Autore: Diego Sarno

Ospedale unico ASL TO5: È FERMO. La destra ci prende in giro da due anni!

Ospedale unico ASL TO5: È FERMO. La destra ci prende in giro da due anni!

Come fare quando i propri interessi di partito confliggono con quelli dei cittadini? Non puoi mica dire che eviterai di far costruire un ospedale, necessario per sopperire alle mancanze di strutture o in crescente difficoltà o da tempo inadeguate, con ricadute sui cittadini di 40 comuni, perché la tua posizione politica si aggraverebbe, no?! Meglio dire “non ci sono abbastanza dati”, “serve una perizia”, “ne serve un’altra”, temporeggiare e “fare melina”.

Quali sono stati i passaggi?

In breve: la vicenda sulla realizzazione dell’ospedale unico dell’ASL TO5 risale alla precedente legislatura, che aveva già individuato in Vadò (Trofarello-Moncalieri) un’area adatta allo scopo, motivando la scelta del luogo anche sulla base di una perizia svolta da un pool di esperti indipendenti.

Nel 2019 si insedia l’attuale maggioranza e l’assessore Icardi inizia a prendere tempo affermando che serve una nuova perizia, nuovi studi, un nuovo ascolto dei sindaci ecc… Il tempo passa e, in data 19 giugno 2020, con un’interrogazione in Aula del Consiglio regionale del Piemonte, chiedo a che punto siamo. L’assessore Icardi risponde che “fatti i sopracitati approfondimenti e effettuata una nuova perizia e nel momento in cui si individuerà il sito idoneo, partiranno tutte le procedure”. Ma ribadiamo che l’individuazione del sito idoneo è già stata approfondita e vagliata tanto da aver già inviato ad INAIL la richiesta di copertura finanziaria per il nuovo e unico ospedale: richiesta approvata dalla stessa INAIL!

Agli inizi del 2021, la perizia per valutare l’idoneità dell’area Moncalieri/Trofarello affidata dall’ASL al Politecnico di Torino dice chiaramente che l’area è “tecnicamente idonea”. In data 18 gennaio interrogo nuovamente l’assessore Icardi e, rincuorati, ci viene detto che “i lavori sono in corso”.

Quindi si parte?

Il 6 marzo 2021 il primo passo indietro di Icardi che chiede ai comuni di Cambiano e Villastellone di rinviare le proprie candidature per l’ospedale (ma i lavori non erano già in corso?), portando di fatto alla riapertura di lavori di valutazione che stanno inevitabilmente allungando i tempi. Insomma, si riparte da zero: incredibile!
Questa riapertura e ripartenza è stata l’occasione, da parte del Sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo con la condivisione con quello di Moncalieri Paolo Montagna per proporre, dopo una serie di prime analisi di fattibilità, un’alternativa all’area Vadò: l’area Debouché di Nichelino, su cui l’assessorato è rimasto ad oggi totalmente silente.

Nei mesi successivi, il secondo passo indietro: le informazioni di cui la Regione è in possesso (dopo due perizie!) sembrano non bastare mai e viene chiesto ad IRES (Istituto di Ricerca Economico Sociali del Piemonte) di condurre uno studio comparativo su tutte le aree che anni prima i sindaci dell’ASL TO5 avevano proposto e su cui erano già stati svolti studi in precedenza sempre da tecnici indipendenti e anche della Regione Piemonte. I risultati della ricerca? L’area Moncalieri-Trofarello è quella più idonea tenendo conto di criteri come distanze, tempi di percorrenza e vicinanza con la futura Città della Salute di Torino (elemento fondamentale nella costruzione della nuova rete ospedaliera).

Che risultati ha dato il nuovo studio?

La scadenza per lo studio di IRES era fissata al 13 settembre 2021, ma fino a quel momento Icardi non rende noto alcun risultato; così, due giorni dopo, chiedo in una nuova interrogazione che i risultati fossero resi pubblici per poter finalmente procedere.
In quell’occasione, l’assessore Icardi dichiara che “valutazioni di opportunità vanno fatte”, ragione per cui era stato redatto uno “studio a 360°” cui ha preso parte “IRES, Assessorato, Regione e Azienda”. Per queste (non) motivazioni l’assessorato alla sanità ha costruito un ennesimo gruppo di lavoro per trarre le conclusioni per la localizzazione partendo dai risultati dello studio di IRES. Lo studio IRES sembra a tutti molto molto chiaro, come tutti gli studi precedenti.

Mese dopo mese, fase dopo fase, il disagio dei territori non ancora messi nelle condizioni di sapere come si intenda proseguire ha portato a molteplici richieste di chiarimento, anche dai sindaci locali.
Tra questi anche il Sindaco di Chieri Alessandro Sicchiero, ha chiesto che si creasse una cabina di regia coinvolgendo anche Torino per fare pressione e impedire che questa situazione si protraesse ulteriormente.

Solo dopo due mesi, nel novembre 2021, il risultato dello studio IRES viene finalmente reso pubblico e conferma: Vadò è la località più adatta per ospitare il nuovo ospedale unico per i 40 comuni della zona.

A questo punto ci sono state azioni conseguenti?

A dispetto di questa nuova conferma, nella delibera della giunta di venerdì 12 novembre vengono stabiliti i prossimi interventi sui nuovi ospedali piemontesi e, sorprendentemente (o forse no?), non c’è traccia dell’ASL TO5, tranne che per una frase nella quale si evidenzia che si stanno ancora facendo approfondimenti.

In data 20 novembre 2021, Icardi, in assenza di altri argomenti, opta per le fake news, arrivando a sostenere che l’area di Vadò sarebbe insicura poiché esondabile: nello studio del Politecnico si parla solo della necessità di interventi cautelativi, assolutamente di routine nella costruzione di grandi opere complesse e che non compromettono l’idoneità della zona, affermata dallo studio stesso.

