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2020: un anno in Consiglio Regionale del Piemonte

2020: un anno in Consiglio Regionale del Piemonte

Volge al termine, tra la rassegnazione e la speranza di un futuro più roseo, l’anno più drammatico della storia recente. L’equazione “2020=Covid” è inevitabile: qualche riflessione è dovuta, ma cercherò di parlarvi anche di altro, perché non possiamo rassegnarci al fatto che questo dramma epocale totalizzi le nostre vite, specialmente ora che la campagna vaccinale in partenza ci fa intravedere la luce in fondo al tunnel.

Nei primi mesi dell’anno, con un orecchio distratto ascoltavamo le notizie provenienti dalla Cina, pensando che un focolaio di quelle dimensioni non potesse trasformarsi nella belva che ha inghiottito l’intero pianeta in quest’anno. Pregi e difetti della globalizzazione: tra gli altri, i collegamenti fitti come non mai hanno prodotto la prima pandemia diffusa in tutti i continenti. Il mio lavoro in Regione Piemonte proseguiva quello svolto nei mesi precedenti: sostegno alle aziende in crisi (ultima la Mahle di La Loggia), promozione della Palazzina di Caccia di Stupinigi, attenzione all’edilizia scolastica e impegno contro ogni tipo di infiltrazione malavitosa nelle istituzioni pubbliche.

Poi, il terremoto: i casi di contagio in Italia crescono esponenzialmente e il sistema pubblico deve far fronte ad un’emergenza mai vista. Non mi dilungherò nel racconto delle vicende tristemente note a tutti, ma vi racconto la gestione piemontese della pandemia. Come dire: la pandemia ha travolto tutti ed era un sentiero scosceso. Alcuni si sono ritrovati guidati da squadre di marinai abituati alle tempeste ed altri da marinai bendati, anche un po’ alticci, come il celebre “Spugna” del cartone di Peter Pan. Non sarò io a dirvi quale sorte è toccata a noi piemontesi, potrete farvi voi un’idea considerando quanto successo.

Siamo rimasti tutti spiazzati dalla portata della malattia, che ha messo a dura prova il sistema sanitario. Va tuttavia sottolineato che dato il contesto e i mezzi a disposizione la struttura sanitaria ha reagito come meglio non poteva.  Perché forse è necessario precisare il contesto in cui si sono trovati ad operare: la cabina di regia, politica prima che tecnica, era scomposta e ondivaga: mancavano linee chiare di intervento, non sono state impegnate le risorse adeguate, le istituzioni sono state coinvolte poco e male. Risultati: Regione con numero di tamponi eseguiti di gran lunga inferiore alle altre paragonabili come numero di abitanti, confusione totale, mancanza di coordinamento, dramma delle RSA, apnea delle strutture ospedaliere. Nessuna Regione è stata immune dai danni, alcune però hanno saputo reagire meglio e approntare delle contromisure che hanno prodotto una risposta più efficiente di tutto il comparto. Bipartisan: sinistra e destra. La pandemia non ha fatto distinzioni di colore politico. Di capacità amministrative però sì, eccome.

Come opposizione abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre facoltà: siamo stati propositivi e mai ostruttivi. Abbiamo messo al centro della nostra attività la responsabilità di mettere da parte lo scontro politico e di concentrarci tutti per cercare di attutire i colpi che stavamo subendo. Anche se ce l’hanno messa tutta per cercare di non coinvolgerci: basti pensare alla Commissione d’indagine Covid istituita colpevolmente in ritardo e osteggiata ad oltranza dalla maggioranza.

Così, tra le altre azioni, io ho proposto di eliminare il pedaggio della Tangenziale per i sanitari impegnati in prima linea: il mio ordine del giorno è stato approvato all’unanimità e poi è diventato realtà grazie agli enti gestori, concretizzando una misura minima di civiltà per cercare di aiutare chi ogni giorno non faceva l’eroe, ma semplicemente faceva il suo lavoro con dignità. Pensate a come sarebbe il nostro paese se ogni giorno, ognuno di noi, facesse semplicemente questo: fare al meglio il proprio lavoro. Loro lo hanno fatto e noi saremo per sempre grati. Vi ricordate quante volte abbiamo sentito, a mezzo stampa, l’urlo di dolore dei sanitari che dicevano che il sistema Piemonte non stava funzionando? Dalla medicina territoriale alle USCA (poche e costituite in ritardo), dagli ospedali ai laboratori di analisi, ogni cosa sarebbe potuta essere gestita in modo più adatto.

L’amministrazione regionale ha il suo scopo principale nel destinare le risorse, come sappiamo.

Come sono state utilizzate le risorse in questa fase drammatica?

Senza logica.

Potrà sembrarvi una valutazione troppo dura, ma la gestione economica di questa amministrazione si è da subito contraddistinta per la mancanza di una visione prospettica. Basti pensare al Riparti Piemonte e al Bonus Piemonte: misure da 820 milioni di euro in totale assegnate in base a codici Ateco che sembravano estratti a sorte, con inspiegabili esclusioni e senza una linea che servisse a delimitarne i contenuti.

 

In questo ambito ho portato il mio contributo con interrogazioni e ordini del giorno che volevano far mantenere alto il livello di attenzione sui bandi e gli appalti d’emergenza perché, come sappiamo, nelle procedure semplificate trovano spesso ampi spazi di manovra le organizzazioni criminali. Ho chiesto alla Giunta di non dimenticarsi dei lavoratori dello spettacolo e della cultura, che erano stati esclusi da ogni forma di sostegno, di pensare ai circoli culturali che tutt’ora soffrono per le chiusure imposte, ho chiesto di approfittare della chiusura delle scuole per importanti interventi di messa in sicurezza degli edifici. Per poi arrivare ad oggi, dove l’incapacità dell’amministrazione regionale non ha permesso di approvare in tempo il bilancio di previsione, costringendo gli uffici a spendere le risorse in dodicesimi, impedendo così azioni sistemiche e a lungo termine. Come potrete immaginare, gran parte delle nostre richieste sono cadute nel vuoto, ma noi non smetteremo di tenere accesi i riflettori su quei settori che, più degli altri, hanno sofferto per questa pandemia.

