Autore: Diego Sarno

Amministratori sotto tiro – Torino e il Piemonte sono immuni?

Amministratori sotto tiro – Torino e il Piemonte sono immuni?

Il rapporto “amministratori sotto tiro” redatto da Avviso Pubblico ogni anno fotografa la realtà delle intimidazioni subite da amministratori locali, funzionari pubblici o candidati alle elezioni di enti locali.

Una fotografia di una condizione che troppo spesso si vorrebbe dimenticare, ignorare, nascondere sotto al tappeto: lo straordinario lavoro di Avviso Pubblico invece ci costringe a prendere atto, con la forza fredda dei numeri, della dimensione e complessità del problema. Per la prima volta, nel 2019, si sono registrati atti intimidatori in ogni regione d’Italia. Ormai non serve neanche più ribadire che chi circoscrive il fenomeno mafioso al Mezzogiorno compia o un errore marchiano o una svista dolosa.

Una ogni 15 ore. Nel nostro paese ogni 15 ore viene minacciato, intimidito, aggredito verbalmente o fisicamente un amministratore o un funzionario pubblico.

Grande peso in questa relazione continua ad essere costituito dalle regioni del Sud Italia, con la Campania in testa a questa triste classifica, ma non sottovalutiamo i casi riscontrati nella nostra regione: 22 casi nel 2019. Una ogni due settimane circa, un dato raccapricciante. La provincia di Torino nello specifico è stata bersagliata da questi atti violenti, rendendola insieme a Milano la provincia più colpita del Nord Italia.

Gli amministratori locali (principalmente i Sindaci) e i funzionari degli enti locali sono le categorie maggiormente bersagliate, anche semplicemente per scelte amministrative non apprezzate: il dato drammatico che emerge chiaramente dal rapporto è che un numero considerevole di aggressioni non derivi da personalità borderline con un chiaro profilo criminale, bensì da comuni cittadini anche non affiliati a clan che semplicemente riversano usando questi strumenti il malcontento sociale o la propria contrarietà ad una scelta amministrativa.

La speranza è che questo rapporto e questo ultimo dato nello specifico ci motivino a continuare il nostro instancabile lavoro di monitoraggio della cultura mafiosa prima di tutto, perché come abbiamo visto da ogni dramma sociale, difficoltà economica o personale può scaturire un comportamento criminoso “giustificato” dalla diffusa sensazione di impunità e di “così va il mondo”.

Il mondo non va così: noi saremo sempre lo Stato e alla fine, col contributo di tutti, lo Stato vincerà anche questa battaglia.

Sul sito di Avviso Pubblico si può visionare l’intero rapporto:

Amministratori sotto tiro

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

Nove mesi prima i miei genitori, nonostante tutto, decisero di pensare di portare una nuova vita a nascere e crescere.

Sono nato 24 giorni dopo la strage.

Il 1980 è stato un anno caratterizzato da atti terroristici.

Il 1980 è l’anno della massima potenza della Loggia massonica P2.

Il 1980 è il periodo della grande presidenza Pertini.

 

Il 2 agosto 1980 è la data di un’altra storia tipicamente italiana: strage, trame di Stato e anti-stato, di mafie e di apparati fascisti, di informazioni deviate con servizi segreti deviati.

Oltre 25 anni di processi, con le prime indagini volutamente sviate (lo conferma la sentenza della Corte di Cassazione).

Nell’attentato rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Le indagini si indirizzarono quasi subito sulla pista neofascista per cui furono condannati Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza e la sentenza finale del 1995 condannò Valerio Fioravanti e Francesca Mambro «come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna» e per aver «fatto parte del gruppo che sicuramente quell’atto aveva organizzato», mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti e, nel 2020, quella di Gilberto Cavallini.

Condanne definitive degli esecutori, ma dopo quarant’anni i mandanti, i retroscena e le collusioni e le connivenze sono ancora da svelare e creano un’ombra su quel 2 agosto, su questa drammatica storia italiana.

L’ombra però più ingombrante è la solita mancanza di verità che nel nostro paese continua a verificarsi.  Forse sarebbe meglio dire, la mancanza di voglia di ricercare la verità. Per questa ragione abbiamo un paese che fa difficoltà ad essere giusto e solidale, che non mette la verità al primo posto perché solo così possiamo avere un’Italia che possa guardare al passato senza paura per costruire il futuro.

37 anni dopo, nonostante tutto, abbiamo deciso di pensare di portare una nuova vita a nascere e crescere.

38 anni dopo è nato Tommaso.

40 anni dopo, Tommaso ha due anni e stiamo cercando di farlo crescere per fare la differenza in questo meraviglioso paese, verso la ricerca della verità.

Recovery fund: la rivoluzione nasce oggi?

Recovery fund: la rivoluzione nasce oggi?

Ci sono giorni in cui per noi, europeisti irriducibili, parlare dell’Unione Europea come speranza per il futuro degli Stati membri è complesso: sono quei giorni in cui all’attenzione delle diversità insite nei paesi membri si preferiscono logiche tecnocratiche, meramente economiche ed élitarie. E poi ci sono giorni, come oggi, in cui penetra uno spiraglio di luce che rinfranca chi ha sempre creduto in un’Europa diversa, forte, sociale e coesa.

Senza mezzi termini, l’accordo trovato questa notte dai Capi di Stato europei sul Recovery fund può essere l’inizio di una rivoluzione.