A fronte di questo spreco di tempo e risorse, il 18 gennaio 2022 ho proposto un emendamento alla delibera sulla realizzazione dei nuovi presidi ospedalieri chiedendo che la strategia localizzativa venisse conclusa entro e non oltre il mese di marzo 2022, anche per evitare di perdere i finanziamenti messi a disposizione già nel 2018 dall’INAIL. Ancora una volta, la giunta e la maggioranza di destra del Consiglio regionale hanno preferito tergiversare bocciando l’emendamento e, con questo, assumendosi tutte le proprie responsabilità.

A marzo 2022 scopriamo, a mezzo stampa, che secondo un nuovo studio l’area di Cambiano sarebbe la più adatta localizzazione per l’ospedale. Pongo quindi un’interrogazione per conoscere quali competenze tecniche impiegate e quali approfondimenti tecnici svolti hanno portato alla dichiarazione di non idoneità dell’area di Vadò nonostante gli studi del Politecnico e di IRES affermino il contrario. Icardi afferma che sarà il Consiglio a doversi esprimere sulla futura localizzazione degli ospedali attraverso una PDCR. A questo punto chiedo di avviare un percorso di approfondimento propedeutico alla presentazione della stessa e di coinvolgere tutti i soggetti interessati (sindaci, direttori delle ASL di riferimento, sindacati medici e infermieristici).

Il 9 maggio 2022, dopo tre anni d’attesa, finalmente si tiene in Regione Piemonte l’incontro tra l’assessore Icardi, IRES e i Sindaci dell’Asl TO5 che chiedono di rimettere in discussione i criteri di scelta della localizzazione dell’ospedale dopo la premiazione del sito di Cambiano per la realizzazione del nuovo ospedale unico. L’assessorato si è reso disponibile alla valutazione e ha preso in considerazione i 10 punti tecnico/organizzativi segnalati dai Sindaci garantendo di aggiornare il tavolo che diventa permanente.

Qual è la situazione attuale?

Purtroppo la situazione è che siamo nuovamente fermi. “Fare melina” è una tattica antipatica, al limite della sportività, ma tutto sommato comprensibile, qualcosa da aspettarsi in un campo da calcio.
La destra forse è confusa: non è un calciatore, bensì è al governo di un’intera Regione. E se il campo è quello politico e la posta in gioco è quella della salute dei cittadini, temporeggiare pur di guadagnare una vittoria (che sarebbe tale solo per i suoi interessi di partito) è semplicemente da irresponsabili.
Tanto più se, come in questo momento, si sta attraversando una crisi epocale che ha sottolineato la necessità di migliorare l’offerta di servizi sanitari essenziali.
Tanto più se la crisi sanitaria si accompagna a quella della fiducia nelle istituzioni che dovrebbero mostrare serietà e competenza nel rispondere ai bisogni dei cittadini. In tempi chiari e quanto più possibile brevi.

E ora?

Noi non molleremo la presa e continueremo la battaglia arrivando, perché no, a chiamare a raccolta i cittadini dell’ASL TO5 di fronte al palazzo della Regione Piemonte!

Stiamoci vicini!

 

Diego Sarno

Consigliere regionale del Piemonte

 

Icardi diffonde fake news: il punto della situazione sul nuovo e unico ospedale ASL TO5

Icardi diffonde fake news: il punto della situazione sul nuovo e unico ospedale ASL TO5

Ormai da mesi l’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi continua a temporeggiare in tutti i modi pur di non andare avanti con la realizzazione dell’ospedale unico in zona Vadò (Trofarello-Moncalieri) per puri motivi di campanilismo politico.

Lo dimostrano i fatti: l’assessore continua a commissionare studi ai più alti e preparati istituti, ma nonostante le risposte positive degli stessi, continua a trovare appigli per non proseguire.

Come più volte successo in questi mese, sembrava ormai fatta:

 

Anche dai sindaci della zona l’appello alla Regione è arrivato forte e chiaro:

 

Ultima, ma non ultima, di questa serie a tratti incredibile, è l’affermazione dell’altro ieri, sabato 20 novembre 2021, con cui Icardi afferma che l’area è esondabile: di seguito la sua dichiarazione affiancata alle conclusioni del politecnico già redatto mesi fa e che in definitiva, lo sbugiardano.

 

Facciamo quindi insieme il punto sui documenti che siamo riusciti ad avere (alcuni dei quali con fatica) e che dimostrano l’assenza di controindicazioni alla realizzazione del nuovo nosocomio.

  • Lo studio del politecnico (scarica qui il documento) che in particolare a pagina 41 e 71 specifica l’assenza di rischi dal punto di vista idrogeologico.
  • Lo studio di ires (scarica qui il documento parte 1 parte 2) che individua tra le zone prese in esame quella di Vadò (Trofarello-Moncalieri) come la più idonea, sia perchè raggiungibile in meno tempo dagli abitanti dell’area, sia perchè la più vicina all’hub principale (Città della Salute).
  • La delibera di Giunta (scarica qui il documento) del 12 novembre (quando gli studi di Ires e del Politecnico erano già sul tavolo dell’assessore da oltre due mesi) in cui vengono decisi i prossimi interventi sui nuovi ospedali piemontesi attraverso il finanziamento da richiedere ad INAIL (più di un miliardo di euro) e nulla compare riguardo l’ASL TO5 . Semplicemente cancellato con un colpo di spugna
  • La tabella (scarica qui il documento) da noi realizzata sulla base dello studio Ires, al fine di chiarire il rapporto vantaggio/svantaggio dei cittadini residenti nei principali comuni dell’area nel raggiungimento delle tre potenziali sedi del nuovo nosocomio.

Ci chiediamo se la Regione e l’assessore Icardi abbiano davvero a cuore la salute dei nostri cittadini residenti nei 40 comuni dell’ASL TO5 o se stiamo perdendo tempo e risorse regionali e nazionali (INAIL) continuando a commissionare ogni volta ulteriori studi, forse, solo per temporeggiare e non dire chiaramente che per questioni di campanilismo politico l’ospedale di Vadò, l’unico ad avere già uno studio di fattibilità redatto, non s’ha da fare. Perché?

Relazione inchiesta emergenza covid in Piemonte: 15 mesi di lavoro dopo, facciamo il punto.

Relazione inchiesta emergenza covid in Piemonte: 15 mesi di lavoro dopo, facciamo il punto.

La relazione illustrata in Consiglio regionale del Piemonte è rappresentata da un documento di 94 pagine suddiviso in 6 principali capitoli che sono stati singolarmente analizzati:

1. Lo sviluppo della catena di comando durante l’emergenza – (un assetto rimaneggiato più volte con troppe persone diverse in troppo poco tempo).

2. La risposta ospedaliera e territoriale – (in affanno, in quanto una delle regioni in cui si è ospedalizzato maggiormente, con grandi strutture come ex OGR e Valentino che paiono più operazioni mediatiche che reali soluzioni ai problemi del momento in cui vengono proposte)

3. I DPI e le disposizioni di utilizzo e acquisto negli ospedali – (una questione spinosa, un’esigenza sottovalutata tra mancati approvvigionamenti e controlli, il tardivo coinvolgimento di SCR e i soldi sprecati per le mascherine Miroglio)

4. Le scelte in merito ai tamponi e all’accesso ad essi – (l’approccio a questo strumento, fondamentale per il tracciamento dei casi e il relativo contenimento restrittivo e superato, solo parzialmente, durante la piena della seconda ondata)

5. Le politiche sul personale sanitario (assunzioni e bacini da cui attingere ad esso) – (la gestione di questa importante partita, con assunzioni che non coprono le cessazioni, getta un’ombra, inquietante, su ciò che avverrà nel mondo della sanità piemontese nei prossimi mesi).

6. L’emergenza e la gestione delle RSA anche come luogo dove ospitare i malati covid durante il periodo pandemico – (con le strutture in balia di se stesse con le mancate forniture dei DPI, la mancata presa in carico da parte del sistema sanitario dei pazienti positivi al covid e la complicata DGR 14-1150/2020)

 

Sicuramente nessuno aveva la ricetta o il protocollo già scritto per la gestione di un’emergenza simile ma è altrettanto vero che alcuni errori di gestione sono stati palesi, gravi e soprattutto erano già stati fatti notare all’epoca dei fatti. La relazione infatti evidenzia “una serie di importanti ritardi regionali nell’affrontare l’emergenza, anche a fronte dei comportamenti più puntuali delle altre regioni e delle sollecitazioni di operatori, sindacati, utenti e forze politiche.”
In situazioni di questo tipo, come abbiamo sempre sostenuto, non si può pensare di continuare a fare campanilismo politico bensì si dovrebbe comprendere che il contributo di tutti è necessario per a ridurre la possibilità di prendere decisioni errate che possono, come dimostrato dalla relazione, mettere in difficoltà intere categorie di persone.

Ora però abbiamo tutti un compito: rendere utile questa relazione e mettere in campo delle azioni che possano, ove possibile, colmare le mancanze che ancora sono presenti nell’organizzazione politico-sanitaria della nostra Regione. Va ricordato che l’emergenza non è finita e che non ci si ammala solo di Covid, è quindi importante essere in grado di fare il punto su quale sia al momento la situazione dei pazienti affetti da altre patologie e farsi trovare preparati ad affrontare eventuali nuove ondate di questa pandemia in corso. Va ricordato infatti il tema del personale: la scelta di non sostituire le cessazioni di quello assunto a tempo indeterminato, se non parzialmente e con assunzioni a tempo determinato, solleva grandi dubbi sulla capacità del sistema sanitario piemontese di recuperare i ritardi sulle liste d’attesa.

Si allegano qui sotto:

la relazione completa

la sintesi della relazione

Settembre riparte la scuola: il punto della situazione.

Settembre riparte la scuola: il punto della situazione.

Terminato agosto siamo arrivati al Capodanno più veritiero: i buoni propositi trovano un primo slancio, si riprende ad incontrarsi, ma soprattutto ricomincia la scuola per i nostri figli.

I due anni drammatici che abbiamo trascorso hanno lasciato una certezza, tra tanti dubbi, ossia il valore aggiunto della didattica in presenza. Il surplus che solo vis a vis, i docenti di ogni grado d’istruzione, riescono a trasmettere ai nostri bambini e ragazzi.

Ed è compito delle istituzioni, in primis quelle regionali, di organizzare tutto ciò che sembra collaterale ma che in realtà è essenziale. Parliamo di un trasporto pubblico efficiente, un’organizzazione dei protocolli Covid in grado di limitare la diffusione del virus e in generale ogni preoccupazione utile ad evitare assembramenti.

Ne abbiamo parlato nella Commissione regionale Sanità, dove ci è stato presentata la seconda edizione del piano “Scuola sicura”. L’obiettivo è chiaro: favorire, insieme alle altre misure di prevenzione, il mantenimento della didattica in presenza, individuando precocemente i casi asintomatici per interrompere la trasmissione del virus tra le classi.

Non possiamo che sperare, essendo l’obiettivo pienamente condivisibile, che si dimostri più efficace delle procedure dello scorso anno.