Il 2020 però è stato anche un anno di grande impegno e qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Penso, ad esempio, al regolamento per i Distretti del Cibo finalmente approvato, che ci consentirà di riconoscere le eccellenze agroalimentari di Stupinigi, del Chierese e del Carmagnolese. Penso al lavoro svolto sul tema dell’Hate Speech, che appena i tempi saranno più sereni diventerà una proposta di legge che ad oggi è pronta e attende solo l’inizio dei lavori in Commissione. Penso ai lavori svolti sul bene confiscato di San Giusto Canavese e l’inizio dei lavori per una legge quadro sulla sostenibilità ambientale della nostra Regione.

Per quanto mi riguarda, sotto il profilo strettamente numerico, posso dirvi che ho presentato da primo firmatario 8 OdG (ordini del giorno) e 7 Interrogazioni. Da Cofirmatario 49 OdG, 6 Interrogazioni, 10 Mozioni, 1 Proposta di Deliberazione e 6 Proposte di Legge.

Ho partecipato al 100% delle sedute d’aula, 54 in totale.

 

Solo e soltanto il mio stretto dovere, per continuare ogni giorno e ripagarvi della fiducia che avete riposto in me.

Non sappiamo che 2021 ci attende, ma possiamo sperare con buona probabilità che sarà meglio di quest’anno. La tenacia con cui in questi primi mesi del 2021 dovremmo ancora resistere verrà ripagata dalla libertà che la scienza, per mezzo di questo vaccino, ci regalerà. L’anno nuovo sarà migliore di questo, mentre per questa Giunta regionale posso solo sperare che si tolga la benda, si faccia una bella dormita e si risvegli più coscienziosa e adatta alla responsabilità alla quale è chiamata nei confronti di tutti noi Piemontesi.

Noi, nel frattempo, resteremo vigili e continueremo a costruire per il futuro del nostro Piemonte!

PIEMONTE ZONA ROSSA: ECCO LE MISURE DEL NUOVO DPCM (TESTO COMPLETO)

PIEMONTE ZONA ROSSA: ECCO LE MISURE DEL NUOVO DPCM (TESTO COMPLETO)

E’ arrivata nella notte di ieri la firma del nuovo DPCM da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un testo che è stato ampiamente discusso con non poche polemiche da parte soprattutto delle Regioni, che per tramite di Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni scrivono: “Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome” chiedendo “di varare il provvedimento ristori insieme a dpcm“.

Successivamente quindi uno slittamento nell’applicazione delle misure, ecco quali sono quelle principali che impone il DPCM a partire da venerdì 6 novembre 2020 per il Piemonte, che ricordo, viene considerato al momento zona rossa.

𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈

🚫 VIETATI in entrata e in uscita dal Piemonte salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute.
🚫 VIETATI tutti gli spostamenti anche all’interno del proprio comune con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.
✅ CONSENTITI quelli strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita.
✅ CONSENTITI per il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐌𝐎𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐄 𝐒𝐏𝐎𝐑𝐓

👉 CONSENTITA INDIVIDUALMENTE l’ATTIVITA’ MOTORIA in prossimità della propria abitazione purchè comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con OBBLIGO di utilizzo di DISPOSITIVI DI PROTEZIONE delle vie respiratorie.
🚫 SOSPESE le attività sportive, comprese quelle presso CENTRI e CIRCOLI SPORTIVI, anche se svolte all’aperto; sono sospesi altresì tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva.
👉 E’ altresì CONSENTITO lo svolgimento di ATTIVITA’ SPORTIVA esclusivamente all’APERTO ed in forma INDIVIDUALE.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐃𝐈 𝐑𝐈𝐒𝐓𝐎𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄

🚫 SOSPESE a esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale.
✅ CONSENTITA la ristorazione con consegna a domicilio nonchè fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.
✅ RESTANO APERTI gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐂𝐎𝐌𝐌𝐄𝐑𝐂𝐈𝐀𝐋𝐈 𝐀𝐋 𝐃𝐄𝐓𝐓𝐀𝐆𝐋𝐈𝐎

🚫 SOSPESE le attività di commercio al dettaglio fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.

𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀’ 𝐃𝐈 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐈𝐙𝐈 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐎𝐍𝐀

✅ CONSENTITE le attività di PARRUCCHIERI e BARBIERI e LAVANDERIE.
🚫 CHIUSI centri ESTETICI e centri BENESSERE.

𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈

✅ RESTANO CONSENTITI solo i banchi ALIMENTARI, sospesi quindi tutti i banchi non alimentari.

𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀

👨‍🏫 IN PRESENZA per ASILI, scuole ELEMENTARI e classi di PRIMA MEDIA.
💻 DIDATTICA A DISTANZA invece per SECONDA E TERZA MEDIA, oltre che tutte le SUPERIORI. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia richiesto l’uso di laboratori o sia necessaria in ragione della situazione di disabilità dei soggetti convolti e in caso di bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento online con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.
👉 Con future ordinanze, arriveranno aggiornamenti dal Ministro della Salute in base all’esito del monitoraggio periodico: se una regione dovesse rientrare per non meno di 14 giorni in una condizione di rischio più bassa potrà essere assoggettata a misure meno restrittive.
👉 E’ stato annunciato inoltre un futuro “Decreto ristori bis” per indennizzare gli operatori colpiti negativamente da queste misure restrittive.

Questo il link per scaricare il testo del DPCM completo (nella versione firmata martedì notte ma che non riporta nessuna sostanziale differenza rispetto a quello firmato oggi se non nella data dell’entrata in vigore delle misure).

Pandemia Fase 2 – Piemonte tra i più bassi come numeri di tamponi e tempi troppo lunghi!

Pandemia Fase 2 – Piemonte tra i più bassi come numeri di tamponi e tempi troppo lunghi!

Oggi in Commissione Sanità era presente il Presidente Alberto Cirio, che ha anticipato (sostituito/commissariato?) l’Assessore alla Sanità appena rientrato dal viaggio di nozze, che ci ha relazionato le ultime novità riguardo il progredire della crisi sanitaria.

Lo scenario è complesso ed in continua evoluzione, per cui il massimo che si possa fare è ipotizzare un probabile andamento della malattia e poi monitorare costantemente gli sviluppi, perché se ci ha insegnato una cosa questa pandemia è che sottostimare, minimizzare o mantenere certezze “ideologiche” sia una ricetta per un disastro assicurato.

Fonti del Ministero della Sanità hanno confermato che la seconda ondata di Covid-19 sia molto differente dalla prima: più diffusa tra le persone come i dati sui contagi ci dimostrano ma meno pericolosa. I dati delle terapie intensive e dei ricoveri, seppur i nostri ospedali siano sul limite della saturazione, sembrano indicare una minore aggressività del virus.

Secondo il Presidente Cirio non dobbiamo spaventare le persone, raccontando questi dati positivi. Eppure i dati sui contagi confermano che le precauzioni sono forse addirittura insufficienti a gestire il fenomeno, altro che “abbassiamo i toni”.

Il Dipartimento per la gestione dell’emergenza sanitaria (DIRMEI) conferma che saranno costantemente controllati i numeri relativi:

-Ai DPI (Dispositivi protezione individuali) a disposizione;

-Ai tamponi eseguiti;

-Alle postazioni di terapia intensiva utilizzati;

-Ai posti letto ospedalieri occupati. (ad oggi 5581 in tutta la Regione)

Un dato ad oggi sotto controllo, ma che potrebbe rivelarsi preoccupante riguarda la saturazione delle terapie intensive: ad oggi i posti nella Regione Piemonte sono 614, di cui liberi 347. Per questo il fenomeno va circoscritto, non possiamo permetterci di arrivare oltre i livelli di saturazione di questa primavera. In Piemonte si ha un incremento, ad oggi, da 3 a 5 T.I. al giorno.

Un altro problema drammatico sarà con la situazione del personale: ci comunicano un aumento di 2053 figure professionali contrattualizzate quest’anno, 278 assunti dalle Asl per attività di supporto alla scuola, 80 medici per le RSA. Bene, restano però due fronti aperti:

i SISP e le USCA sono allo strenuo, il personale è insufficiente, provocando il famoso “collo di bottiglia” nel procedimento tra il tampone, il rintracciamento dei contatti, le comunicazioni sull’isolamento fiduciario;

Il personale ospedaliero è esausto, se non adeguatamente rafforzato non avrà più l’energia mentale e fisica per affrontare una seconda ondata.

Nonostante le rassicurazioni di Cirio la realtà è valevole di costante controllo: il Piemonte continua ad avere numeri monstre di contagi, nonostante il numero di tamponi sia ingiustificabilmente inferiore a quelli effettuati da Regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto o la Toscana. Regioni che con più tamponi riscontrano meno positivi della nostra Regione. E allora la domanda sorge spontanea: quanti sono i contagi veri in Piemonte?

Tra l’altro il tempo in coda per effettuare il tampone nei pit-stop arriva fino a sette ore e mezza. Perché?

  • Cirio parla di 10.898 tamponi al girono ma la media degli ultimi giorni sono 7000, abbondantemente sotto la soglia richiesta dai livelli nazionali pari a 11.000 tamponi!
  • Perché non esiste un applicativo unico (come in Toscana ad esempio) e omogeneo per tutte le ASL regionali per richiedere il tampone? Ci sono pit-stop nei quali puoi andare solo se hai l’autorizzazione del medico e in altri ci si può andare autonomamente. Vi sembra un criterio logico?
    Sul tema noi opposizioni sono mesi che chiediamo un’informativa, perché solo oggi ne abbiamo notizia?
  • Com’è possibile che il livello di saturazione dei posti letto di ricovero anche non in terapia intensiva siano già nella maggior parte degli ospedali piemontesi vicino al 75%?

Sono sempre i soliti problemi organizzativi e di falle nella catena di comando, ma a chi sono imputabili?

  • Quello che continua a non funzionare è la regia, cioè chi deve coordinare e dare le linee guida pur avendo strumenti adeguati lo sta facendo male!
  • La catena di comando con in testa l’assessore e il Presidente Cirio, non ha funzionato durante la fase 1 e continua a non funzionare nella fase 2.

Non serve a nessuno il terrorismo psicologico, ma Boris Johnson, Trump e Bolsonaro (tra molti altri) ci hanno dimostrato che sottovalutare il problema produce drammi ancora peggiori.

Siamo in “guerra” e non è ancora arrivato il momento di rilassarsi.

Social network e vita reale: abbiamo superato il punto di non ritorno?

Social network e vita reale: abbiamo superato il punto di non ritorno?

“I social sono pericolosi” è un mantra che chiunque, in questo periodo ha detto o sentito dire centinaia di volte. Lo sappiamo tutti, è ormai di dominio pubblico, ma certe vicende riportano in superficie un problema che stentiamo ancora a conoscere a fondo e a cui facciamo fatica porre dei veri correttivi.

Così la vicenda del bambino di 11 anni di Napoli che si getta dal balcone per “paura dell’uomo col cappuccio” ha questo impatto: ci sbatte in viso la drammaticità raggiungibile da un uso inconsapevole dei social.

ATTENZIONE: le indagini sono ancora in corso e dovremo seguirle con attenzione per comprendere i contorni della vicenda, perché come sappiamo le onde di “challenge dell’orrore” come la Blue Whale o adesso la “Jonathan Galindo” siano spesso fake news. O meglio, non esistono circostanze che possano collegare questi casi direttamente a sfide estreme lanciate da psicopatici criminali. Questo però deve farci riflettere ugualmente: probabilmente non esiste nessuna persona fisica dietro queste vicende, è il clima generale dei social a colpire gli adolescenti più fragili emotivamente portandoli anche a gesti estremi come questo.

Fuor di ipocrisia, se si vuole ragionare in maniera seria e precisa dell’argomento bisogna partire da una consapevolezza che pervade, chi più chi meno, ognuno di noi: i social sono un miracolo.

La maggior parte di noi non può più immaginarsi la vita senza i nostri profili virtuali: alcuni di noi li utilizzano per passatempo, alcuni ci lavorano, altri semplicemente li utilizzano per mantenere i rapporti sociali o quanto meno una parvenza di essi. Provate a guardare la prima stagione della serie televisiva  “Black Mirror” (il titolo si riferisce allo schermo nero di ogni televisore, monitor o smartphone) per esempio e capirete quali rischi corriamo in un potenziale futuro distopico (rappresentazione di una realtà immaginaria ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un’esperienza di vita indesiderabile o spaventosa).
Proprio per questo intrinseco valore strabiliante dei social dobbiamo però riconoscere che creino un’assuefazione in persone adulte, completamente formate, stabili emotivamente e mediamente serene.

Cosa sta succedendo, però, in questo momento in cui gli “users” delle piattaforme sono diventati adolescenti o bambini in età scolare? Come può un ragazzo di 11 anni avere gli strumenti emotivi e mentali per affrontare razionalmente le insidie che si nascondono dietro ad ogni profilo, articolo, tag o challenge?

Partiamo da un dato: la maggior parte di noi ha un pieno ricordo della propria vita pre-social. Abbiamo iniziato ad utilizzare questi strumenti in età adulta o comunque a ciclo di studi quasi terminato e abbiamo adattato le nostre vite ad una nuova tipologia di comunicazione. I nati dal 1996 in poi, invece, si sono trovati iscritti a Facebook durante le scuole medie: un periodo già difficile in generale, in cui i complessi fisici, comportamentali e mentali sono stati esponenzialmente accresciuti dal costante confronto con coetanei di tutto il mondo, nella veste di “vite di plastica” che i social confezionano ad arte.

Possiamo fermare al 2009 la data in cui l’uso dei social sia diventato comune negli adolescenti e pre adolescenti: diversi studi hanno cercato di quantificare i danni prodotti dall’uso di ragazze e ragazzi sani e mediamente ben inseriti in contesti sociali tutelanti, ma senza adeguati strumenti conoscitivi per reagire alle dinamiche online. Riportiamo qualche dato, tratto dal docufilm “The social dilemma” di cui caldeggiamo fortemente la visione per tutti coloro che vogliono capire a fondo le dinamiche e i rischi dei social.

Negli Stati Uniti, dal 2009 il numero di ragazze che si sono fatte del male per cause connesse al malessere psicologico è aumentata del +62% nella fascia di età 15-19, e del +189% nella fascia 10-14. Il triplo.

Il dato si fa ancora più drammatico quando si parla di suicidio: nella fascia 15-19 sono aumentati del 70%, nella fascia 10-14 del 151%.

Raccapricciante.

In Italia non abbiamo ancora dati così accurati, perché il fenomeno è sottostimato, ma non possiamo pensare che il problema non esista o sia di poco conto. Bisogna agire, ora. Perché il problema reale non sono solo queste “Challenge” che esplodono ciclicamente e che si risolvono nella maggior parte dei casi in tendenze che passano di moda o bolle di sapone di mitomani con macabro senso dell’umorismo. Il problema è che bisogna conoscerla a fondo l’industria globale dei social network per poter fornire delle armi di autodifesa a coloro che per età, problematiche sociali o fragilità non riescono a filtrare gli stimoli con cui sono bombardati ogni giorno e che a volte tutto questo produce drammi personali e famigliari.

In questa battaglia ad armi assolutamente impari, gli unici argini tra i nostri ragazzi e il mondo virtuali siamo noi genitori: sappiamo bene che proibire l’utilizzo del telefono ai nostri figli fino alle scuole superiori si diventato pressoché impossibile, ma ci sono delle semplici accortezze che possiamo costruire nel corso del tempo. Prima tra tutte, come sempre, è l’esempio: dobbiamo renderci conto per prima cosa di quanto tempo noi passiamo inutilmente sui Social, della nostra dipendenza, cercando di forzarci a non utilizzarli se non strettamente indispensabile. Poi, un confronto costante e un continuo aggiornamento sulle nuove piattaforme, sulle tendenze, sui giochi: bisogna conoscere cosa stiamo affrontando. Come sempre la soluzione migliore non sembra essere la repressione, ma la condivisione e un comune sforzo a cercare mezzi alternativi per passare il tempo o mantenere i rapporti personali.

Il compito di ogni genitore e di ogni istituzione sia quello di prendere coscienza della dimensione del problema e mettere in atto tutto il necessario per rallentare una deriva che, troppo spesso, rischia di sembrare totalmente fuori dal nostro controllo.

Amministratori sotto tiro – Torino e il Piemonte sono immuni?

Amministratori sotto tiro – Torino e il Piemonte sono immuni?

Il rapporto “amministratori sotto tiro” redatto da Avviso Pubblico ogni anno fotografa la realtà delle intimidazioni subite da amministratori locali, funzionari pubblici o candidati alle elezioni di enti locali.

Una fotografia di una condizione che troppo spesso si vorrebbe dimenticare, ignorare, nascondere sotto al tappeto: lo straordinario lavoro di Avviso Pubblico invece ci costringe a prendere atto, con la forza fredda dei numeri, della dimensione e complessità del problema. Per la prima volta, nel 2019, si sono registrati atti intimidatori in ogni regione d’Italia. Ormai non serve neanche più ribadire che chi circoscrive il fenomeno mafioso al Mezzogiorno compia o un errore marchiano o una svista dolosa.

Una ogni 15 ore. Nel nostro paese ogni 15 ore viene minacciato, intimidito, aggredito verbalmente o fisicamente un amministratore o un funzionario pubblico.

Grande peso in questa relazione continua ad essere costituito dalle regioni del Sud Italia, con la Campania in testa a questa triste classifica, ma non sottovalutiamo i casi riscontrati nella nostra regione: 22 casi nel 2019. Una ogni due settimane circa, un dato raccapricciante. La provincia di Torino nello specifico è stata bersagliata da questi atti violenti, rendendola insieme a Milano la provincia più colpita del Nord Italia.

Gli amministratori locali (principalmente i Sindaci) e i funzionari degli enti locali sono le categorie maggiormente bersagliate, anche semplicemente per scelte amministrative non apprezzate: il dato drammatico che emerge chiaramente dal rapporto è che un numero considerevole di aggressioni non derivi da personalità borderline con un chiaro profilo criminale, bensì da comuni cittadini anche non affiliati a clan che semplicemente riversano usando questi strumenti il malcontento sociale o la propria contrarietà ad una scelta amministrativa.

La speranza è che questo rapporto e questo ultimo dato nello specifico ci motivino a continuare il nostro instancabile lavoro di monitoraggio della cultura mafiosa prima di tutto, perché come abbiamo visto da ogni dramma sociale, difficoltà economica o personale può scaturire un comportamento criminoso “giustificato” dalla diffusa sensazione di impunità e di “così va il mondo”.

Il mondo non va così: noi saremo sempre lo Stato e alla fine, col contributo di tutti, lo Stato vincerà anche questa battaglia.

Sul sito di Avviso Pubblico si può visionare l’intero rapporto:

Amministratori sotto tiro

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

2 AGOSTO 1980 ore 10.25

Nove mesi prima i miei genitori, nonostante tutto, decisero di pensare di portare una nuova vita a nascere e crescere.

Sono nato 24 giorni dopo la strage.

Il 1980 è stato un anno caratterizzato da atti terroristici.

Il 1980 è l’anno della massima potenza della Loggia massonica P2.

Il 1980 è il periodo della grande presidenza Pertini.

 

Il 2 agosto 1980 è la data di un’altra storia tipicamente italiana: strage, trame di Stato e anti-stato, di mafie e di apparati fascisti, di informazioni deviate con servizi segreti deviati.

Oltre 25 anni di processi, con le prime indagini volutamente sviate (lo conferma la sentenza della Corte di Cassazione).

Nell’attentato rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Le indagini si indirizzarono quasi subito sulla pista neofascista per cui furono condannati Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza e la sentenza finale del 1995 condannò Valerio Fioravanti e Francesca Mambro «come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna» e per aver «fatto parte del gruppo che sicuramente quell’atto aveva organizzato», mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti e, nel 2020, quella di Gilberto Cavallini.

Condanne definitive degli esecutori, ma dopo quarant’anni i mandanti, i retroscena e le collusioni e le connivenze sono ancora da svelare e creano un’ombra su quel 2 agosto, su questa drammatica storia italiana.

L’ombra però più ingombrante è la solita mancanza di verità che nel nostro paese continua a verificarsi.  Forse sarebbe meglio dire, la mancanza di voglia di ricercare la verità. Per questa ragione abbiamo un paese che fa difficoltà ad essere giusto e solidale, che non mette la verità al primo posto perché solo così possiamo avere un’Italia che possa guardare al passato senza paura per costruire il futuro.

37 anni dopo, nonostante tutto, abbiamo deciso di pensare di portare una nuova vita a nascere e crescere.

38 anni dopo è nato Tommaso.

40 anni dopo, Tommaso ha due anni e stiamo cercando di farlo crescere per fare la differenza in questo meraviglioso paese, verso la ricerca della verità.

Recovery fund: la rivoluzione nasce oggi?

Recovery fund: la rivoluzione nasce oggi?

Ci sono giorni in cui per noi, europeisti irriducibili, parlare dell’Unione Europea come speranza per il futuro degli Stati membri è complesso: sono quei giorni in cui all’attenzione delle diversità insite nei paesi membri si preferiscono logiche tecnocratiche, meramente economiche ed élitarie. E poi ci sono giorni, come oggi, in cui penetra uno spiraglio di luce che rinfranca chi ha sempre creduto in un’Europa diversa, forte, sociale e coesa.

Senza mezzi termini, l’accordo trovato questa notte dai Capi di Stato europei sul Recovery fund può essere l’inizio di una rivoluzione.

Questo perché, a prescindere dai dati numerici che dopo accenneremo, va sottolineata una novità che è destinata a imprimersi a fuoco nella storia dell’Unione Europea: per la prima volta infatti è stato stabilito che la Commissione emetta titoli di debito pubblico garantiti dal bilancio UE. Decisione che poi dovrà essere ratificata dal Parlamento Europeo che è l’organo competente in materia di bilancio, ma resta il fatto che se non interverranno stravolgimenti questa notte si sarà scritta una pagina storica.

Cosa significa, in pochissime parole, questo? Significa che non saranno le singole banche nazionali a concedere i prestiti e non saranno nemmeno gli Stati singoli a richiederli alla BCE, con conseguente ed inevitabile innalzamento del valore dei titoli di Stato (e del famigerato Spread), ma saranno titoli di debito che l’Unione emette comunemente e a cui gli Stati membri parteciperanno in maniera proporzionale.

Insomma, l’Unione Europea inizia a fare l’Unione Europea.

Ora, la grande sfida sarà cogliere questo momento per proseguire con forza il percorso riformante delle Istituzione europee, come movimenti da ogni paese richiedono, per ottenere quelle trasformazioni che ci consentano di essere fieramente parte di una Repubblica d’Europa (www.onedemos.eu): ripresa dei lavori Costituenti interrotti nel 2007, uniformazione delle politiche e dei diritti dei lavoratori, del sistema fiscale, delle politiche migratorie.

Un breve accenno alle cifre che compongono l’accordo sul Recovery Fund, utili a comprendere la portata di questo intervento.

Il Recovery Fund cuba globalmente una cifra vicina ai 750 milardi di euro, suddivisi in 390 miliardi di finanziamenti a fondo perduto più 360 miliardi di prestiti garantiti dal bilancio UE (giova ricordarlo per sottolineare la differenza col debito pubblico statale precedentemente citato).

All’Italia sono garantiti 208 miliardi, di cui 81 a fondo perduto e 127 in prestiti: un intervento mastodontico e senza precedenti storici che avrà un impatto dirompente sulle finanze del nostro paese, martoriate dalla crisi dovuta al Covid-19 che aggrava una situazione già precedentemente drammatica.

Per pervenire ad un accordo con gli Stati più riottosi si sono dovute accettare due modifiche, come accade in tutte le trattative. Modifiche che però sono ben poca cosa rispetto alla generalità dell’intervento. La prima è una ricalibratura della destinazione delle risorse, ossia una diminuzione della parte di finanziamento concessa a fondo perduto rispetto alla parte dei prestiti: rispetto alla proposta avanzata inizialmente dall’Italia, per esempio, la quota di finanziamento a fondo perduto è stata diminuita di 3,8 miliardi, a fronte di un aumento della parte concessa in prestito di 38 miliardi. La seconda misura per convincere gli Stati Nord Europei, guidati dall’alleato di Salvini Mark Rutte, è stata la conferma e l’aumento dei cosiddetti “rebates”, cioè degli “sconti” sui contributi al bilancio europeo per quei paesi le cui economie necessitano di meno sostegno. Modifiche che hanno convinto i paesi ad approvare l’accordo, suggellato dall’introduzione della maggioranza qualificata in seno all’ECOFIN (Consiglio di Economia e Finanza) come requisito per l’approvazione ai piani di ripresa nazionale e agli esborsi.

Oggi è un bel giorno per la Comunità europea, per quella Comunità che non smette di sognare un’Europa dei e per i popoli. La rivoluzione è nata oggi e noi saremo sempre in prima linea nella guerra culturale che ci porterà ad abbattere i muri dei nazionalismi, dei populismi e dei sovranismi verso i ponti di un’Europa giusta, sociale, verde e progressista.

 

Diego Sarno – Consigliere regionale PD – Regione Piemonte 

Tommaso Rettegno – Consigliere comunale PD Città di Nichelino – primo firmatario odg sulla Repubblica d’Europa

News dal Consiglio Regionale – 15 Luglio 2020

News dal Consiglio Regionale – 15 Luglio 2020

Oggi vi segnalo tre importanti novità dal Consiglio regionale: l’aggiornamento del piano triennale per la mobilità con l’aggiunta della valutazione per il prolungamento verso Nichelino della metropolitana, lo stallo del Museo Egizio e le problematiche del Bonus Cultura Piemonte.

 

  1. Piano triennale per la mobilità 

Oggi in Commissione II siamo stati chiamati a dare un parere sul piano triennale per la mobilità, che comprende infrastrutture per la mobilità su gomma, tranviaria, metropolitana e di linea.  Accogliamo con particolare piacere l’aggiunta, nella sezione 1.3.2 “Sistema di metropolitana” del prolungamento della linea1 verso Sud. In particolare, l’Assemblea del Bacino Metropolitano ha avviato una fase di analisi preliminare per valutare la possibilità di prolungamento della linea 1 di metropolitana ad ovest verso Rivoli e a sud verso Nichelino/Moncalieri; inoltre, anche al fine del riutilizzo di infrastrutture dismesse, ha avviato una fase di analisi per l’individuazione di un possibile corridoio di collegamento con metropolitana tra Venaria ed il centro di Torino. Questo tassello, necessariamente conseguente alla conclusione della fermata Bengasi e al potenziamento dei collegamenti dell’asse Torino-Pinerolo e Orbassano-Beinasco-Nichelino produrranno un radicale miglioramento del servizio offerto ai cittadini dell’intera area, valorizzando al contempo i beni artistici dell’area ad oggi non serviti da collegamenti eccellenti. Una tra tutte, ovviamente, la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

 

  1. Lo stallo del museo egizio

Diverse settimane fa, tutte le forze politiche del Consiglio regionale concordarono nel rivedere lo Statuto del Museo Egizio congiuntamente alla Commissione competente della Città di Torino. Il motivo era chiaro: l’essenza del Museo Egizio, patrimonio di inestimabile valore per la Città e la Regione, necessita di una regolamentazione ad hoc e non può risentire delle consuetudini adatte a realtà istituzionali non comparabili. Nel dettaglio, l’esperienza e la competenza necessaria per gestire questa realtà richiede che il limite di mandati sia rivisto, per garantire continuità ed efficacia. Dopo essersi impegnato in questo senso, il Presidente Cirio tergiversa. Nel corso della commissione cultura di oggi è emerso che i contatti tra Comune e Regione per organizzare la commissione congiunta sulla modifica dello statuto, se mai sono avvenuti, non hanno ancora neanche individuato una data. È chiaro che questo continuo prendere tempo, con la sospensione estiva che incombe e la necessità di approvare poi il provvedimento in aula, nasconde l’intenzione del centrodestra di non dare il via libera alla modifica, smentendo le rassicurazioni pubbliche del presidente Cirio. Pensiamo che una istituzione come il museo Egizio meriti un trattamento diverso e almeno un dibattito tra posizioni franche, non questi sotterfugi da prima Repubblica.

 

  1. Bonus Cultura: fondi inadeguati ed esclusioni ingiustificate

Da diversi giorni seguo con particolare attenzione, per l’ambito di cui mi sono sempre occupato negli ultimi anni, del comparto culturale e di quelle lavoratrici e lavoratori dell’industria dello spettacolo che, più di altri settori, hanno subito drammaticamente i colpi e contraccolpi della pandemia. La Regione Piemonte, dispiace sottolinearlo, ogni volta che mette mano al settore lo fa in modo disomogeneo, tardivo e incompleto. Il Bonus Cultura ne è la cartina di tornasole: nella cornice del Bonus Piemonte, in ogni settore sono state immesse risorse “fresche”. Nel settore Cultura, invece, i fondi andranno recuperate nel bilancio del settore: una ridestinazione quindi, assolutamente lontana dalle cifre di cui il mondo culturale necessiterebbe per assorbire i danni e ripartire. Oltre a risorse insufficienti, dobbiamo sottolineare anche la disomogeneità del provvedimento. Abbiamo già avuto modo di affrontare le problematiche dei lavoratori intermittenti, subordinati o para-subordinati del settore con un OdG a mia prima firma nel quale chiedevamo venissero considerati alla pari delle imprese culturali e quindi ricompresi nel Bonus come per altro già avvenuto in Veneto. Il coordinamento dei lavoratori ha ottenuto un incontro con l’Assessora Poggio ma i risultati stentano ancora ad arrivare. Urge infine ricordare che con un emendamento presentato dal Partito Democratico (e poi votato all’unanimità!) allargavamo la platea di beneficiari al Bonus includendo le APS e le SOMS. Ad oggi, queste realtà seppur posseggano tutti i requisiti non hanno ancora ricevuto il Bonus perché non iscritte alla Camera di Commercio: parliamo di circa 400 circoli in tutta la Regione che ad oggi restano nell’ombra, ignorati da questa amministrazione regionale.Il cronoprogramma del Bonus, per quanto ci è stato riferito in Commissione, dovrebbe prevedere: entro fine luglio la pubblicazione di bandi con l’attivazione di uno sportello per la valutazione dei requisiti fino ad esaurimento delle risorse; a settembre poi saranno pubblicati i bandi ordinari e quelli derivanti da convenzioni preesistenti.

 

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

Decreto Semplificazioni: Libera-Italia o Liberi-tutti?

La crisi economica successiva alla pandemia di economica si sta abbattendo, impietosamente, sul nostro paese e possiamo solo ipotizzare cosa provocherà nei mesi a venire: ad oggi, infatti, abbiamo potuto riscontrare gli effetti diretti di questa pandemia come perdita di posti di lavoro, blocco della produzione, crisi dell’export e del turismo. Ancor più preoccupante, a nostro avviso, sarà la “Fase tre” della crisi economica, che lascerà strascichi nel profondo del tessuto economico e sociale del nostro paese. Non possiamo infatti pensare che la legittima preoccupazione, diffidenza e paura diffusa da questi mesi drammatici lascino intonso alcun settore.

Occhio però, perché a volte cercando di chiudere un buco in una diga si rischia di incrinarla e sommergere tutto.

Questo è il rischio che si accompagna al “Decreto Semplificazioni” che, partendo da un assunto nobile e assolutamente condivisibile rischia di produrre degli effetti potenzialmente pericolosi e di difficile controllo. Chi, avendo avuto anche solo delle brevi relazioni con le pubbliche amministrazioni, non ha avuto la sensazione di un’eccessiva burocratizzazione del sistema, risultante in una paralisi di difficile comprensione? Partiamo da questo dato: la “macchina” pubblica italiana è oltremodo zavorrata e necessita di una revisione sistemica.

Come affrontare questo problema, specialmente ora che il nostro Partito ha responsabilità di governo?

Urge una sottolineatura, in questa fase di definizione. Sottolineatura che, insieme ad altri, hanno portato alla luce molte associazioni come Avviso Pubblico, di cui sono coordinatore regionale  (https://www.avvisopubblico.it/home/appello-su-decreto-semplificazioni-esprimiamo-forte-preoccupazione-per-alcune-proposte-contenute-nelle-bozze-del-decreto-rischio-concreto-di-fare-un-regalo-a-mafie-e-corruzione), Libera (http://www.liberainformazione.org/2020/07/04/semplificazione-e-contrasto-alle-mafie-occasione-sprecata/ ) ma anche la Corte dei Conti.

L’appello non deve cadere nel vuoto e deve essere recepito in questa fase, prima che un dietrofront possa diventare controproducente. L’innalzamento della soglia per l’affidamento diretto di opere pubbliche a 150 mila euro, ma soprattutto della cosiddetta “trattativa privata” richiedente solo una consultazione di 5 operatori privati fino alla soglia dei 5 milioni di euro è un errore, senza giri di parole.

Perché sappiamo bene che la maggior parte dei Sindaci, Presidenti di regioni e istituzioni pubbliche tutte nella stra-maggioranza dei casi siano integerrimi e non rispondenti alle lusinghe del malaffare, ma sappiamo altrettanto bene che le mafie sguazzano nella deregulation.

Qui un inciso credo sia dovuto: abbiamo visto le conseguenze della deregulation in ambito dei diritti dei lavoratori, che ci è costata (come partito) la fiducia di migliaia di lavoratori. Non commettiamo lo stesso errore.

Lo snellimento delle procedure e il “Liberi tutti” sono concetti molto distanti, soprattutto per un corpo politico che voglia responsabilmente contemperare i due interessi in gioco: velocità e legalità. Un provvedimento che avvantaggi uno di questi due aspetti a discapito dell’altro è comunque un provvedimento da evitare.

I primi casi giudiziari legati alle procedure di semplificazione causate dal COVID li conosciamo, purtroppo, tutti. Il momento più acuto della crisi sanitaria sembra essere passato, ora è il momento di ricalibrare le procedure ed evitare intollerabili ingerenze delle associazioni a delinquere e della  “comune” corruzione.

Lo stesso obiettivo si può raggiungere, ad esempio, aggiornando costantemente le risorse umane della pubblica amministrazione, favorendo il turnover (successivo ad un periodo di necessario accompagnamento) del personale prossimo al pensionamento con personale giovane e formato, fino ad arrivare ad una revisione complessiva del percorso di formazione universitario di coloro che vogliono lavorare nelle pubbliche amministrazioni.

Una scuola di amministrazione che formi tecnici, politici e dirigenti alla responsabilità di gestire la cosa pubblica in modo corretto ed efficiente sul modello della “neochiusa” École nationale d’administration francese, con un oculato rinnovamento delle procedure di ammissione e formazione degli studenti. Temi fondamentali se pensiamo che un’arretrata visione elitaria di questa scuola ha fomentato il malcontento sociale culminato nella richiesta dei Gilet Gialli a Macron di chiudere l’ENA, cosa poi effettivamente avvenuta.

L’appello quindi va alle forze di Governo, al Partito Democratico in primis: attenzione, attenzione, attenzione. L’obiettivo e nobile ma scegliamo il giusto sentiero da percorrere.

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

“Calcio e mafia: ad ognuno il suo”

Le notizie di infiltrazioni mafiose nelle curve delle tifoserie di tutta Italia, ormai, è un dato di fatto.

Crea scalpore il “caso Juventus”: la Società torinese, infatti, ha denunciato la problematica ed è ad oggi impegnata nell’assistere la procura nel far chiarezza in questa vicenda spigolosa, oscura, di complessa risoluzione.

Questa è una battaglia di civiltà che nessuno può dismettere alla sola procura: il calcio e le curve, sono un patrimonio del nostro paese. Un patrimonio composito, formato da fan storici, bambini, famiglie, nonni, donne e uomini in carriera, diversamente abili, torinesi, non torinesi, italiani, non italiani. Tutti accomunati da una passione travolgente, che unisce le diversità creando meravigliose comunità. Per questo ognuno di noi deve fare la propria parte non lasciando sola la procura: di sicuro la Giustizia farà il suo corso e accerterà le responsabilità penali e civili, ma questo non può bastare.

Ci vuole l’intervento delle Società sportive, dei singoli tifosi, delle associazioni culturali, sociali e della politica.

Questa necessità è stata resa plasticamente dalle incursioni di frange di estrema destra che si sono date appuntamento lo scorso sabato a Roma: nessuno può più far finta di non sapere. Oltre alle infiltrazioni mafiose oggi assistiamo all’infiltrazione anche di frange fasciste e neo-fasciste all’interno di moltissime curve italiane: non solamente in quelle ormai, amaramente, abituate alla presenza di questi elementi, bensì anche in quelle curve di tradizione più democratica o addirittura dichiaratamente di Sinistra.

Fascismo e mafie, come spesso ripeto, sono due facce della stessa medaglia ed è compito di ogni libero cittadino di un paese democratico cercare di mettere un argine a queste derive autoritarie e antilegalitarie.

Per questo motivo ci sorge spontanea una domanda: perché le altre Società Sportive italiane non denunciano il malaffare presente nelle proprie tifoserie? E’ evidente che non possano più dissimulare, ormai è chiaro a tutti che molte di queste subiscono le dinamiche che ha subito la Juventus. Quindi un appello va direttamente ai Presidenti di queste società: denunciate. Denunciate e poi sostenete programmi di formazione e informazione alla “tifoseria consapevole”, perché le curve degli stadi ritornino ad essere luoghi di passione e divertimento, escludendo fascisti, mafiosi e il loro sibilante modus operandi.

Nei prossimi mesi alcune associazioni culturali, interloquendo con gli organi istituzionali, affronteranno questo tema cercando di fare le propria parte.

Questo è un invito rivolto a voi, poiché rimaniate aggiornati sugli sviluppi di questa campagna e, se potete, farne parte. Scrivetemi per partecipare!

Vi allego alcuni articoli usciti nei giorni scorsi per un ulteriore approfondimento.

Report

Repubblica

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/06/10/news/torino_andrea_agnelli_parte_civile_nel_processo_contro_gli_ultra_-258857022/

Nuova Società

https://nuovasocieta.it/processo-ultras-juventus-andrea-agnelli-parte-civile/

Corriere della Sera

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_10/inchiesta-last-banner-agnelli-contro-ultra-6345eacc-aaf4-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml