogeologica dell’area. Perplessità più che legittime, nessuno vuole costruire un’opera pubblica di quelle dimensioni in un’area impraticabile, tanto meno un ospedale che il sistema sanitario necessita così urgentemente.

Per questo è stata assegnato ad un pool di esperti indipendenti la realizzazione di uno studio sul tema. L’esito, nelle mani dei comuni di Moncalieri e Trofarello, ha dato parere positivo: lo studio confermava la possibilità di costruire in quell’area.

2019: cambia il vento politico in Regione Piemonte. Cirio vince le elezioni e l’Assessore alla sanità Luigi Icardi prende posizione, dicendo che l’area va ulteriormente analizzata per essere certi di non compiere errori nella scelta dell’area. La necessità di ripete uno studio che già esiste è discutibile, ma l’Assessore ha la facoltà di richiederlo e quindi non ci opponiamo.

Il 19 Giugno chiedo, con un Question Time in Consiglio regionale, se qualcosa si muove o se l’Amministrazione regionale ha deciso di bloccare il progetto: vi riporto la risposta testuale dell’Assessore perché oggi si rivela fondamentale:

“(…) Tale perizia dovrà valutare, in conclusione, alla luce delle risultanze e delle analisi e degli approfondimenti di cui sopra, l’identità dell’area in oggetto per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero. La perizia dovrà esaminare, inoltre, l’idoneità dell’area alla realizzazione dell’opera (fatta salva la variante di carattere urbanistico) anche in relazione alle corrispondenti norme idrogeologiche vigenti nel piano regolatore. L’unico motivo per cui non si è ancora dato mandato è questo: aspettiamo l’esito della perizia. Mi spiego meglio. Noi, in Piemonte, siamo riusciti a costruire alcuni ospedali (questo glielo aggiungo) come quello di Verduno, su una collina, che è costato 30 milioni per le palificazioni per drenare l’acqua; abbiamo costruito in località Raneto a Nizza: abbiamo costruito in località Fontanone e in località Millefonti. Sembra che la ricerca dei terreni per i nostri ospedali la facciamo fare dai rabdomanti, quindi credo che una misura prudenziale come una perizia separata – e al momento, ripeto, della scelta non l’abbiamo agli atti, non esiste – sia una valutazione prudenziale quantomai necessaria. Fatta tale perizia, nel momento in cui ci diranno che il sito è idoneo, partiranno tutte le procedure”.

Legittimo, aspetteremo questa perizia.

L’Asl si è attivata per produrre la perizia affidando l’incarico al centro sulla sicurezza delle Infrastrutture e Costruzioni (SISCON) del Politecnico di Torino, che prevedeva un termine di presentazione di 90 giorni con data ultima di presentazione fissata al 31 dicembre 2020.

Oggi questa perizia c’è. E cosa dice? Dice che l’area risulta “tecnicamente idonea” alla realizzazione della struttura, pur suggerendo degli interventi cautelativi per garantire la sicurezza geologica, idraulica, geotecnica e sismica.

Quindi l’area va bene, le richieste dell’Assessorato sono state esaudite. Certo, andranno fatti degli interventi per garantire in via precautelare la totale sicurezza dell’area, come (in caso di piogge eccezionalmente intense) prevedere un idoneo sistema di pompaggio tramite pozzi per l’evacuazione delle acque e garantire un monitoraggio costante dei livelli d’acqua tramite sonde multiparametriche. Chi amministra, però, sa che degli interventi del genere sono assolutamente di routine quando si intende realizzare un’opera pubblica di queste dimensioni, costi e di tale complessità.

Alla mia nuova interrogazione del 20 Gennaio l’Assessore Icardi ha risposto che gli uffici sono già al lavoro e la procedura è avviata. Ha aggiunto poi che per fare tutte le valutazioni e portare a completamento il percorso con tutti gli approfondimenti necessari sarà indispensabile coinvolgere anche l’Inail che ha messo infatti a disposizione per l’intervento 202 milioni, a cui si aggiungono i 60 della Regione.