Questo perché, a prescindere dai dati numerici che dopo accenneremo, va sottolineata una novità che è destinata a imprimersi a fuoco nella storia dell’Unione Europea: per la prima volta infatti è stato stabilito che la Commissione emetta titoli di debito pubblico garantiti dal bilancio UE. Decisione che poi dovrà essere ratificata dal Parlamento Europeo che è l’organo competente in materia di bilancio, ma resta il fatto che se non interverranno stravolgimenti questa notte si sarà scritta una pagina storica.

Cosa significa, in pochissime parole, questo? Significa che non saranno le singole banche nazionali a concedere i prestiti e non saranno nemmeno gli Stati singoli a richiederli alla BCE, con conseguente ed inevitabile innalzamento del valore dei titoli di Stato (e del famigerato Spread), ma saranno titoli di debito che l’Unione emette comunemente e a cui gli Stati membri parteciperanno in maniera proporzionale.

Insomma, l’Unione Europea inizia a fare l’Unione Europea.

Ora, la grande sfida sarà cogliere questo momento per proseguire con forza il percorso riformante delle Istituzione europee, come movimenti da ogni paese richiedono, per ottenere quelle trasformazioni che ci consentano di essere fieramente parte di una Repubblica d’Europa (www.onedemos.eu): ripresa dei lavori Costituenti interrotti nel 2007, uniformazione delle politiche e dei diritti dei lavoratori, del sistema fiscale, delle politiche migratorie.

Un breve accenno alle cifre che compongono l’accordo sul Recovery Fund, utili a comprendere la portata di questo intervento.

Il Recovery Fund cuba globalmente una cifra vicina ai 750 milardi di euro, suddivisi in 390 miliardi di finanziamenti a fondo perduto più 360 miliardi di prestiti garantiti dal bilancio UE (giova ricordarlo per sottolineare la differenza col debito pubblico statale precedentemente citato).

All’Italia sono garantiti 208 miliardi, di cui 81 a fondo perduto e 127 in prestiti: un intervento mastodontico e senza precedenti storici che avrà un impatto dirompente sulle finanze del nostro paese, martoriate dalla crisi dovuta al Covid-19 che aggrava una situazione già precedentemente drammatica.

Per pervenire ad un accordo con gli Stati più riottosi si sono dovute accettare due modifiche, come accade in tutte le trattative. Modifiche che però sono ben poca cosa rispetto alla generalità dell’intervento. La prima è una ricalibratura della destinazione delle risorse, ossia una diminuzione della parte di finanziamento concessa a fondo perduto rispetto alla parte dei prestiti: rispetto alla proposta avanzata inizialmente dall’Italia, per esempio, la quota di finanziamento a fondo perduto è stata diminuita di 3,8 miliardi, a fronte di un aumento della parte concessa in prestito di 38 miliardi. La seconda misura per convincere gli Stati Nord Europei, guidati dall’alleato di Salvini Mark Rutte, è stata la conferma e l’aumento dei cosiddetti “rebates”, cioè degli “sconti” sui contributi al bilancio europeo per quei paesi le cui economie necessitano di meno sostegno. Modifiche che hanno convinto i paesi ad approvare l’accordo, suggellato dall’introduzione della maggioranza qualificata in seno all’ECOFIN (Consiglio di Economia e Finanza) come requisito per l’approvazione ai piani di ripresa nazionale e agli esborsi.

Oggi è un bel giorno per la Comunità europea, per quella Comunità che non smette di sognare un’Europa dei e per i popoli. La rivoluzione è nata oggi e noi saremo sempre in prima linea nella guerra culturale che ci porterà ad abbattere i muri dei nazionalismi, dei populismi e dei sovranismi verso i ponti di un’Europa giusta, sociale, verde e progressista.

 

Diego Sarno – Consigliere regionale PD – Regione Piemonte 

Tommaso Rettegno – Consigliere comunale PD Città di Nichelino – primo firmatario odg sulla Repubblica d’Europa

News dal Consiglio Regionale – 15 Luglio 2020

News dal Consiglio Regionale – 15 Luglio 2020

Oggi vi segnalo tre importanti novità dal Consiglio regionale: l’aggiornamento del piano triennale per la mobilità con l’aggiunta della valutazione per il prolungamento verso Nichelino della metropolitana, lo stallo del Museo Egizio e le problematiche del Bonus Cultura Piemonte.

 

  1. Piano triennale per la mobilità 

Oggi in Commissione II siamo stati chiamati a dare un parere sul piano triennale per la mobilità, che comprende infrastrutture per la mobilità su gomma, tranviaria, metropolitana e di linea.  Accogliamo con particolare piacere l’aggiunta, nella sezione 1.3.2 “Sistema di metropolitana” del prolungamento della linea1 verso Sud. In particolare, l’Assemblea del Bacino Metropolitano ha avviato una fase di analisi preliminare per valutare la possibilità di prolungamento della linea 1 di metropolitana ad ovest verso Rivoli e a sud verso Nichelino/Moncalieri; inoltre, anche al fine del riutilizzo di infrastrutture dismesse, ha avviato una fase di analisi per l’individuazione di un possibile corridoio di collegamento con metropolitana tra Venaria ed il centro di Torino. Questo tassello, necessariamente conseguente alla conclusione della fermata Bengasi e al potenziamento dei collegamenti dell’asse Torino-Pinerolo e Orbassano-Beinasco-Nichelino produrranno un radicale miglioramento del servizio offerto ai cittadini dell’intera area, valorizzando al contempo i beni artistici dell’area ad oggi non serviti da collegamenti eccellenti. Una tra tutte, ovviamente, la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

 