Il primo focus, ovviamente, è sul tema vaccinale: tra i docenti su un target di 127mila persone hanno ricevuto almeno una dose in 114mila, di questi, 99400 hanno concluso il ciclo vaccinale. Il 92% dei destinatari ha aderito alla campagna, considerando i 112 casi di persone che non possono essere vaccinate per motivi sanitari. Tra gli studenti si procede ancora un po’ a rilento: su un target di 311mila persone hanno ricevuto una dose in 169mila, 80mila hanno concluso il ciclo. L’adesione, ad oggi, rimane alla soglia non pienamente soddisfacente del 60%.

Sottolineiamo un dato positivo: per la fascia 12-19 anni continua ad essere prevista la possibilità di presentarsi agli hub vaccinali senza bisogno di prenotazione. L’obiettivo del piano è il completamento della vaccinazione per gli studenti entro metà settembre. Obiettivo nobile ma che ad oggi pare di difficile realizzazione.

Dal 6 al 19 settembre, in aggiunta, sarà possibile effettuare gratuitamente negli hotspot predisposti un tampone (rapido o molecolare) per gli studenti, il personale scolastico, gli autisti e i controllori dei mezzi pubblici. Iniziativa condivisibile seppur limitata nella durata.

L’altra azione messa in campo è uno screening volontario per personale scolastico e studenti, con tamponi rapidi, molecolari o anche salivari.

Viene infine previsto un ulteriore potenziamento della rete di contact tracing, non meglio identificato nelle modalità.

Come sempre, da quando abbiamo iniziato a collaborare costruttivamente con l’amministrazione regionale per gestire positivamente la crisi sanitaria, speriamo che queste misure siano sufficienti, seppur si possano già rilevare alcune incrinature.

Restiamo fermi sulla volontà con cui si è aperto questo articolo: forniremo tutto il nostro supporto affinché la didattica possa ripartire in modo sicuro, costante e continuativo, perché da ciò dipende la qualità dell’istruzione che i nostri figli riceveranno. Ora che il virus lo conosciamo, non dobbiamo più “tappare le falle”, bisogna programmare, monitorare ed intervenire.

 

Fonte slide: Regione Piemonte

 

I vaccini, il COVID, le piazze, la ripartenza: la situazione piemontese

I vaccini, il COVID, le piazze, la ripartenza: la situazione piemontese

È tema ormai quotidiano, giocoforza, l’andamento della crisi pandemica e la parallela progressione del piano vaccinale. Da una parte la speranza di vedere una ripartenza vera e completa, successiva al completamento dalla campagna vaccinale e dall’altra la paura portata in piazza dai cortei NoVax e No Greenpass.

Non è questo il luogo, ma come sempre noi siamo dalla parte della scienza, per cui di seguito vi racconteremo gli ultimi aggiornamenti ottenuti qualche giorno fa, durante la IV Commissione contenuti nelle comunicazioni dell’assessore Icardi.

Il primo aggiornamento fondamentale è la ripresa della curva dei contagi: dopo una fase di stabilità durata dal 20 giugno all’11 luglio, dal 12 la curva dei contagi ha ripreso a salire: oggi il tasso di contagio è tornato a 30.73 casi su 100mila abitanti e sembra essere in costante crescita. Le Province più colpite attualmente sono Novara e il VCO, ma l’aumento è riscontrabile in tutte le Province.

Grazie alla copertura fornita dai vaccini, possiamo riscontrare un numero di ospedalizzati in terapia intensiva, sub-intensiva e in bassa intensità non ancora allarmante, ma già sotto stretto controllo.

La variante Delta è ad oggi praticamente la totalità dei casi, fonti giornalistiche riportano un’incidenza del 96,4% sulla totalità dei casi, con un aumento importante dei contagi nella fascia 6-18 anni (28%), che segue soltanto la fascia 25-59 (41.4%).

Data la diffusione di questa variante, che esperti hanno dichiarato essere molto più contagiosa di quelle precedenti, sarebbe necessaria una mappatura più incisiva dei contagi, soprattutto in un momento come quello odierno che per quanto sia sotto sorveglianza, non è ancora drammatico numericamente. In particolare, sarebbe utile aumentare il tracciamento della variante Delta con test che la rilevino e identifichino, cosa non sufficientemente fatta ad oggi in Piemonte. Continuiamo ad essere la regione che tampona meno e che lo fa con un numero elevato di quelli rapidi (meno efficaci) a discapito di quelli molecolari (più efficaci). Al 2 agosto, in Piemonte, sono stati eseguiti 2.302.058 tamponi rapidi sui 5.508.685 totali: per fare un paragone, la Lombardia ha effettuato 2.713.954 tamponi rapidi a fronte di 12.577.489 tamponi totali.

Il piano vaccinale prosegue: ad oggi sono state somministrate 5.1 milioni di dosi, sul totale di dosi consegnate di 5.25 milioni. Un dato incoraggiante: metà della popolazione piemontese ha concluso il ciclo vaccinale. Fino all’ultima settimana di luglio sono state somministrate in media 40mila dosi al giorno, tra prime e seconde dosi, numeri in calo invece nei primi giorni di agosto.

La categoria maggiormente coperta, ma che sconta ancora una drammatica cifra di persone che non vogliono aderire alla campagna, è la fascia over 60: l’80.6% degli aderenti ha concluso il ciclo vaccinale, mentre il restante, che ricordiamo essere maggiormente a rischio, non riesce ad essere intercettata nonostante le numerose attività di semplificazione previste per essa. Hanno concluso il ciclo, infatti, il 91.82% degli Over80, l’82.77% degli Over 70 e il 76.04% degli over 60.

In termini assoluti, hanno concluso il ciclo vaccinale il 67.95% degli over 50, gli Over 40 con il 57.57%, gli Over 30 con il 48.61%, gli Over 20 con il 47.01% e gli Over 12 con il 13.53%.