Ogni approfondimento è lecito, ma non si utilizzi strumentalmente la questione per dilazionare i tempi: siamo già oltre i tempi utili. I lavori di consolidamento strutturali sono assolutamente ordinari: nessuno sperpero di risorse si realizzerebbe per dei semplici lavori di maggiore sicurezza.

Per cui Presidente Cirio, Assessore Icardi e Sindaci ancora titubanti: partiamo?

L’ospedale è urgente per la nostra area, abbiamo i progetti, ci sono le risorse, si può fare a Vadò.

Volete fermarlo per una questione politica? Ad oggi, è l’unico motivo (imbarazzante e da irresponsabili direi…) per cui potreste fermarlo.

Se lo farete, però, dovrete spiegare ad ogni paziente che dovrà essere curato in strutture in difficoltà, come attualmente sono i presidi della zona, che la loro salute vale meno dei vostri intenti di partito.

2020: un anno in Consiglio Regionale del Piemonte

2020: un anno in Consiglio Regionale del Piemonte

Volge al termine, tra la rassegnazione e la speranza di un futuro più roseo, l’anno più drammatico della storia recente. L’equazione “2020=Covid” è inevitabile: qualche riflessione è dovuta, ma cercherò di parlarvi anche di altro, perché non possiamo rassegnarci al fatto che questo dramma epocale totalizzi le nostre vite, specialmente ora che la campagna vaccinale in partenza ci fa intravedere la luce in fondo al tunnel.

Nei primi mesi dell’anno, con un orecchio distratto ascoltavamo le notizie provenienti dalla Cina, pensando che un focolaio di quelle dimensioni non potesse trasformarsi nella belva che ha inghiottito l’intero pianeta in quest’anno. Pregi e difetti della globalizzazione: tra gli altri, i collegamenti fitti come non mai hanno prodotto la prima pandemia diffusa in tutti i continenti. Il mio lavoro in Regione Piemonte proseguiva quello svolto nei mesi precedenti: sostegno alle aziende in crisi (ultima la Mahle di La Loggia), promozione della Palazzina di Caccia di Stupinigi, attenzione all’edilizia scolastica e impegno contro ogni tipo di infiltrazione malavitosa nelle istituzioni pubbliche.

Poi, il terremoto: i casi di contagio in Italia crescono esponenzialmente e il sistema pubblico deve far fronte ad un’emergenza mai vista. Non mi dilungherò nel racconto delle vicende tristemente note a tutti, ma vi racconto la gestione piemontese della pandemia. Come dire: la pandemia ha travolto tutti ed era un sentiero scosceso. Alcuni si sono ritrovati guidati da squadre di marinai abituati alle tempeste ed altri da marinai bendati, anche un po’ alticci, come il celebre “Spugna” del cartone di Peter Pan. Non sarò io a dirvi quale sorte è toccata a noi piemontesi, potrete farvi voi un’idea considerando quanto successo.

Siamo rimasti tutti spiazzati dalla portata della malattia, che ha messo a dura prova il sistema sanitario. Va tuttavia sottolineato che dato il contesto e i mezzi a disposizione la struttura sanitaria ha reagito come meglio non poteva.  Perché forse è necessario precisare il contesto in cui si sono trovati ad operare: la cabina di regia, politica prima che tecnica, era scomposta e ondivaga: mancavano linee chiare di intervento, non sono state impegnate le risorse adeguate, le istituzioni sono state coinvolte poco e male. Risultati: Regione con numero di tamponi eseguiti di gran lunga inferiore alle altre paragonabili come numero di abitanti, confusione totale, mancanza di coordinamento, dramma delle RSA, apnea delle strutture ospedaliere. Nessuna Regione è stata immune dai danni, alcune però hanno saputo reagire meglio e approntare delle contromisure che hanno prodotto una risposta più efficiente di tutto il comparto. Bipartisan: sinistra e destra. La pandemia non ha fatto distinzioni di colore politico. Di capacità amministrative però sì, eccome.

Come opposizione abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre facoltà: siamo stati propositivi e mai ostruttivi. Abbiamo messo al centro della nostra attività la responsabilità di mettere da parte lo scontro politico e di concentrarci tutti per cercare di attutire i colpi che stavamo subendo. Anche se ce l’hanno messa tutta per cercare di non coinvolgerci: basti pensare alla Commissione d’indagine Covid istituita colpevolmente in ritardo e osteggiata ad oltranza dalla maggioranza.