  1. Lo stallo del museo egizio

Diverse settimane fa, tutte le forze politiche del Consiglio regionale concordarono nel rivedere lo Statuto del Museo Egizio congiuntamente alla Commissione competente della Città di Torino. Il motivo era chiaro: l’essenza del Museo Egizio, patrimonio di inestimabile valore per la Città e la Regione, necessita di una regolamentazione ad hoc e non può risentire delle consuetudini adatte a realtà istituzionali non comparabili. Nel dettaglio, l’esperienza e la competenza necessaria per gestire questa realtà richiede che il limite di mandati sia rivisto, per garantire continuità ed efficacia. Dopo essersi impegnato in questo senso, il Presidente Cirio tergiversa. Nel corso della commissione cultura di oggi è emerso che i contatti tra Comune e Regione per organizzare la commissione congiunta sulla modifica dello statuto, se mai sono avvenuti, non hanno ancora neanche individuato una data. È chiaro che questo continuo prendere tempo, con la sospensione estiva che incombe e la necessità di approvare poi il provvedimento in aula, nasconde l’intenzione del centrodestra di non dare il via libera alla modifica, smentendo le rassicurazioni pubbliche del presidente Cirio. Pensiamo che una istituzione come il museo Egizio meriti un trattamento diverso e almeno un dibattito tra posizioni franche, non questi sotterfugi da prima Repubblica.

 

  1. Bonus Cultura: fondi inadeguati ed esclusioni ingiustificate

Da diversi giorni seguo con particolare attenzione, per l’ambito di cui mi sono sempre occupato negli ultimi anni, del comparto culturale e di quelle lavoratrici e lavoratori dell’industria dello spettacolo che, più di altri settori, hanno subito drammaticamente i colpi e contraccolpi della pandemia. La Regione Piemonte, dispiace sottolinearlo, ogni volta che mette mano al settore lo fa in modo disomogeneo, tardivo e incompleto. Il Bonus Cultura ne è la cartina di tornasole: nella cornice del Bonus Piemonte, in ogni settore sono state immesse risorse “fresche”. Nel settore Cultura, invece, i fondi andranno recuperate nel bilancio del settore: una ridestinazione quindi, assolutamente lontana dalle cifre di cui il mondo culturale necessiterebbe per assorbire i danni e ripartire. Oltre a risorse insufficienti, dobbiamo sottolineare anche la disomogeneità del provvedimento. Abbiamo già avuto modo di affrontare le problematiche dei lavoratori intermittenti, subordinati o para-subordinati del settore con un OdG a mia prima firma nel quale chiedevamo venissero considerati alla pari delle imprese culturali e quindi ricompresi nel Bonus come per altro già avvenuto in Veneto. Il coordinamento dei lavoratori ha ottenuto un incontro con l’Assessora Poggio ma i risultati stentano ancora ad arrivare. Urge infine ricordare che con un emendamento presentato dal Partito Democratico (e poi votato all’unanimità!) allargavamo la platea di beneficiari al Bonus includendo le APS e le SOMS. Ad oggi, queste realtà seppur posseggano tutti i requisiti non hanno ancora ricevuto il Bonus perché non iscritte alla Camera di Commercio: parliamo di circa 400 circoli in tutta la Regione che ad oggi restano nell’ombra, ignorati da questa amministrazione regionale.Il cronoprogramma del Bonus, per quanto ci è stato riferito in Commissione, dovrebbe prevedere: entro fine luglio la pubblicazione di bandi con l’attivazione di uno sportello per la valutazione dei requisiti fino ad esaurimento delle risorse; a settembre poi saranno pubblicati i bandi ordinari e quelli derivanti da convenzioni preesistenti.

 

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

La crisi economica successiva alla pandemia di economica si sta abbattendo, impietosamente, sul nostro paese e possiamo solo ipotizzare cosa provocherà nei mesi a venire: ad oggi, infatti, abbiamo potuto riscontrare gli effetti diretti di questa pandemia come perdita di posti di lavoro, blocco della produzione, crisi dell’export e del turismo. Ancor più preoccupante, a nostro avviso, sarà la “Fase tre” della crisi economica, che lascerà strascichi nel profondo del tessuto economico e sociale del nostro paese. Non possiamo infatti pensare che la legittima preoccupazione, diffidenza e paura diffusa da questi mesi drammatici lascino intonso alcun settore.

Occhio però, perché a volte cercando di chiudere un buco in una diga si rischia di incrinarla e sommergere tutto.

Questo è il rischio che si accompagna al “Decreto Semplificazioni” che, partendo da un assunto nobile e assolutamente condivisibile rischia di produrre degli effetti potenzialmente pericolosi e di difficile controllo. Chi, avendo avuto anche solo delle brevi relazioni con le pubbliche amministrazioni, non ha avuto la sensazione di un’eccessiva burocratizzazione del sistema, risultante in una paralisi di difficile comprensione? Partiamo da questo dato: la “macchina” pubblica italiana è oltremodo zavorrata e necessita di una revisione sistemica.

Come affrontare questo problema, specialmente ora che il nostro Partito ha responsabilità di governo?

Urge una sottolineatura, in questa fase di definizione. Sottolineatura che, insieme ad altri, hanno portato alla luce molte associazioni come Avviso Pubblico, di cui sono coordinatore regionale  (https://www.avvisopubblico.it/home/appello-su-decreto-semplificazioni-esprimiamo-forte-preoccupazione-per-alcune-proposte-contenute-nelle-bozze-del-decreto-rischio-concreto-di-fare-un-regalo-a-mafie-e-corruzione), Libera (http://www.liberainformazione.org/2020/07/04/semplificazione-e-contrasto-alle-mafie-occasione-sprecata/ ) ma anche la Corte dei Conti.

L’appello non deve cadere nel vuoto e deve essere recepito in questa fase, prima che un dietrofront possa diventare controproducente. L’innalzamento della soglia per l’affidamento diretto di opere pubbliche a 150 mila euro, ma soprattutto della cosiddetta “trattativa privata” richiedente solo una consultazione di 5 operatori privati fino alla soglia dei 5 milioni di euro è un errore, senza giri di parole.

Perché sappiamo bene che la maggior parte dei Sindaci, Presidenti di regioni e istituzioni pubbliche tutte nella stra-maggioranza dei casi siano integerrimi e non rispondenti alle lusinghe del malaffare, ma sappiamo altrettanto bene che le mafie sguazzano nella deregulation.

Qui un inciso credo sia dovuto: abbiamo visto le conseguenze della deregulation in ambito dei diritti dei lavoratori, che ci è costata (come partito) la fiducia di migliaia di lavoratori. Non commettiamo lo stesso errore.

Lo snellimento delle procedure e il “Liberi tutti” sono concetti molto distanti, soprattutto per un corpo politico che voglia responsabilmente contemperare i due interessi in gioco: velocità e legalità. Un provvedimento che avvantaggi uno di questi due aspetti a discapito dell’altro è comunque un provvedimento da evitare.

I primi casi giudiziari legati alle procedure di semplificazione causate dal COVID li conosciamo, purtroppo, tutti. Il momento più acuto della crisi sanitaria sembra essere passato, ora è il momento di ricalibrare le procedure ed evitare intollerabili ingerenze delle associazioni a delinquere e della  “comune” corruzione.

Lo stesso obiettivo si può raggiungere, ad esempio, aggiornando costantemente le risorse umane della pubblica amministrazione, favorendo il turnover (successivo ad un periodo di necessario accompagnamento) del personale prossimo al pensionamento con personale giovane e formato, fino ad arrivare ad una revisione complessiva del percorso di formazione universitario di coloro che vogliono lavorare nelle pubbliche amministrazioni.

Una scuola di amministrazione che formi tecnici, politici e dirigenti alla responsabilità di gestire la cosa pubblica in modo corretto ed efficiente sul modello della “neochiusa” École nationale d’administration francese, con un oculato rinnovamento delle procedure di ammissione e formazione degli studenti. Temi fondamentali se pensiamo che un’arretrata visione elitaria di questa scuola ha fomentato il malcontento sociale culminato nella richiesta dei Gilet Gialli a Macron di chiudere l’ENA, cosa poi effettivamente avvenuta.

L’appello quindi va alle forze di Governo, al Partito Democratico in primis: attenzione, attenzione, attenzione. L’obiettivo e nobile ma scegliamo il giusto sentiero da percorrere.

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

Le notizie di infiltrazioni mafiose nelle curve delle tifoserie di tutta Italia, ormai, è un dato di fatto.

Crea scalpore il “caso Juventus”: la Società torinese, infatti, ha denunciato la problematica ed è ad oggi impegnata nell’assistere la procura nel far chiarezza in questa vicenda spigolosa, oscura, di complessa risoluzione.

Questa è una battaglia di civiltà che nessuno può dismettere alla sola procura: il calcio e le curve, sono un patrimonio del nostro paese. Un patrimonio composito, formato da fan storici, bambini, famiglie, nonni, donne e uomini in carriera, diversamente abili, torinesi, non torinesi, italiani, non italiani. Tutti accomunati da una passione travolgente, che unisce le diversità creando meravigliose comunità. Per questo ognuno di noi deve fare la propria parte non lasciando sola la procura: di sicuro la Giustizia farà il suo corso e accerterà le responsabilità penali e civili, ma questo non può bastare.

Ci vuole l’intervento delle Società sportive, dei singoli tifosi, delle associazioni culturali, sociali e della politica.

Questa necessità è stata resa plasticamente dalle incursioni di frange di estrema destra che si sono date appuntamento lo scorso sabato a Roma: nessuno può più far finta di non sapere. Oltre alle infiltrazioni mafiose oggi assistiamo all’infiltrazione anche di frange fasciste e neo-fasciste all’interno di moltissime curve italiane: non solamente in quelle ormai, amaramente, abituate alla presenza di questi elementi, bensì anche in quelle curve di tradizione più democratica o addirittura dichiaratamente di Sinistra.

Fascismo e mafie, come spesso ripeto, sono due facce della stessa medaglia ed è compito di ogni libero cittadino di un paese democratico cercare di mettere un argine a queste derive autoritarie e antilegalitarie.

Per questo motivo ci sorge spontanea una domanda: perché le altre Società Sportive italiane non denunciano il malaffare presente nelle proprie tifoserie? E’ evidente che non possano più dissimulare, ormai è chiaro a tutti che molte di queste subiscono le dinamiche che ha subito la Juventus. Quindi un appello va direttamente ai Presidenti di queste società: denunciate. Denunciate e poi sostenete programmi di formazione e informazione alla “tifoseria consapevole”, perché le curve degli stadi ritornino ad essere luoghi di passione e divertimento, escludendo fascisti, mafiosi e il loro sibilante modus operandi.

Nei prossimi mesi alcune associazioni culturali, interloquendo con gli organi istituzionali, affronteranno questo tema cercando di fare le propria parte.