Al 2 di agosto i punti vaccinali attivati sono 418, i medici di medicina generali coinvolti sono 748, i punti vaccinali aziendali sono 56 e sono 502 le farmacie che hanno aderito. Nello specifico, nei punti aziendali sono state somministrate 18085 prime dosi e 12625 seconde dosi, mentre nelle farmacie sono state inoculate 23766 prime dosi e 7353 seconde dosi.

La campagna vaccinale progredisce, ma non dobbiamo abbassare la guardia: serve un grande lavoro, di ognuno di noi, affinché anche i più scettici o restii decidano di aderire alla campagna. Ne va delle nostre scuole, delle nostre aziende, dei nostri affetti, della nostra salute. Un piccolo gesto, può oggi cambiare il mondo.

Fidiamoci della scienza, riprendiamoci la vita.

 

 

GAP: cronache di un disastro annunciato

GAP: cronache di un disastro annunciato

Sono serviti un blitz notturno a giugno 2020, una Proposta di Legge naufragata e infine un Disegno di Legge della Giunta, ma ci sono riusciti: Cirio e la sua maggioranza sono riusciti a smantellare una legge che era diventata un riferimento a livello nazionale, la LR 9/2016 sul Gioco d’azzardo patologico.

L’opposizione è stata ardua, ma eravamo sostenuti da un’incrollabile certezza: stavamo difendendo uno strumento di controllo e gestione di un fenomeno che uccide. Senza giri di parole, la ludopatia è una patologia subdola, che distrugge principalmente le famiglie più fragili.

E ora che succede?

La prima modifica sostanziale è al “distanziometro”, ossia lo strumento con cui la Legge previgente assicurava uno spazio franco intorno ai luoghi maggiormente sensibili. Ora sale gioco, sale scommesse e spazi per il gioco nei tabacchini potranno essere aperte a 400 metri da questi luoghi nei comuni con più di 5000 abitanti, a 300 metri per gli altri. I luoghi sensibili, in più, sono stati drasticamente ridotti, salvaguardando solamente le scuole superiori, le università, i bancomat e pochi altri. Sono stati cancellati ad esempio impianti sportivi, chiese e scuole medie, elementari e nidi.

Tutti i tabacchini che avevano dismesso le apparecchiature dopo l’entrata in vigore della Legge 9/2016, e i bar che distano dai luoghi sensibili da 401 metri a 500 metri, potranno reinstallarle, ma soprattutto le vecchie licenze potranno essere di nuovo vendute senza che queste risultino come nuove aperture.

Le fasce orarie di chiusura sono limitate alla fascia 22-10, togliendo copertura legale alle ordinanze sindacali che moltissimi comuni avevano approvato.

Questa maggioranza ha dato il peggio di sé in questa materia, confermando un semplice principio, quello del “profitto prima di tutto”. Ogni schema istituzionale è stato forzato, ogni riflessione ignorata, oltre ogni logica e anche oltre il comune buon senso. Contro questa legge si sono schierati, indistintamente, professionisti di ogni settore. Tra gli altri ricordiamo i medici, gli psicologi, le associazioni culturali, le fondazioni antiusura, i SERD, i sindacati, i Sindaci di tutti i colori politici, Libera, Don Ciotti, Avviso Pubblico e anche i sindacati di polizia. Eppure tutti loro, sono stati ignorati. Cirio non si è mai fatto vedere, così come l’assessore alla Sanità Icardi e l’assessora al lavoro Chiorino. Nessuno di questi ha mai preso la parola per raccontare il loro pensiero, mai!
Capisco l’imbarazzo di portare avanti una legge oggettivamente improponibile, esclusivamente per dar seguito al diktat di Salvini, però un rappresentante delle istituzioni deve assumersi le responsabilità delle proprie azioni, soprattutto quando queste incidono così fortemente sulla salute delle persone.

Le scorrettezze però non sono finite qui. In questi mesi abbiamo dovuto assistere all’umiliazione delle audizioni nelle commissioni consiliari, con la maggioranza che sistematicamente abbandonava l’aula per non ascoltare i dati che puntualmente smentivano ogni miglioria paventata dalla maggioranza.

I dati, poi, sono stati utilizzati parzialmente e scorrettamente. Quelli che affermavano la bontà della legge del 2016 e criticavano l’attuale proposta, come ad esempio i dati di IRES (ente strumentale della Regione Piemonte) sono stati ignorati. Mentre il cavallo di battaglia della maggioranza è stata la tutela dei posti di lavoro, battaglia concettualmente a noi carissima. Peccato che, però, gli unici dati utilizzati dalla maggioranza sono stati quelli di uno studio Eurispes che, guarda il caso, era finanziato da Gamenet, la più grande Spa del gioco in Italia.

Ci hanno detto che si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro, contando tra questi tutti i lavoratori di esercizi commerciali con attività prevalente diversa, come bar e tabacchini. Hanno detto che il gioco illegale era aumentato, tesi smentita dalla stessa guardia di finanza. Falsità e ipocrisie, utili solo a nascondere il vero obiettivo di questa modifica legislativa: rispondere alla richiesta, legittima seppur sconsigliabile, delle società del gioco, delle lobby.

Abbiamo passato interminabili ore, nell’aula del Consiglio regionale e al di fuori, a batterci con tutte le nostre forze contro questa Legge. Siamo riusciti a farci sentire, tanto da far traballare la tenuta dell’intera maggioranza e a scongiurare il ritorno indiscriminato nei bar. Il Piemonte rimane l’unica Regione in Italia a non avere le slot in ogni bar.
Alcuni Consiglieri di maggioranza si sono opposti, ma Cirio e la Lega hanno tirato dritto con la forza dei numeri. Valorizzando l’essenza della democrazia, non possiamo far altro per ora, la maggioranza in quanto tale ha i numeri per approvare qualsiasi progetto di legge, ma non ci si illuda, non è finita qui.

Non è finita perché questa nuova Legge riporterà in molti angoli delle strade le macchinette, offrendo in luoghi di socialità usuale l’offerta del gioco. Per cui torneremo a vedere sempre più uomini e donne, bruciarsi lo stipendio e la vita davanti alle brillanti luci delle slot. E tutto ciò avrà un preciso responsabile: questa maggioranza regionale, la destra!

Noi non arretriamo e non dimentichiamo: continueremo a mettervi di fronte alle vostre responsabilità. Continueremo a dar battaglia al fianco di tutti coloro che si sono opposti. Su questa Legge pioveranno ricorsi, giudizi di legittimità costituzionale, opposizione civile e sociale: #NONfiniscequi.
Non avremo riposo finché non riusciremo a costruire un’alternativa, che non sia proibizionistica ma che al contempo tuteli la salute dei piemontesi.

Oggi è un brutto giorno per il Piemonte, ma tornerà il sereno, dobbiamo resistere!

12-13 GIUGNO TORINO: PRIMARIE PER IL SINDACO DEL CENTROSINISTRA

12-13 GIUGNO TORINO: PRIMARIE PER IL SINDACO DEL CENTROSINISTRA

La storia è composta di cicli che nascono, crescono, si modificano, tornano indietro, vanno avanti. E i cicli, per definizione, sono periodi che si concludono. Questo succede a tutto ciò che ci circonda: la natura, la vita o gli avvenimenti storici. La politica non fa differenza, anzi, è strettamente correlata con gli anni del mandato che si ottiene dai cittadini. Quali scenari si possono presentare, una volta che un mandato politico arriva agli ultimi passi?

E’ necessario fare una prima distinzione, relativa al comprendere se la fine del mandato corrisponde anche alla fine di un ciclo politico. Per capirci, fin quando Francesco Totti ha potuto giocare, non si è mai discusso di chi fosse il capitano della Roma.

Così se alla fine di un mandato, tutta la comunità politica decide di rinnovare la fiducia al proprio leader, sarebbe masochista pensare di interrompere un percorso che, proprio perché ha convinto tutti, dimostra di avere ancora molto da offrire, come ad esempio succede oggi a Nichelino con il Sindaco Giampiero Tolardo o è accaduto a Moncalieri con Paolo Montagna.

Invece quando una linea univoca non esiste, quali alternative ci sono? Riprendendo modelli statuali, tra passato e presente, si possono contrapporre due possibilità: l’oligarchia e la democrazia. Sembrerà banale, ma è la vera essenza dei cicli politici nascenti, che hanno occasione sin dagli albori di impostare la propria storia su basi differenti. Anche simbolicamente, le alternative sono o consolidare il gruppo dirigente ed essere da esso sostenuto, oppure aprirsi al giudizio della collettività. Questa seconda strada è più complessa, faticosa e imprevedibile, ma è anche quella più efficace. Ed è più efficace proprio perché più sono larghe e solide le radici, più è resistente l’albero. Se invece la base su cui si costruisce il ciclo politico è ristretta, seppur profonda, sarà sempre in balia dei venti più vigorosi.

È per questo che le primarie, quando non vi è la fiducia rinnovata al proprio leader, sono uno strumento straordinario di “allargamento di radici”, di cui non dobbiamo aver paura e mandano un messaggio forte al di fuori del perimetro del Partito: siamo in ascolto, venite a dirci come possiamo migliorare.

In questo scenario prima le primarie del centrosinistra di Torino del 12 e 13 giugno e poi la campagna elettorale contro la destra, oltre ad interessare i cittadini di Torino hanno un valore per tutta l’area metropolitana.

Per questa ragione ho deciso di impegnarmi direttamente e di farlo a sostegno del candidato Stefano Lo Russo.

Perché?

Stefano Lo Russo è un amministratore competente, e dopo i cinque anni a governo 5 stelle, abbiamo bisogno prioritariamente di competenza;

Stefano Lo Russo ha una visione della città del futuro e della sua area metropolitana, oggi elemento essenziale che è mancato. I progetti di rivitalizzazione di Torino Esposizioni, dell’ex Moi tra cultura e innovazione e l’idea di eliminare l’IMU ai proprietari di case che decidono di affittare a studenti universitari fuori sede, danno la cifra dell’idea di una Torino accogliente e innovata.

Stefano Lo Russo è appassionato perché dimostra tutto il suo orgoglio nell’occuparsi di politica e amministrazione. Chi oggi assume questo ruolo deve esserne orgoglioso e mostrarlo ai cittadini, perché fare il Sindaco della tua città è il più bel ruolo a cui uno può ambire.

Stefano ha declinato la sua proposta per Torino in: Ascolta, Progetta, Cambia con al centro il Lavoro!

 

Per questo se sei residente a Torino il 12 e 13 giugno vai a votare e vota Stefano LO RUSSO

Trova il tuo seggio qui: www.stefanolorusso.it

Se sei un residente della provincia convinci un tuo amico di Torino di andare a votare e di votare:

STEFANO LO RUSSO SINDACO

Next generation Piemonte: il grande bluff di Ciro

Next generation Piemonte: il grande bluff di Ciro

L’Unione Europea ha finalmente fatto l’Unione Europea, mettendo a disposizione degli stati membri un quantitativo mai visto di risorse. All’Italia, uno degli stati maggiormente beneficiati, arriveranno 210 miliardi.

Il Governo ha richiesto alle Regioni di stilare una lista delle priorità, coinvolgendo i territori, nelle sei aree individuate: digitalizzazione, rivoluzione verde, infrastrutture, istruzione, assistenza sanitaria.

Cirio ha chiesto ai comuni di presentare tutti i progetti che ritenessero utili per i propri territori. E i comuni si sono fatti trovare pronti: i funzionari di tutti i comuni della regione hanno svolto un lavoro immenso in pochissimo tempo.

Risultato: 3000 progetti, per un totale di 34 miliardi di euro.

Cirio e la sua giunta a quel punto che cosa hanno fatto?

Niente, anzi ha svolto semplicemente il ruolo di notaio:

Nessuna scelta strategica, nessuna sintesi, nessuna azione politica!

Cirio ha riproposto nelle pagine iniziali della relazione le sei aree indicate dal Governo, per poi allegare 160 pagine di tabelle di progetti, inserendo tutti quelli pervenuti. Viene quasi da pensare ad un amore sbocciato tra Cirio e la “democrazia diretta” tanto cara ai 5stelle. Per fare un esempio comparativo, possiamo portare l’esempio di un’altra regione a guida centrodestra, la Liguria. Questo per esemplificare come non sia una posizione di parte, ma una questione di scelte politiche. La Liguria ha affidato ad Anci la fase di selezione delle proposte degli enti, per poi svolgere un lavoro di sintesi che ha prodotto un documento snello e utilizzabile da inviare a Roma.

Piemonte 183 pagine, 3000 progetti e 34 miliardi di richieste.

Liguria 27 pagine, progetti selezionati e richiesti proporzionate ai fondi.

Oltre a questo, il bluff del Piemonte è talmente marchiano che è impossibile confidare nella buona fede di Cirio: come possiamo pensare che 34 miliardi vengano destinati al Piemonte? Si sa che per il Piemonte la disponibilità sarà al massimo di circa 10 miliardi (per restare larghi)

A Cirio era stata richiesta una lista delle priorità, la sua risposta al Governo è stata un progettificio che, seppur composto da opere fondamentali per ogni comune, manca dell’elemento fondamentale quando si parla di investimenti massivi come questo: la strategia.

Alcuni esempi: rifacimenti strade nel comune di 500 abitanti, sistema di climatizzazione di un centro polivalente in un comune di 1000 abitanti e piccoli interventi manutentivi in centinaia di piccoli comuni: ripeto, utili per il singolo comune ma non certo progetti strategici!

Per darvi un altro elemento: sui 34 miliardi solo lo 0,74% riguarda lo sviluppo della sanità, politica esclusiva della Regione!

 

Facciamo una scommessa? Io dico che, tra qualche mese, Cirio verrà a raccontarci che il Governo crudele non finanzierà i 3000 progetti del Piemonte. Non per colpa sua eh, che nella sua magnanimità ha presentato tutti i progetti, solo che il Governo non vuole finanziare i comuni del Piemonte.

E no caro Cirio, noi a questa narrazione non ci stiamo. Avete presentato un papiro al Governo senza una direttrice, con una semplice somma di progetti. Senza valutarne sistematicità, organicità, risultati di comunità.

Ha preso in giro i cittadini, che vedranno così sfumare un’occasione storica e ha preso in giro gli amministratori e i funzionari dei comuni. Ha illuso gli amministratori e costretto i funzionari ad un carico di lavoro urgente straordinario. E la cosa più grave è che sa già che la maggior parte di questi progetti saranno cassati.

Questo bluff è degno dei migliori esponenti della politica televisiva, te lo riconosciamo, ma si schianterà sulla realtà.

 

Alberto Cirio e la destra piemontese non hanno fatto il proprio lavoro sul Next Generation Piemonte e non sarà colpa del Governo quando arriverà l’inevitabile bocciatura:

Altra occasione persa!

Liberalizzazione dei vaccini anti-covid: profitti vs salute pubblica

Liberalizzazione dei vaccini anti-covid: profitti vs salute pubblica

La nostra comunità, intesa come comunità umana, ha un’eccezionale capacità: quella di adattarsi per sopravvivere. E’ questo il meccanismo che ha consentito all’umanità di metabolizzare i cambiamenti prima fisici, poi comportamentali e infine di struttura sociale che si sono susseguiti nel corso della storia.

Senza volermi dilungare in un excursus antropologico, faccio questa premessa per considerare quello che è diventata ad oggi una consuetudine che, seppur irrazionale, ormai è connaturata in noi al punto da non credere che sia reversibile: la logica del mercato che si autoregola. Già Smith con la sua metafora della mano invisibile la teorizzava, ma è diventata realtà nel liberismo sfrenato che purtroppo la maggioranza degli Stati non sono stati in grado di limitare.

Arrivano momenti, però, in cui è compito imprescindibile delle istituzioni porre un freno, mettersi di traverso, perché c’è un interesse superiore da garantire. Quello che stiamo vivendo è uno di quei momenti. La pandemia di Covid 19 ha dilaniato il mondo intero, provocando un numero di morti mai visto in epoca post bellica, ha messo in crisi i sistemi sanitari e ha ridotto sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. Era un tunnel che sembrava non aver via d’uscita, però la scienza mondiale ha acceso un lumino e ci ha fatto vedere che c’è una via d’uscita: il vaccino.

Parliamo di uno strumento che è in grado, nei fatti, di salvare vite. Può sembrar banale semplificare il concetto in questi termini, ma è bene sottolineare la portata benefica come introduzione a ciò che segue nel nostro pezzo. Ciò ci conduce ad una domanda: si può mettere in vendita uno strumento salva-vita? O meglio: non è compito di un’istituzione pubblica quello di rendere disponibile, nei tempi più rapidi, a costi più contenuti, il vaccino?

Credo che nessuno possa difendere il diritto di aziende a speculare economicamente su un medicinale durante una pandemia globale.

Per cui la soluzione è una sola: liberalizzare i brevetti dei vaccini.

Per questo il 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute, i promotori della campagna NESSUN PROFITTO SULLA PANDEMIA hanno invitato i cittadini a firmare la petizione per liberare i brevetti dei vaccini da BigPharma. Noi, come Fondazione Benvenuti in Italia abbiamo aderito alla campagna ed è per questo che vi chiedo di firmare la petizione qui allegata per prendere posizione.

https://benvenutiinitalia.it/no-profit-on-pandemic-firma/?fbclid=IwAR3SJET4a9btZtt-GY7LCeJJm23_seMX8PJ9sY7Rnvr5Qd4rWr2K7F1JIBg

Nello specifico, chiediamo alla Commissione europea di proporre una normativa intesa a:

– garantire che i diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non ostacolino l’accessibilità o la disponibilità di qualsiasi futuro vaccino o trattamento contro il COVID-19;
– garantire che la legislazione dell’UE in materia di esclusività dei dati e di mercato non limiti l’efficacia immediata delle licenze obbligatorie rilasciate dagli Stati membri;
– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la condivisione di conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, di proprietà intellettuale e/o di dati relativi alla COVID-19 in un pool tecnologico o di brevetti;
– introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la trasparenza dei finanziamenti pubblici e dei costi di produzione e clausole di trasparenza e di accessibilità insieme a licenze non esclusive.

Dobbiamo essere un’onda mondiale, compatta e risoluta, affinché si sappia che noi non metteremo mai davanti il profitto rispetto alla salute e che pretendiamo che le istituzioni pubbliche, a tutti i livelli, adempiano i loro doveri perorando questa causa.

L’Italia alla prova della Gig economy: nuovi lavori, nuove necessità

L’Italia alla prova della Gig economy: nuovi lavori, nuove necessità

Nell’oceano del malessere provocato da una pandemia che continua a mietere vittime, provocando strascichi e rallentamenti necessari ma complessi da affrontare per una grande fetta del mondo produttivo del nostro paese, ogni tanto un lume di speranza si accende.

E’ questo il caso del “modello Italia”, indicato dal Financial times come esempio per le misure messe in campo per cercare di normare il mondo complesso e in continua evoluzione delle nuove professioni della Gig Economy: parliamo di rider, fattorini, autisti che lavorano per le piattaforme digitali che stanno monopolizzando i consumi e i servizi.

Il progresso non può e non dev’essere demonizzato a priori, una seria analisi della questione non può che rilevare che la crescita esponenziale del fatturato di queste aziende sia la naturale conseguenza di un cambiamento nelle abitudini di spesa di ognuno di noi. In questo periodo di restrizioni la crescita è stata esponenziale e si può supporre che alcune abitudini saranno conservate anche una volta rientrati nella “normalità”, basti pensare al food delivery, la consegna a domicilio del cibo. Abitudine, tra l’altro, già in costante crescita negli anni precedenti alla pandemia.

Se non bisogna demonizzare questo mondo, è sicuramente necessario conoscerlo e normarlo. Perché negli ultimi anni, ad un incremento esponenziale degli introiti non sono seguiti conseguenti aumenti nella qualità lavorativa degli impiegati dell’indotto. Le maggiori problematiche sono correlate al fatto che i lavoratori, per evidenti questioni di risparmio economico, vengano considerati autonomi e non dipendenti seppur ne integrino tutti i presupposti. Questo significa nessuna tutela, nessun trattamento pensionistico, nessun avanzamento di carriera. Queste professioni vengono tutt’ora considerate, dalla maggior parte dei datori di lavoro e da una parte dell’opinione pubblica, come lavoretti saltuari utili ad “arrotondare” uno stipendio. Eppure la realtà è molto più complessa di così, essendo sempre più corposa la moltitudine per cui queste professioni rappresentano l’unica fonte di reddito, con orari di lavoro anche oltre il limite di un impegno a tempo pieno “tradizionale”.

In Europa e al di fuori qualcosa si sta muovendo: in Spagna ad aprile il Governo ha annunciato, dopo una sentenza del tribunale nazionale, di voler emanare un decreto per conferire lo status di dipendente ai lavoratori delle consegne. In Gran Bretagna una simile pronuncia della Suprema Corte ha portato Uber a considerare lavoratori dipendenti 70mila autisti, a cui verrà riconosciuto il diritto al salario minimo e il trattamento pensionistico.

L’Italia è presa a modello per l’impegno su più fronti che si sta cercando di mettere in campo: pensiamo, prima di tutto, alla Legge sul Caporalato che ha nei fatti sottratto una parte di economia del paese a questo dramma sociale, al protocollo anti-caporalato promosso dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando con sindacati e Assodelivery, le nuove assunzioni con contratti maggiormente tutelanti di Just Eat, l’incontro calendarizzato a breve con Amazon per i lavoratori dell’indotto.

Non è una necessità monolitica quella di avere un contratto stabile, ne siamo consapevoli, soprattutto in un mondo del lavoro che travolge e si stravolge da un momento all’altro. Siamo ben consci che ci sono tante persone che ad un contratto più tutelante ma meno redditizio preferiscono un contratto più flessibile.

E’ proprio questa però la battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti, convintamente, come Partito Democratico: chiamare le cose con il proprio nome e offrire una scelta. Questo significa che se un’azienda vuole avere un dipendente deve offrirgli la possibilità di essere inquadrato contrattualmente in questo modo, non possiamo più tollerare de-mansionamenti fittizi utili solo ad aumentare il margine di profitto delle piattaforme. A quel punto, il lavoratore avrà la possibilità di scegliere quale tipologia preferirà, ma partendo dal presupposto che un lavoro di qualità, che realizzi veramente ogni dipendente, è un limite che non possiamo più permettere venga superato.