Così, tra le altre azioni, io ho proposto di eliminare il pedaggio della Tangenziale per i sanitari impegnati in prima linea: il mio ordine del giorno è stato approvato all’unanimità e poi è diventato realtà grazie agli enti gestori, concretizzando una misura minima di civiltà per cercare di aiutare chi ogni giorno non faceva l’eroe, ma semplicemente faceva il suo lavoro con dignità. Pensate a come sarebbe il nostro paese se ogni giorno, ognuno di noi, facesse semplicemente questo: fare al meglio il proprio lavoro. Loro lo hanno fatto e noi saremo per sempre grati. Vi ricordate quante volte abbiamo sentito, a mezzo stampa, l’urlo di dolore dei sanitari che dicevano che il sistema Piemonte non stava funzionando? Dalla medicina territoriale alle USCA (poche e costituite in ritardo), dagli ospedali ai laboratori di analisi, ogni cosa sarebbe potuta essere gestita in modo più adatto.

L’amministrazione regionale ha il suo scopo principale nel destinare le risorse, come sappiamo.

Come sono state utilizzate le risorse in questa fase drammatica?

Senza logica.

Potrà sembrarvi una valutazione troppo dura, ma la gestione economica di questa amministrazione si è da subito contraddistinta per la mancanza di una visione prospettica. Basti pensare al Riparti Piemonte e al Bonus Piemonte: misure da 820 milioni di euro in totale assegnate in base a codici Ateco che sembravano estratti a sorte, con inspiegabili esclusioni e senza una linea che servisse a delimitarne i contenuti.

 

In questo ambito ho portato il mio contributo con interrogazioni e ordini del giorno che volevano far mantenere alto il livello di attenzione sui bandi e gli appalti d’emergenza perché, come sappiamo, nelle procedure semplificate trovano spesso ampi spazi di manovra le organizzazioni criminali. Ho chiesto alla Giunta di non dimenticarsi dei lavoratori dello spettacolo e della cultura, che erano stati esclusi da ogni forma di sostegno, di pensare ai circoli culturali che tutt’ora soffrono per le chiusure imposte, ho chiesto di approfittare della chiusura delle scuole per importanti interventi di messa in sicurezza degli edifici. Per poi arrivare ad oggi, dove l’incapacità dell’amministrazione regionale non ha permesso di approvare in tempo il bilancio di previsione, costringendo gli uffici a spendere le risorse in dodicesimi, impedendo così azioni sistemiche e a lungo termine. Come potrete immaginare, gran parte delle nostre richieste sono cadute nel vuoto, ma noi non smetteremo di tenere accesi i riflettori su quei settori che, più degli altri, hanno sofferto per questa pandemia.

Il 2020 però è stato anche un anno di grande impegno e qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Penso, ad esempio, al regolamento per i Distretti del Cibo finalmente approvato, che ci consentirà di riconoscere le eccellenze agroalimentari di Stupinigi, del Chierese e del Carmagnolese. Penso al lavoro svolto sul tema dell’Hate Speech, che appena i tempi saranno più sereni diventerà una proposta di legge che ad oggi è pronta e attende solo l’inizio dei lavori in Commissione. Penso ai lavori svolti sul bene confiscato di San Giusto Canavese e l’inizio dei lavori per una legge quadro sulla sostenibilità ambientale della nostra Regione.

Per quanto mi riguarda, sotto il profilo strettamente numerico, posso dirvi che ho presentato da primo firmatario 8 OdG (ordini del giorno) e 7 Interrogazioni. Da Cofirmatario 49 OdG, 6 Interrogazioni, 10 Mozioni, 1 Proposta di Deliberazione e 6 Proposte di Legge.

Ho partecipato al 100% delle sedute d’aula, 54 in totale.

 

Solo e soltanto il mio stretto dovere, per continuare ogni giorno e ripagarvi della fiducia che avete riposto in me.

Non sappiamo che 2021 ci attende, ma possiamo sperare con buona probabilità che sarà meglio di quest’anno. La tenacia con cui in questi primi mesi del 2021 dovremmo ancora resistere verrà ripagata dalla libertà che la scienza, per mezzo di questo vaccino, ci regalerà. L’anno nuovo sarà migliore di questo, mentre per questa Giunta regionale posso solo sperare che si tolga la benda, si faccia una bella dormita e si risvegli più coscienziosa e adatta alla responsabilità alla quale è chiamata nei confronti di tutti noi Piemontesi.

Noi, nel frattempo, resteremo vigili e continueremo a costruire per il futuro del nostro Piemonte!

PIEMONTE ZONA ROSSA: ECCO LE MISURE DEL NUOVO DPCM (TESTO COMPLETO)

PIEMONTE ZONA ROSSA: ECCO LE MISURE DEL NUOVO DPCM (TESTO COMPLETO)

E’ arrivata nella notte di ieri la firma del nuovo DPCM da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un testo che è stato ampiamente discusso con non poche polemiche da parte soprattutto delle Regioni, che per tramite di Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni scrivono: “Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome” chiedendo “di varare il provvedimento ristori insieme a dpcm“.

Successivamente quindi uno slittamento nell’applicazione delle misure, ecco quali sono quelle principali che impone il DPCM a partire da venerdì 6 novembre 2020 per il Piemonte, che ricordo, viene considerato al momento zona rossa.

𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈

🚫 VIETATI in entrata e in uscita dal Piemonte salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute.
🚫 VIETATI tutti gli spostamenti anche all’interno del proprio comune con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.
✅ CONSENTITI quelli strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita.
✅ CONSENTITI per il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐌𝐎𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐄 𝐒𝐏𝐎𝐑𝐓

👉 CONSENTITA INDIVIDUALMENTE l’ATTIVITA’ MOTORIA in prossimità della propria abitazione purchè comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con OBBLIGO di utilizzo di DISPOSITIVI DI PROTEZIONE delle vie respiratorie.
🚫 SOSPESE le attività sportive, comprese quelle presso CENTRI e CIRCOLI SPORTIVI, anche se svolte all’aperto; sono sospesi altresì tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva.
👉 E’ altresì CONSENTITO lo svolgimento di ATTIVITA’ SPORTIVA esclusivamente all’APERTO ed in forma INDIVIDUALE.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐒𝐓𝐎𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄

🚫 SOSPESE a esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale.
✅ CONSENTITA la ristorazione con consegna a domicilio nonchè fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.
✅ RESTANO APERTI gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐂𝐎𝐌𝐌𝐄𝐑𝐂𝐈𝐀𝐋𝐈 𝐀𝐋 𝐃𝐄𝐓𝐓𝐀𝐆𝐋𝐈𝐎

🚫 SOSPESE le attività di commercio al dettaglio fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐃𝐈 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐈𝐙𝐈 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐎𝐍𝐀

✅ CONSENTITE le attività di PARRUCCHIERI e BARBIERI e LAVANDERIE.
🚫 CHIUSI centri ESTETICI e centri BENESSERE.

𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈

✅ RESTANO CONSENTITI solo i banchi ALIMENTARI, sospesi quindi tutti i banchi non alimentari.

𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀

👨‍🏫 IN PRESENZA per ASILI, scuole ELEMENTARI e classi di PRIMA MEDIA.
💻 DIDATTICA A DISTANZA invece per SECONDA E TERZA MEDIA, oltre che tutte le SUPERIORI. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia richiesto l’uso di laboratori o sia necessaria in ragione della situazione di disabilità dei soggetti convolti e in caso di bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento online con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.
👉 Con future ordinanze, arriveranno aggiornamenti dal Ministro della Salute in base all’esito del monitoraggio periodico: se una regione dovesse rientrare per non meno di 14 giorni in una condizione di rischio più bassa potrà essere assoggettata a misure meno restrittive.
👉 E’ stato annunciato inoltre un futuro “Decreto ristori bis” per indennizzare gli operatori colpiti negativamente da queste misure restrittive.

Questo il link per scaricare il testo del DPCM completo (nella versione firmata martedì notte ma che non riporta nessuna sostanziale differenza rispetto a quello firmato oggi se non nella data dell’entrata in vigore delle misure).