Questo è un invito rivolto a voi, poiché rimaniate aggiornati sugli sviluppi di questa campagna e, se potete, farne parte. Scrivetemi per partecipare!

Vi allego alcuni articoli usciti nei giorni scorsi per un ulteriore approfondimento.

Report

Repubblica

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/06/10/news/torino_andrea_agnelli_parte_civile_nel_processo_contro_gli_ultra_-258857022/

Nuova Società

https://nuovasocieta.it/processo-ultras-juventus-andrea-agnelli-parte-civile/

Corriere della Sera

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_10/inchiesta-last-banner-agnelli-contro-ultra-6345eacc-aaf4-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml

Un anno di opposizione, confronto, lotta.

Un anno di opposizione, confronto, lotta.

Un anno fa, in questi giorni, vi chiedevo di “Scrivere il Futuro, Insieme”.

Concludevo il “tour de force” tra tutti i comuni della nostra area sud: ricordo con molto affetto gli sguardi di ognuno di voi oltre che i banchetti, le serate, le iniziative che abbiamo costruito insieme.

La sera delle elezioni si è compiuto il giusto riconoscimento al vostro lavoro, alla vostra fiducia, seppur nel dramma di aver perso il governo della Regione passato nelle mani di Ciro e della Lega. Da quel giorno, però, ognuno dei 4000 voti che mi avete concesso sarebbero stati il pungolo per continuare ad rinnovare la vostra fiducia. Ogni passo che in questo primo anno di legislatura regionale ho fatto l’avete fatto anche voi con me, fuor di retorica.

Per questi motivi abbiamo usato sempre il Noi nella campagna elettorale, nonostante qualche ben pensate ci prendeva in giro…

Non è semplice, vi assicuro, riuscire a portare la nostra voce all’orecchio sordo e confuso di questa maggioranza, che in un solo anno di governo ha inanellato una serie di scelte sbagliate da far rabbrividire: per stemperare il clima, dico che se invece di pensare alle soluzioni avessero scelto “ad occhi chiusi”, difficilmente la statistica li avrebbe portati a fare così tanti errori.

Scientemente il governo Cirio sta minando alle fondamenta il capitale umano ed economico della nostra Regione, già provata da anni di difficoltà economiche.

Quando si esprimono pareri, però, bisogna portare delle motivazioni a supporto. Qui vi elenco alcune tra le “prodezze” di questa maggioranza:

 

la gestione superficiale delle crisi aziendali (Mahle, Olisistem, Cosmonova, Embraco);

la proposta di legge “allontanamenti zero” sugli affidi minori;

lo striscione per “verità per Bibbiano” sul palazzo della Regione;

la paralisi del Consiglio per la richiesta di modifica della legge elettorale, voluta da Salvini, dichiarata poi incostituzionale;

l’insistenza per l’autonomia regionale rafforzata, con nessun effetto concreto.

 

Senza qui citare la drammatica gestione dell’emergenza Covid, che riprenderò più avanti.

 

Nel frattempo, come Consigliere d’opposizione, ho cercato di monitorare lo sbandamento di questa amministrazione e di essere propositivo, sperando che gli interessi dei piemontesi venissero prima di quelli di Matteo Salvini, per intenderci.

Questi i numeri che descrivono la mia attività di quest’anno:

  • 5 proposte di legge;
  • 1 delibera di consiglio;
  • 12 mozioni;
  • 60 odg;
  • 10 interrogazioni e interpellanze.

 

Sono numeri che astrattamente possono non voler dir molto, per questo il mio impegno quotidiano è stato cercare di coinvolgervi nella vita amministrativa della Regione, con le rassegne stampa, le dirette social, le newsletter, gli incontri (fisici e virtuali). Spero di essere riuscito a mantenere la promessa di “presenza” che vi ho fatto in campagna elettorale: nessuno è perfetto ovviamente, ma abbiamo altri 4 anni per migliorare.

 

Ricordo con particolare piacere il mio impegno diretto per:

– l’ospedale unico zona sud;

– la trasparenza amministrativa;

– la valorizzazione di Stupinigi;

– l’edilizia scolastica;

– l’associazionismo, il terzo settore e lo sport.

 

In questo tanto è stato fatto ma tanto resta da fare, sperando che la nostra insistenza e la bontà dei propositi che voi mi avete e mi continuate a suggerire possano convincere anche questa Giunta di centrodestra a migliorare il nostro Piemonte.

 

Sarò molto breve, ma non posso esimermi dal commentare la gestione dell’emergenza Covid-19 di questa Giunta. Per i giudizi più dettagliati vi rimando ai miei canali Social, dove potrete trovare un’analisi dettagliata e quotidiana delle misure adottate.

In sintesi: nessuno poteva essere pronto per gestire una pandemia. Nell’emergenza, però, sono emerse le doti amministrative di alcuni Presidenti di Regione, mentre altri hanno dimostrato, purtroppo per tutti noi, la loro completa incompetenza.

 

La gestione della fase emergenziale è stata semplicemente sbagliata: pochi tamponi, USCA (unità speciali di continuità assistenziale) tardive e sotto numero, gravi errori nella gestione delle RSA. Ormai queste cose sono di pubblico dominio, avvallate dai dati che ci collocano al secondo posto in Italia per numero di contagi rispetto ad una risposta amministrativa di gran lunga inferiore ad Emilia Romagna o Veneto, per fare degli esempi intellettualmente onesti.

 

Capolavoro tragicomico è stata la gestione della fase 2, sostanziata dal decreto “Riparti Piemonte” approvato in questi giorni: una misura senza capo, con una corpo confuso e una coda di assurdità. Così che il provvedimento non individua una sequenza logica di atti volti ad ottenere un risultato, ma solo quella che sembra un’estrazione del gioco del Lotto per quanto riguarda i fortunati beneficiari del sostegno regionale.

Vi rimando ai miei post di dettaglio, ma la scelta dei codici Ateco legittimati ad ottenere il contributo è stato il teatro dell’assurdo: Cirio pare non aver capito che dall’inclusione o meno di certi codici dipendono la sopravvivenza di migliaia di attività, professionisti, commercianti. Il “balletto” che hanno fatto, giorno per giorno, tra emendamenti proposti e bocciati, è già diventato mitologico e farà scuola per i futuri “amministratori creativi”. Tornando seri, la gestione del post emergenza è stata ancora più caotica e disomogenea, comportamento intollerabile da un’amministrazione da cui dipendono le sorti di un numero spropositato di vite.

 

What’s next? Direbbero gli inglesi, cioè, quali saranno i prossimi passi?

– Prima di tutto riprenderemo a breve con i lunedì di ricevimento, per cittadini ed associazioni, che si svolgerà a Nichelino ma anche in ogni comune che ne farà richiesta;

– Riprenderemo la battaglia per portare a casa l’ospedale unico in zona sud nell’area già decisa dalla Regione: zona Vadò (Moncalieri/Trofarello)

– Stiamo predisponendo due Proposte di Legge: una legge sul fenomeno dell’hate speech online (l’odio sul web) e l’altra riguardante forme di agevolazioni mutui per giovani e giovani coppie;

– E infine continuare la discussione per ottenere la metropolitana verso sud su asse Torino/Nichelino, integrata con la modifica e la soppressione dei passaggi a livello sull’asse Torino-Pinerolo.

 

Non sarà facile, non sarà veloce, non sarà come vorremmo.

Perché il Governo della Regione abbiamo scelto, nostro malgrado, di darlo a Cirio e alla sua maggioranza a trazione leghista. Il voto popolare è sempre stato e sempre sarà sovrano, ma il nostro compito dev’essere chiaro da subito a tutti: tra 4 anni questo scempio deve finire.

Loro ce la stanno mettendo tutta per dimostrare la loro inadeguatezza, ma noi dobbiamo dimostrarci pronti: perché la strada verso il Piemonte progressista, solidale, comunitario è lastricata dal sudore di ognuno di noi che giorno dopo giorno, nel nostro ruolo, ci spendiamo.

Avanti, compagni e amici: la notte è lunga, ma l’alba sarà splendente!

Stiamo scrivendo il Futuro, saremo Presenti per il Futuro… per viverlo Insieme!

“Riparti Piemonte”- Cirio sei bravo ma non ti applichi

“Riparti Piemonte”- Cirio sei bravo ma non ti applichi

E’ per questo che il “Riparti Piemonte” ci lascia perplessi: la sensazione che abbiamo avuto dopo averlo approfondito è di aver visto dei grandi fuochi d’artificio. Luci, suoni, scoppi, ma alla fine il risultato è il minimo sindacale, per altro con enormi mancanze nella lista dei beneficiari.

Non sono questioni di parte o sensazioni, ci sono i numeri che, purtroppo per i piemontesi, parlano chiaro: partiamo dalla cifra complessiva. Presentato come un piano da 808 milioni di euro, va scomposto tra i finanziamenti europei, i fondi regionali già impegnati gli scorsi anni e ciò che questo decreto impegna come “nuove risorse”, per affrontare l’emergenza. Sapete quante sono queste risorse “nuove” sul totale di 808 milioni? 98, un decimo di quanto ostentato in una conferenza stampa di cui vi parlerò tra poco.

La cifra può sembrare comunque importante, ma per fornire un elemento di comparazione, allego il link del mio scorso articolo in cui racconto come con una Proposta di Legge del Partito Democratico, attraverso una semplice riduzione di capitale di Finpiemonte, abbiamo proposto alla maggioranza di recuperare 100 milioni di risorse “fresche”.

https://diegosarno.it/2020/04/30/riparti-piemonte-ma-fallo-bene/

Un altro, impietoso, dato rileva dai finanziamenti a fondo perduto alle aziende, provvedimento “cavallo di battaglia” di questa Giunta Regionale.

A parte la retorica del “finanziamenti a tutti, basta rispondere alla mail”, retorica che cullando la necessità delle aziende di sburocratizzazione nasconde in realtà una necessaria analisi dell’ente pubblico sulle domande e sull’offerta. In sintesi: veloci sì, ma i finanziamenti devono raggiungere le aziende che ne hanno i requisiti e non disperdersi “a pioggia”.

Oltre questa banalizzazione di un problema complesso, urge sottolineare che degli 88 milioni promessi, nella legge ne troviamo solo 55 e per altro con delle esclusioni che non sembrano comprensibili: sono esclusi infatti alberghi, ambulanti non alimentari, cartolerie, librerie, negozi di abbigliamento, erboristerie e agenzie di viaggio, per fare qualche esempio. Ma non doveva bastare rispondere ad una mail? Gli alberghi non necessitano di supporto? Tutte domande, ad ora, inascoltate da Cirio e dalla sua Giunta.

Un altro elemento che dobbiamo, nostro malgrado, sottolineare è l’inaccettabile ritardo nella cassa integrazione in deroga: a fronte delle circa 40 mila domande la Regione Piemonte ha processato solo 2000 domande circa.

Com’è possibile questo? L’assessore Chiorino dichiara di aver decuplicato il personale addetto a questa incombenza, ma noi rimaniamo perplessi: quali sono le delibere approvate dalla Giunta per ridestinare il personale da funzioni che oggi sono meno urgenti a questa? Le parole oggi non bastano più, vogliamo vedere gli atti. E’ di oggi la notizia che Intesa Sanpaolo verrà in “soccorso” delle mancanze della Regione anticipando i soldi della cassa (allego link della nota stampa), notizia che non può che farci piacere, ma non sono i privati che dovrebbero supplire il pubblico.

https://www.lastampa.it/torino/2020/05/06/news/piemonte-arrivano-i-soldi-per-la-cassa-in-deroga-da-lunedi-evase-le-prime-pratiche-1.38810143

Certo è che se la Giunta regionale è impegnata nella spettacolarizzazione delle sue promesse, non rimane molto tempo per le esigenze dei piemontesi. Quello che si rischia è l’effetto “Truman Burbank”: come nel celebre film di Peter Weir, il cittadino Truman può anche essere inizialmente ingannato dallo spettacolo mediatico costruito ad arte, ma poi la barriera prima o poi crolla e Truman si accorgerà che oltre la finzione la realtà è cedevole e insufficiente.

Per spiegare a cosa mi riferisco, basti pensare al Consigliere Carosso che invece di seguire i lavori del Consiglio Regionale tiene una conferenza stampa per raccontare il fumoso “Riparti Piemonte”.

 

Il nostro ruolo di opposizione resterà propositivo e mai ostruzionistico, perché anche se le azioni di questa maggioranza ce lo rendono incredibilmente complesso, nei momenti di crisi dobbiamo lavorare per l’unico interesse dei nostri concittadini. Solo ieri abbiamo approvato il carattere d’urgenza, ad esempio, della delibera “Riparti Piemonte” che dimezza i tempi di approvazione da 60 a 30 giorni.

Cirio faccia tesoro della nostra collaborazione: non solo non stiamo intralciando i lavori, ma siamo propositivi e le nostre azioni potrebbero rendere meno grave il giudizio complessivo che i cittadini avranno di questa fase di emergenza. La nostra responsabilità aiuterà i piemontesi, Cirio farà altrettanto?

 

“Riparti Piemonte”, ma fallo bene!

“Riparti Piemonte”, ma fallo bene!

In questi giorni la Giunta regionale del Piemonte sta discutendo il piano d’interventi chiamato “Riparti Piemonte”: un piano che cuba all’incirca 800 milioni di euro.
Oggi 30 aprile questa proposta doveva essere discussa e approvata nella riunione della Giunta Regionale, ma è stato rinviato. Come mai?

Attenzione però, queste risorse non sono direttamente ed immediatamente utilizzabili per rimettere in circolo la liquidità necessaria a sostenere le nostre imprese, le nostre associazioni, le nostre partite iva. Perché questo? Perché la maggior parte di queste risorse derivano da un piano di riprogrammazione di fondi europei: per questo motivo andranno rinegoziati con le istituzioni europee, processo che assorbirà del tempo e quindi neutralizzerà l’elemento d’urgenza che è connaturato nelle azioni che la Regione dovrà mettere in campo oggi.

Per questo il gruppo consiliare regionale del Partito Democratico ha depositato, oggi, una Proposta di Legge da affiancare al “Riparti Piemonte”, per fornire strategie utili alla Giunta regionale: in questa fase drammatica, abbiamo messo da parte lo scontro politico e vogliamo essere propositivi nell’interesse dei nostri concittadini.

 

La nostra proposta di legge mette a disposizione altri 100 milioni di euro.

 

Dove pensiamo di reperire le risorse? Da un ulteriore riduzione di capitale di Finpiemonte S.P.A., processo già iniziato negli scorsi mesi ed oggi sempre più necessario.

 

Come potremmo utilizzare questi 100 milioni aggiuntivi?

Andremo a sostenere tre macro ambiti:

-Le Piccole e medie imprese e turismo: 78.000.000 di euro

-Il sostegno alla lotta alla povertà e al disagio sociale 18.000.000 di euro

-Gli attori del comparto culturale e sportivo 4.000.000 di euro

 

  1. Per il comparto delle piccole e medie imprese sono previsti, tra gli altri: contributi per gli adeguamenti necessari al fine del rispetto delle disposizioni normative a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, contributi per l’implementazione dello smartworking e piano straordinario sul turismo
  2. Per il sostegno alla povertà è previsto un incremento delle risorse di cui alla Missione 12 (Diritti Sociali, Politiche Sociali e Diritti) Programma 12.07 (Programmazione e governo della rete dei servizi socio-sanitari e sociali) per euro 14.500.000,00 prelevandole dalla Missione 15 (Politiche per il lavoro e la formazione), l’incremento di 500 mila euro al Fondo regionale per il contrasto ai fenomeni di usura.
  3. Per gli attori del comparto culturale e sportivo sono previsti: per le associazioni e società sportive non professionistiche viene istituito un fondo con un importo pari ad euro 2.000.000,00; un fondo, con un importo complessivo pari ad euro 2.000.000, 00, al fine di intervenire a favore delle associazioni iscritte, a livello nazionale e regionale, nei registri del volontariato e nei registri delle associazioni di promozione sociale: questo fondo è finalizzato all’erogazione di contributi a fondo perduto a copertura parziale delle spese di funzionamento e di gestione durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19, nonché quale supporto straordinario all’attività prestata.

 

Per questo chiediamo a Cirio che:

  • Si discuta subito e in tempi rapidi il “Riparti Piemonte
  • La nostra Proposta di Legge, che contiene risorse recuperabili senza un taglio ai servizi e prevede al contempo sostegno a comparti essenziali della nostra Comunità, possa essere approvata dalla maggioranza senza preconcetti “di parte”.
COVID-19 / PIEMONTE IL CASO ANOMALO: Perché?

COVID-19 / PIEMONTE IL CASO ANOMALO: Perché?

Dall’inizio della pandemia il gruppo del Partito Democratico, insieme a tutte le altre opposizioni, ha cercato di costruire un rapporto di collaborazione con la maggioranza regionale, costruttivo e non pregiudiziale, abbandonando anche tutti gli strumenti ostruzionistici a disposizione delle opposizioni.

Non abbiamo mai polemizzato durante il primo mese dell’emergenza covid-19 sulle mancanze e sui ritardi. Abbiamo permesso l’approvazione del bilancio regionale 2020, eliminando e ritirando tutti gli emendamenti ostruzionistici e lasciando solo quelli di merito connessi al coronavirus, che sono tra l’altro stati tutti puntualmente bocciati. Tra queste figuravano delle proposte sugli aspetti economici per la tutela delle famiglie in difficoltà e delle attività commerciali e imprenditoriali: tutte inascoltate.

Quest’atteggiamento non cambierà e continuerà ad essere la nostra stella polare come opposizioni, nonostante quello che oramai è evidente a tutti: ci sono state delle mancanze e dei ritardi nella gestione dell’emergenza.

 

I dati Regione per Regione

 

 

Lo affermano pubblicamente medici, infermieri, operatori sanitari e strutture sanitarie, comprese le RSA.

Chi siede nei banchi delle opposizioni, a mio parere, dovrebbe avere il compito di riportare nelle sedi istituzionali queste posizioni di forte critica e concretizzarle. Il Pd lombardo in consiglio regionale ad esempio ha chiesto formalmente una commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza.

Esiti dei tamponi nelle RSA al 14 aprile in Piemonte

 

Questione tamponi in Piemonte. Non è possibile che solo oggi, a distanza di circa 50 giorni, i tamponi siano in aumento. Ecco i dati sui tamponi al 16 aprile:

  • Lombardia 230000 tamponi – 33.090 positivi
  • Emilia Romagna 112000 tamponi – 13.600 positivi
  • Veneto 224500 – positivi 10.800,

e arriviamo al Piemonte: 80.000 tamponi e 13.783 positivi.

Non credo ci sia bisogno di spiegazioni del perché, come Piemonte, siamo un caso nazionale anomalo.

 

 

I Tamponi nelle RSA in tutta la Regione

 

Questione RSA in Piemonte. Non è possibile che alcune RSA del Piemonte ad oggi non abbiano ancora ricevuto i tamponi.

Al 14 aprile su 42.000 persone nelle RSA tra ospiti e operatori sanitari solo 14.000 tamponi effettuati e fino al 7 aprile erano solo 4.000.

Il tema del problema specifico delle RSA era a conoscenza dall’inizio dell’emergenza visto che gli anziani erano e sono i più colpiti dal Covid-19.

 

Deceduti nella RSA in Piemonte

 

 

C’è stata sottovalutazione del problema e la catena di comando dell’unità di crisi, che parte dal Presidente Cirio e dall’assessore Icardi, non ha funzionato in termini di tempismo e di scelte

Per questo motivo credevo utile proporre al mio gruppo consigliare e al mio partito di attivare due azioni in contemporanea:

  • La prima era di continuare a concentrarsi sui contenuti e dare piena disponibilità al confronto e alla collaborazione con la maggioranza, seppur molte volte ci abbia sbattuto la porta in faccia e abbia smesso, negli ultimi giorni, di convocare commissioni (luogo del confronto in regione), sostituendole con le conferenze stampa.
  • La seconda, proprio per evidenziare e trasferire le istanze degli operatori sanitari nei luoghi istituzionali, era quella di richiedere il commissariamento, non dell’intero comparto sanitario, ma della gestione dell’emergenza cioè dell’unità di crisi a partire dalla responsibilità politica di Icardi (assessore sanità) e Cirio (Presidente della Regione Piemonte) e l’istituzione di una commissione d’inchiesta da calibrare nelle prossime settimane proprio per capire dove si era sbagliato. Credo che questo sia il modo migliore per stare al fianco di quelle categorie che hanno sollevato critiche molto forti anche pubblicamente.

Il gruppo consigliare, i parlamentari piemontesi e la segreteria regionale hanno optato per un’altra strada, più tenue.  La scelta è stata quella di continuare a chiedere conto alla giunta regionale del proprio operato, ma senza formalizzare richieste più nette. Lavorando quindi di più sulla prima da me elencata, scartando la seconda.

Chi milita in un partito sa che, dopo aver proposto delle tesi anche contrastanti con quella maggioritaria, si debba far sintesi e proseguire insieme e compatti.  Per questo continueremo a monitorare la Giunta, sperando che questa strada produca gli effetti sperati, prima di tutto per i cittadini piemontesi.

Come cittadino e come Consigliere regionale sento però il dovere di evidenziare la mia posizione, nel pieno rispetto dei ruoli e dei compiti: uniti verso l’obiettivo, ma sempre sinceri, plurali e democratici!

 

Qui due articoli di due giornali web della zona sud di Torino: